Bisin (New York University): “Con Trump vincono solo i ricchi”

A. BisinNEW YORK – Tagli fiscali a beneficio dei redditi piu’ alti e riduzioni di spesa a danno dei poveri; con vantaggi tutti da verificare per il ceto medio bianco, “la classe di riferimento”: Alberto Bisin, economista della New York University, anticipa per la DIRE le politiche economiche della nuova amministrazione di Donald Trump.

Lo spunto sono i dati contenuti in uno studio dell’istituto di ricerca U.S. Tax Policy Center.

Con Trump lo 0,1 per cento piu’ ricco della popolazione statunitense, con un reddito annuo superiore ai tre milioni e 700 mila dollari, potrebbe beneficiare di tagli fiscali per un milione e 100 mila dollari.

Parallelamente il 20 per cento piu’ povero otterrebbe esenzioni per appena 110 dollari l’anno, lo 0,8 per cento delle proprie entrate.

Previsioni ritenute da Bisin “attendibili” e “confermate” dalle scelte dei nuovi segretari al Tesoro e al Commercio, etichettati da giornali e osservatori come uomini di Wall Street. Nel primo caso si tratta di Steven Mnuchin, un ex trader della banca d’affari Goldman Sachs, nel secondo di Wilbur Ross, un milionario che ha fatto fortuna anche approfittando dei fallimenti innescati dalla crisi finanziaria del 2008. “È ovvio che a beneficiare dei tagli saranno i redditi piu’ elevati e soprattutto coloro che hanno redditi d’impresa” sottolinea Bisin.

“Che il 20 per cento piu’ povero perdera’ in termini di tagli e spesa e’ anche facilmente prevedibile. La classe di riferimento di Trump e’ la classe media bianca. La questione e’ se avra’ vantaggi o meno. Io penso di no perche’ il lavoro nel settore manifatturiero non tornera’ e se lo facesse in alcuni casi specifici sarebbe solo effetto di breve periodo del protezionismo, a costi elevati per tutti, classe media bianca innanzitutto”.

Secondo l’economista della New York University, “nonostante Trump stia rivedendo vari aspetti delle sue promesse elettorali, una maggior chiusura rispetto all’immigrazione e al commercio con l’estero resteranno linea guida della nuova amministrazione”. A farne le spese potrebbero essere i trattati multilaterali all’insegna della liberalizzazione, visti come minaccia per l’industria e i posti di lavoro americani. “Verranno ridiscussi anche se è difficile dire ora quanto in profondità e con quanto successo” dice Bisin; “Di certo il Ttip con l’Europa è quello più fragile, il Nafta del Nord America quello più solido”. E il populismo, nel concreto che significa? “Spesa pubblica in infrastrutture”, risponde l’economista, “senza pagarne il conto in termini di tasse”.

di Vincenzo Giardina, giornalista

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7 Dic 2016
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