Barbareschi: Bonisoli chiude l’Eliseo? Invito Di Maio e Salvini

Visto che Bonisoli non si è allarmato per la chiusura del teatro Eliseo, Barbareschi ha deciso di invitare i due vicepremier: "Venite a vedere il posto che il ministro vuole chiudere, uno dei primi teatri italiani"
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ROMA – “Mi hanno fatto sapere che, per il ministro Bonisoli, se l’Eliseo chiude non è un problema. L’ho chiamato per chiedergli spiegazioni, ma non mi hai mai risposto, e allora io invito i vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini: venite a vedere il posto che il ministro vuole chiudere, uno dei primi teatri italiani“. A lanciare l’invito è Luca Barbareschi, direttore artistico del Teatro Eliseo di Roma, che in una lunga intervista al Foglio dice la sua su Governo nazionale e amministrazione capitolina.

Ho restaurato e rilanciato un luogo d’eccellenza, dentro e fuori, spendendo più di 12 milioni di euro tra acquisto e lavori. Ma lo sport nazionale sembra essere diventato la distruzione delle cose buone fatte da altri”, aggiunge Barbareschi, che sulla sindaca di Roma, Virginia Raggi, commenta: “A parte il ministro che dice che se l’Eliseo chiude non è un problema, c’è anche il sindaco Virginia Raggi che non ha mai neanche fatto la cortesia di rispondere al telefono, per non dire di venire a vedere come sta questo teatro storico; e il vicesindaco Luca Bergamo mi ha fatto sapere che il Comune non è interessato a partecipare alla vita culturale di questo teatro. Strano: per legge le istituzioni locali dovrebbero essere interessate, vista la rilevanza culturale. Qui si esprimeva il pensiero liberale del Novecento. Ma a Roma si preferisce forse fare retorica su Tor Bella Monaca. A Milano, per il circuito teatrale, che ci sia la Lega o il Pd o Forza Italia, non fa differenza. Il Piccolo prende 10 milioni di euro l’anno, l’Elfo altri 6″.

L’attore, poi, sulle pagine del Foglio interviene direttamente anche sul tema del taglio dei fondi all’editoria: “Da ebreo dico paradossalmente: tra far bruciare i libri e tagliare i fondi all’editoria non c’è molta differenza. Bruciare i libri: un orrore di cui si portava la folle responsabilità. Ma tagliare oggi i fondi in un paese che già legge poco significa mettere in ginocchio un’industria. E perché? Per vendetta perché non si parlava bene di Beppe Grillo? Grillo, una simpatica parrucchiera di Rapallo che ogni tre mesi deve blaterare su qualcosa. Ora è per i gilet gialli, ma se questi diventeranno grigi con la svastica lui è capace di andare in quella direzione perché, come diceva Charlie Chaplin, non c’è cosa più pericolosa di un comico che si occupa di politica”.

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8 Gennaio 2019
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