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Disturbi psichiatrici, a Milano decuplicata utenza minori migranti

ROMA – L’utenza dei minori stranieri non accompagnati (Msna) inviati all’Unita’ operativa di neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza (Uonpia) della Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano “e’ aumentata progressivamente negli ultimi 10 anni. Nel biennio precedente all’inizio dei Progetti regionali di NeuroPsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (NPIA)- Area Migrazione erano stati segnalati circa 20 ragazzi, che hanno permesso di identificare le principali criticita’, riformulare le modalita’ della presa in carico, attivare reti e formazioni interistituzionali. Ad oggi, le segnalazioni dei Msna rappresentano il 10% degli Msna noti al Comune di Milano. Gli aspetti significativi rilevati sono: aumento degli arrivi, eta’ di arrivo piu’ bassa e quadri clinici piu’ complessi“. Ad illustrare i numeri e i disturbi psicopatologici riscontrati all’agenzia Dire e’ Sofia Trezzi, psicologa consulente della Uonpia del Policlinico di Milano e project manager di [email protected], progetto di raccordo e buone prassi per la salute mentale dei minori stranieri non accompagnati a Milano, finanziato dal Fondo asilo migrazione e integrazione (Fami).

“Nel 2005 avevamo 3 nuovi casi all’anno, nel 2016 siamo arrivati a 31 nuove segnalazioni per un totale di 51 ragazzi in carico al servizio. Certo, in questi anni sono aumentati moltissimo gli sbarchi, soprattutto sono cambiate le provenienze e le storie, oggi molto piu’ traumatiche che in passato. Nel 2017 ci attendiamo un ulteriore aumento in linea con i dati del I° semestre, gia’ molto elevati (23 segnalazioni). I dati- commenta Trezzi- non si riferiscono alla totalita’ dei Msna arrivati a Milano, ma a quanti tra loro sono stati inviati al servizio di NPIA del Policlinico per una valutazione e una presa in carico”. La psicologa consulente della Uonpia del Policlinico di Milano rileva un’altra tendenza: “All’interno dei progetti di NPIA-Area Migrazione e’ stato portato avanti negli anni un importante lavoro con le comunita’ di accoglienza, il Comune di Milano e il terzo settore- precisa Trezzi- che ha contribuito, attraverso l’individuazione precoce delle situazioni a rischio e il trattamento specialistico tempestivo e mirato presso la Uonpia, a ridurre al minimo l’invio dei Msna in Comunita’ Terapeutiche e l’accesso al pronto soccorso/ricovero per le situazioni di acuzie psichiatriche. Negli ultimi 12 mesi, invece, il numero dei Msna arrivati direttamente in acuzie e’ nuovamente cresciuto per tre motivi: compromissione del funzionamento psichico a causa di esperienze molto piu’ traumatiche; contesti di provenienza critici per le guerre, le torture a altro; e, infine, sempre piu’ inserimenti in strutture di accoglienza a bassa soglia che non riescono ad attivarsi per l’identificazione precoce delle situazioni a rischio, ne’ a supportarle in modo adeguato”.

Il profilo dei Msna e’ molto cambiato negli ultimi anni. “Ritornando ai dati del 2016- continua la psicologa- si conferma che il 99.9% degli invii al servizio di NPIA riguarda ragazzi di genere maschile. Nel 14% dei casi hanno meno di 15 anni d’eta’, il 16% e’ tra i 15 e i 16 anni, il 27% ha 17 anni e il 43% raggiunge i 18 anni durante la presa in carico”. Fino al 2016 il 66% dell’utenza in carico al servizio di NPIA del Policlinico “era di origine egiziana. Negli ultimi anni invece sono aumentati gli arrivi dall’Africa Subsahariana: nel primo semestre del 2017 e’ emerso un aumento delle segnalazioni di ragazzi provenienti dalla Gambia (+21%), dalla Guinea (+9%), dal Senegal, dall’Eritrea e da altri paesi vicini”.

Oggi, la maggior parte dei Msna che arrivano all’Uonpia del Policlinico di Milano hanno in comune almeno due esperienze traumatiche: “Il passaggio in Libia e il viaggio in mare- fa sapere Trezzi all’agenzia Dire- che li fanno confrontare con la violenza su di se’ e sugli altri e con la paura della morte”.

 

I motivi di invio sono prevalentemente legati a “problemi di comportamento– continua la psicologa- problemi dell’umore, difficolta’ scolastiche e piu’ raramente a stati di alterazione della coscienza e problemi di linguaggio e di comunicazione. Quando le strutture di accoglienza rilevano tali problematiche, devono fare una segnalazione all’ente affidatario (Ufficio di Pronto Intervento del Comune di Milano) che attiva la Uonpia del Policlinico di Milano per la presa in carico diagnostica e terapeutica. Il percorso di valutazione e’ effettuato da una micro equipe, composta da neuropsichiatra, psicologo educatore e assistente sociale; l’intervento poi varia in base alla complessita’ e ai bisogni dell’utente”.

Le diagnosi piu’ frequenti “riguardano nel 47% dei casi il Disturbo Post Traumatico da Stress (Ptsd), nel 10% i disturbi misti della condotta e della sfera emotiva e un altro 10% sindromi miste ansioso depressive”. Nelle diagnosi di Ptsd sono stati inclusi tutti i quadri di funzionamento trauma correlati. La sintomatologia puo’ variare da caso a caso: “Secondo l’ICD 10- continua Trezzi- la sindrome post-traumatica da stress viene definita come ‘una risposta ritardata e/o protratta ad un evento stressante o a situazioni di natura eccezionalmente minacciosa o catastrofica, in grado di provocare diffuso malessere in quasi tutte le persone’. Sono spesso presenti intrusioni notturne o diurne, sensazione di rivivere il trauma attraverso flashback, incubi e disturbi del sonno, condotte di evitamento, numbing, ovvero offuscamento emotivo e affettivo, tendenza al rimuginio, vissuti depressivi, ansia, senso di colpa e vergogna”.

L’importanza della componente traumatica delle ondate piu’ recenti di Msna ha portato gli operatori del Policlinico di Milano “ad intraprendere una formazione con Vittoria Ardino, presidente della Societa’ italiana per lo studio dello stress traumatico (Sisst), sulla Terapia dell’Esposizione Narrativa (NET). Tale formazione ha permesso all’equipe stessa- precisa la psicologa consulente- di integrare nella consueta presa in carico dei Msna ulteriori strumenti di assessment e nuove modalita’ terapeutiche che appaiono molto promettenti”. Trezzi conclude rsulle emergenze da affrontare: “E’ necessaria una maggior sinergia tra gli ambiti sanitario e sociale per dare risposte ai bisogni complessi dell’utenza, che richiedono una sempre maggiore specificita’, oltre all’integrazione tra salute mentale e inclusione nel nuovo contesto di vita. L’avvio di interventi mirati e coordinati puo’ rafforzare la capacita’ di resilienza- termina la psicologa- che e’ propria di questa popolazione”.

07 novembre 2017

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