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Tra gli sfollati delle dighe del Madhya Pradesh

BHOPAL (India) – “Qui la terra è tutto” scuote la testa Rajkumar Sinha, portavoce degli sfollati della diga di Bargi, la prima a essere completata nello Stato del Madhya Pradesh, cuore geografico dell’India.


L’incontro con la DIRE avviene nella capitale Bhopal, dopo un sit-in di protesta.

Manifestanti e delegati dei villaggi hanno ascoltato Medha Paktar, leader storica del movimento contro le dighe, denunciare nuovi episodi di corruzione: “Famiglie che hanno dovuto lasciare la propria casa – ha accusato – sono costrette a pagare per ottenere un terreno che spetta loro di diritto”.

Il Madhya Pradesh è lo Stato delle dighe. Dopo quella di Bargi, nella valle del fiume Narmada ne sono state costruite ben 30.

L’ultima ha una potenza installata di 1450 megawatt e con uno sbarramento lungo un chilometro e 200 metri è la seconda al mondo. Si chiama Sardar Sarovar ed è stata inaugurata dal primo ministro Narendra Modi il 17 settembre, nel giorno del suo 67° compleanno.

“Un miracolo ingegneristico”, l’ha definita il capo del governo, “e il simbolo del nuovo potere dell’India”.

Il progetto, in realtà, ha diviso il Paese per decenni: almeno dal 1961, quando l’allora primo ministro Jawaharlal Nehru pose la prima pietra. Secondo il governo, a regime l’opera garantirà acqua potabile a 25 milioni di persone ed elettricità alle industrie di tre Stati, oltre al Madhya Pradesh il Gujarat e il Maharashtra.

Le organizzazioni della società civile, però, denunciano danni ambientali, violazioni dei diritti delle comunità e corruzione.

“Il governo sostiene l’industrializzazione dimenticandosi dei contadini, che senza terra non sanno come vivere” spiega alla DIRE Rakesh Diwan, un giornalista che segue la vicenda da anni.

“Gli sfollati a causa delle dighe nel Madhya Pradesh sono già oltre 300mila”. E al movimento dei contadini potrebbe ora unirsi un’altra protesta, quella contro il nucleare. “Gli sfollati dell’impianto di Bargi rischiano di doversene andare una seconda volta” sottolinea Sinha, il portavoce: “Nel distretto di Mandla si progetta di costruire quattro centrali atomiche, ciascuna con una potenza installata di 700 megawatt: solo nella prima fase, sarebbero cancellati dalla mappa geografica quattro villaggi”.

dal nostro inviato in India Vincenzo Giardina

07 novembre 2017

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