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A spasso nella Lamborghini, cronaca di un viaggio nella fabbrica-show

SI CAMMINA TRA DUE ALI DI AUTO-MITO, SI ATTRAVERSA UN TUNNEL DA GUERRE STELLARI, POI…

LUCI, COLONNE SONORE, RAVIOLI E UNA NOTIZIA

BOLOGNA – Il sole tramonta su Sant’Agata quando gli ospiti cominciano ad entrare nella fabbrica dei suv trasformata per un giorno in ‘teatro’ per lo spettacolo di Urus. Vip, giornalisti, politici, clienti, partner da tutto il mondo della Casa del Toro, sfilano tra due file di Lamborghini: a destra alcuni esemplari del primo fuori strada prodotto (301 pezzi) negli anni ’80, la LM002, ribattezzata all’epoca ‘Lambo Rambo‘; a sinistra, le vetture più rappresentative della produzione Lamborghini, l’Huracan e l’Aventador in vari colori. Superato il picchetto motorizzato, si entra in un tunnel di luci, a metà tra un’astronave di Guerre stellari e una scenografia di Broadway.

UN CAPANNONE PER I NUOVI SUPER SUV

Il colpo d’occhio è comunque imponente. Alla fine del tunnel, in una metà del capannone industriale realizzato in tempi record per ospitare la produzione dei nuovi supersuv, un cocktail attende il pubblico degli invitati, camerieri vestiti in bianco e nero si fanno strada tra le persone porgendo tartine. Attorno una babele di lingue: si sente parlare tedesco, giapponese, francese, cinese e italiani, naturalmente. Del resto, l’azienda fondata nel 1963 da Ferruccio Lamborghini da tempo fa parte del gruppo Volkswagen-Audi, quindi molti tedeschi lavorano alle porte di Bologna, altri saranno arrivati per l’occasione.

IN PLATEA TANTI VIP, DA ALBERTO TOMBA A DIEGO ABATANTUONO

Nel parterre si notano alcuni vip nostrani. Tanti sportivi, soprattutto del passato (Davide Cassani, Loris Capirossi, Billy Costacurta, Alex Zanardi, Alberto Tomba), ma anche il patron del Bologna Joey Saputo. Avvistati anche Claudio Cecchetto e Diego Abatantuono. Il tempo di fare due chiacchiere e bere uno spritz e lo show inizia: il pubblico viene fatto accomodare su una gradinata allestita ad hoc. Saputo (evidentemente non riconosciuto dalle hostess) si accomoda tra i giornalisti e preferisce non spostarsi anche quando gli viene detto che può accomodarsi nel posto (decisamente migliore) che gli era stato riservato. “Joey uno di noi“, scherzano i cronisti.


BRACCI MECCANICI, PANNELLI AL LED E BALLERINI

Quando tutti si sono accomodati, entra il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, scortato dal governatore dell’Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, e dai vertici di Lamborghini. Lo spettacolo può cominciare. Una colonna sonora degna di un film d’azione risuona tra le linee di montaggio, nascoste alla vista del pubblico da grandi teli neri. Otto bracci meccanici che richiamano i robot della catena di montaggio, spostandosi su un binario in diverse combinazioni, muovono altrettanti pannelli a led. Giganteschi. Ad un certo punto sulla scena irrompe un gruppo di ballerini, che si muovono in sincrono con i loro alter ego meccanici. Pausa.


UN GUASTO TECNICO ‘FERMA’ LO SPETTACOLO

C’è il primo intervento della responsabile Marketing di Lamborghini, Katia Bassi. Poi, di fronte al pubblico, al presidente del Consiglio, al numero uno di Audi, Rupert Stadler, accade l’imprevedibile. La tecnologia tradisce Lamborghini e lo spettacolo si interrompe per un guasto tecnico. La speaker si scusa. Stefano Domenicali, presidente e ad dell’azienda bolognese, prende, è il caso di dirlo, il toro per le corna e decide di improvvisare. “E’ nei momenti difficili che si capisce di che pasta siamo fatti”, dice. Urus entra sulla scena senza gli effetti speciali previsti: due esemplari si fermano di fronte alle gradinate, uno grigio e uno giallo ‘Lambo’.

DA URUS 800 MLN DU EURO E 500 POSTI DI LAVORO

Gentiloni sdrammatizza: “E’ come un acquazzone ad un matrimonio, porta bene“. Poi, riconosce al governo Renzi il merito della forma dell’accordo che ha portato a Sant’Agatata la produzione di Urus e con essa investimenti per 800 milioni di euro e 500 posti di lavoro. “Siete un esempio dell’Italia che fa sistema, una manifattura di cui essere orgogliosi”, è il tributo del premier. Lo show si avvia verso la fine. Il guasto tecnico nel frattempo è stato riparato. Gentiloni se ne va va, il pubblico può finalmente alzarsi. I grandi teli neri che nascondo la catena di montaggio cadono a terra: dietro, tra le macchine e le linee produttive sono stati apparecchiati i tavoli per la cena.

E POTREBBE ARRIVARE PRESTO UN NUOVO MUSEO

Un ensamble d’archi suona musica classica e moderna. Mentre addenti un raviolo alla zucca (persino riduttivo definirlo così), un super suv (300 all’ora, 168.000 euro Iva esclusa) ti guarda in attesa di essere completato. Domani, quando il ‘teatro’ di Sant’Agata tornerà ad essere una fabbrica. Sui titoli di coda, arriva un’indiscrezione: la casa del Toro potrebbe realizzare in futuro un nuovo museo, non nella sede attuale, ma in un’altra area di Sant’Agata: si mormora di una struttura a forma di isola circondata da fontane. Chissà. “Forse tra tanti anni”, dicono in ‘Lambo’.

di Vania Vorcelli, giornalista professionista

07 dicembre 2017

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