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‘Ferite a morte’, la Spoon River conquista il mondo arabo

20150308_162130_resizedTUNISI – C’è Teresa, che avrebbe chiamato il suo bambino Vito (“Come il nonno”) se suo marito non l’avesse bruciata viva al settimo mese. C’è Maggie, che amava così tanto correre la mattina presto al Central Park con le sue scarpe da ginnastica nuove di zecca, le Kasper K2, fino a quando uno sconosciuto l’ha violentata, prima di spaccarle la testa “con un’enorme pietra”. C’è Hamina, la “sposa cadavere”: Luigi di Varese stava per sposarla, di nascosto, fino a quando il padre e il marito di lei l’hanno scoperta e sgozzata (“Ero già stata promessa a qualcun altro”). Ma ce ne sono tante altre, senza nome. Quella strozzata con un paio di mutandine modello Folie de Paris, “nuova collezione”, che era andata a denunciare il suo fidanzato violento, ma il carabiniere di turno non c’era: “Era stato arrestato per aver ammazzato la moglie con la pistola d’ordinanza”. Oppure quella che “lo sapevano proprio tutti che mi avrebbe ammazzata”, dal postino ai vicini di casa, però “se lo sapevano tutti perché gliel’hanno lasciato fare?”. E c’è quella che non è “mai stata fortunata nella vita: a quarant’anni non avevo ancora trovato marito e sono stata fatta fuori dal marito di un’altra…”.
Sono queste le storie delle ‘Ferite a morte’ sbarcate oggi nel mondo arabo, per la prima volta. Lo spettacolo di Serena Dandini dedicato alle vittime della violenza maschile va in scena oggi al Théâtre 4ème Art di Tunisi. Si comincia alle 16, i 370 posti disponibili sono terminati in pochi giorni.

Declinato in una Spoon River ispirata dai casi di cronaca nera, tutti i monologhi vengono interpretati in arabo, in dialetto tunisino e in francese. Sul palco salgono personalità del mondo dello spettacolo, della cultura e delle istituzioni tunisine.
Tutte leggono i brani scritti da Dandini e da Maura Misiti (ricercatrice Cnr). Il registro è quello del racconto postumo, permeato da una certa dose di mirata ironia, nel quale le donne che hanno perso la vita- tutte per mano di un marito, un compagno, un amante o un ‘ex’- tornano a farsi vive. Insomma, le vittime qui possono parlare, per dirla con Edgar Lee Masters.

“Dietro le persiane chiuse delle case italiane e non solo- per dirla con Dandini- si nasconde una sofferenza silenziosa. L’omicidio è solo la punta di un iceberg di un percorso di soprusi e dolore che risponde al nome di violenza domestica. Per questo pensiamo che non bisogna smettere di parlarne e cercare, anche attraverso il teatro, di sensibilizzare il più possibile l’opinione pubblica”.

Oltre a Dandini e Misiti, dall’Italia è arrivata Emma Bonino che, nonostante la malattia, ha voluto essere presente per sensibilizzare ancora una volta sui diritti delle donne nel Maghreb. Per la Tunisia leggono invece Majdoline Cherni (segretario di Stato), Jalila Baccar (attrice), Fatma Saidene (attrice), Bochra Belhaj Hmida (deputata), Latifa Lakhdhar (ministro della Cultura), Basma Khalfeoui (presidente della Fondazione Chokri Belaid), Nedia Khiari (caricaturista), Meriem Belkadhi (giornalista), Raja Dahmeni (organizzazione Atfd), Lina Ben Mhenni (blogger), Najoua Rezgui (ex prigioniera politica), Amira Yahyaoui (presidente di Bawssala), Amel Hamrouni (cantante).

‘Ferite a morte’ (produzione tutta italiana, a cura di Mismaonda) arriva a Tunisi dopo aver calcato l’Italia, il Messico, il Portogallo, la Georgia, la Svizzera, la Francia e gli Stati Uniti. La tappa di oggi è patrocinata dal ministero degli Esteri, dalla Regione Emilia-Romagna e dall’ambasciata italiana a Tunisi.

 

di Luca Donigaglia

08 marzo 2015

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