Libertà di espressione, Petrocelli (Unesco Giovani): "Sì ai messaggi chiari" - DIRE.it

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Libertà di espressione, Petrocelli (Unesco Giovani): “Sì ai messaggi chiari”

videoforum_unesco_giovani__ROMA  – “Portiamo avanti un grande impegno, importante: quello di promuovere iniziative in tutto il territorio italiano con realtà che riteniamo di qualità“. A parlare Paolo Petrocelli, presidente del Comitato Giovani della Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco, in occasione di un incontro sull’importanza della libertà di espressione, organizzato dalla rappresentanza laziale del Comitato Giovani della Cni per l’Unesco in collaborazione con l’Agenzia di Stampa DIRE, per celebrare la Giornata Mondiale dei Diritti Umani e per lanciare il cartellone di eventi previsti in tutta Italia il 10 dicembre. All’incontro, moderato da Nicola Perrone, Direttore dell’Agenzia Dire, e dallo stesso Petrocelli, hanno preso parte Antonio Geracitano, rappresentante Unesco Giovani della Regione Lazio, Barbara Laurenzi, giornalista e docente di giornalismo all’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, Sergio Nazzaro, giornalista e scrittore.

Petrocelli ha spiegato che l’idea di un Comitato Giovani “nasce dalla consapevolezza di fondo della distanza tra ragazzi e le grandi organizzazioni internazionali. Unesco si impegna a livello internazionale nella promozione di azioni serie”.

Il presidente ha poi sottolineato l’importanza “dell’accesso all’informazione e della conoscenza” considerando fondamentale “lanciare messaggi verso l’esterno”. Il ‘gruppo’ giovani “traduce i messaggi con un linguaggio comprensibile verso le nuove generazioni”. Antonio Geracitano, rappresentante Unesco Giovani per il Lazio (il comitato è stato costituto nel 2015) intervenendo ha ricordato quanto sia importante il contributo “a scienza, cultura ed educazione” e che “attività e diffusione creano ricchezza a livello culturale e scientifico”. Inoltre, ha aggiunto. “stiamo pianificando la seconda assemblea nazionale. Sarà a gennaio a Napoli”.

Per Barbara Laurenzi, docente a Tor Vergata, “sui social imperversa la disinformazione, ma non deve passare per prevalente. Il problema reale della disinformazione minaccia in maniera subdola il diritto all’informazione. L’articolo 21 è il patentino per diffondere notizie non attendibili? A rimetterci è l’utente, non solo i giornalisti. Si mina l’opinione pubblica rispetto verso il giornalista. Il giornalista invece viene insultato, è visto come depositario dell’interesse del proprio editore. Si crede di più al comune cittadino che al giornalista”. Laurenzi ha ricordato come “informarsi sia capire la realtà che ci circonda, avere una visione ampia del mondo, capire quello che ti viene ‘venduto’. Vuol dire andare a votare al referendum in modo consapevole. Informarsi significa non dare scontati i diritti”. Sergio Nazzaro, dell’ufficio comunicazione della Camera dei Deputati per il Movimento Cinque Stelle, a proposito di libertà di espressione, nel suo intevento ha detto che “questo Paese è sovraesposto”. La credibilità “è importante, i fatti vanno accertati”, ma l’Italia “è un Paese dell’opinione. Mancano analisi e studio. La Rete produce notizie false? Il giornale tradizionale le nascondeva”. E comunque “la notizia è la notizia, conta poco il mezzo come viene veicolata”. Il direttore dell’agenzia Dire, Nico Perrone, ha infine ricordato che “molte volte il fatto locale, che fai diventare notizia, avvenuto in paesino, è emblematico, specchio di un qualcosa che sta assumendo caratteristiche importanti. Le cose non accadono sempre altrove, anzi”, magari “i problemi sono davanti ai nostri occhi. Ormai siamo abituati al torto, all’angheria, ormai neanche ci facciamo più caso. Bisogna mantenere un aspetto vigile e critico”.

7 dicembre 2016
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