Welfare

Dal lavoro forzato all’espianto degli organi, al mondo 21 milioni vittime di tratta

Prostituta in strada

ROMA – “I dati di Unodc e dell’Organizzazione  internazionale del lavoro (Oil) parlano di circa 21 milioni di persone vittime di tratta prevalentemente a scopo di sfruttamento sessuale (53%) o lavoro forzato (40%), ma anche per espianto di organi, accattonaggio forzato, servitu’ domestica, matrimonio forzato, adozione illegale ecc.”. Non solo: “In ogni momento, nel mondo, circa 2,5 milioni di persone sono vittime di traffico di esseri umani e riduzione in schiavitu’: il 70% sono donne (49%) e bambine (21%). Gli uomini sono il 18%, mentre i bambini il 12%. In Italia i nuovi schiavi sono le ragazze costrette a prostituirsi in strada o nei centri massaggi o le madri che cercano di mantenere i figli lasciati a casa accettando lavori in condizioni servili. Le nuove frontiere dello sfruttamento vanno dalle gravidanze surrogate alle spose-bambine”. Sono alcune delle cifre contenute nel volume “Mercanti di schiavi. Tratta e sfruttamento nel XXI secolo”, uscito a fine gennaio per le edizioni San Paolo; l’autrice, Anna Pozzi, ha girato l’Africa come inviata imbattendosi in questo problema ed e’segretaria generale della ong “Slaves no more”.

Per quanto riguarda i minorenni stranieri, maschi e femmine, “una volta approdati in Italia vengono collocati in strutture di accoglienza da cui spesso scappano per raggiungere Roma, Torino o Milano, dove hanno raccontato agli operatori di Save the Children le loro esperienze di sfruttamento”. A Roma, nei mercati generali di frutta e verdura (Car), presso autolavaggi e in frutterie o pizzerie: 10 euro per caricare un camion di frutta e verdura e 50 centesimi per ogni cassetta riempita; negli autolavaggi si lavora ininterrottamente anche per 12 ore, per 2-3 euro l’ora, come nelle pizzerie e frutterie. Ad alto rischio di sfruttamento anche 1.600 adolescenti eritrei arrivati da soli via mare dal 1 gennaio al 30 giugno 2015: in crescita il numero di ragazze. Le loro condizioni di vita sono precarie e spesso caratterizzate da un forte controllo da parte di connazionali, e una forte promiscuita’ che puo’ sfociare in violenze e abusi sessuali.

Ci sono poi le schiave del sesso indoor. Ilona, una giovanissima rumena, racconta la situazione di reclusione in cui ha vissuto in un appartamento di Milano: “Non potevo mai uscire di casa e avevo l’impressione che, anche quando lui non c’era, qualcun altro controllasse i miei spostamenti. Mi diceva quanto tempo dovevo stare con i clienti, precisamente 10 minuti circa, altrimenti dovevo far pagare di piu’. Mi diceva quanto dovevo chiedere: 30 euro per una prestazione ‘normale’. Ogni mattina veniva a ritirare i soldi. Una volta che avevo guadagnato poco, mi ha picchiata con schiaffi e calci nella schiena, mi ha buttata giu` dal letto. Urlava che mi avrebbe sfregiato il viso con il coltello. e che avrebbe ammazzato i miei familiari, perche’ lui conosceva tutti al mio Paese”.

Brenda e Florinda, trans brasiliane, raccontano che la loro “cafetina” faceva in modo di isolarle da tutto e tutti. “Ero molto giovane – dice Brenda – e non conoscevo nessuno, non avevo amici, qualcuno di cui mi fidassi. Lei faceva in modo di non farmi familiarizzare con nessuno e mi minacciava di rispedirmi in Brasile. All’inizio mi sentivo molto sola e disorientata. Lei era tutto quello che avevo; il mio unico punto di riferimento”.

Fra gli sfruttati, nei campi di Rignano Garganico (Foggia) molti lavoratori guadagnano tra gli 11 e i 15 euro al giorno. Ad agosto del 2015 sono morte 5 persone a causa della pesanti condizioni di lavoro: tre africani, un rumeno e un’italiana. Sarebbero circa 40 mila le braccianti pugliesi vittime del caporalato, che ricevono salari bassissimi. Invece a Vittoria (Ragusa)padre Beniamino Sacco ha denunciato un datore di lavoro che faceva lavorare una donna romena 17 ore al giorno per 20 euro. Pretendeva da lei 100 euro alla settimana per l’alloggio a cui poi aggiungere il vitto, e in piu’ delle prestazioni sessuali. Dato che lei si era rifiutata, lui ha voluto il suo passaporto per poi ricattarla. Risale invece allo scorso aprile il caso di una donna romena 45enne, in Italia dal 2006, costretta a quattro aborti dopo le violenze del 67enne padrone di una serra, poi arrestato. “Le interruzioni di gravidanza praticate all’ospedale di Vittoria richieste da donne straniere nel triennio 2012-2014 sono state 309: quasi la meta’ hanno riguardato donne romene; il comune ibleo e’ quello con il maggior numero di aborti in relazione alla popolazione”, riferisce Pozzi nel volume. Gli operatori della cooperativa sociale Proxima hanno raccolto piu’ di 200 drammatiche testimonianze: in un caso denunciato alcuni mesi fa, una donna (con il figlio minore) veniva ricattata attraverso il negato accesso all’acqua potabile – che scarseggia nelle campagne, considerate le condizioni della rete idrica.

Nell’Agro Pontino gli indiani sikh sono impiegati principalmente nella raccolta a mano di ortaggi, per 3 o 4 euro all’ora, quando va bene. Spesso non vengono pagati per mesi, subiscono soprusi e ricatti e sono costretti a vivere in case molto precarie.

Sottoposti a mansioni pesanti e pericolose, molti sono addirittura costretti dai “padroni” a prendere droghe o metanfetamine per reggere le durissime condizioni lavorative.

(Laura Badaracchi per Redattore Sociale)

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