Veneto

Architettura sì, ma anche etica, riuso, ottimismo. Ecco la Biennale di Venezia/FOTOGALLERY

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VENEZIA – E’ una Biennale che sembra votata all’ottimismo, alla partecipazione, all’avvicinamento tra la società e l’architettura, quella che sta per chiudersi a Venezia. L’ultimo giorno utile per vederla è infatti il 27 novembre. Tra i luoghi istituzionali che la ospitano, i Giardini e l’Arsenale, tanti i progetti potenzialmente da realizzare o realizzati, che guardano anche all’etica del riuso, alla necessità di organizzare l’accoglienza dei migranti in fuga, all’utilizzo delle tecnologie per il risparmio energetico, all’esigenza di riciclare i rifiuti che stanno invadendo il pianeta, e soprattutto i paesi più poveri, a causa dei traffici illeciti. Con la voglia di attirare l’attenzione della gente comune e degli enti pubblici e non solo quella degli architetti. Il presidente della Biennale, Paolo Baratta, non a caso, fin dall’apertura della mostra ha detto che lo scopo della manifestazione è parlare al pubblico, a tutti i possibili agenti responsabili delle decisioni e delle azioni con le quali si realizza lo spazio del nostro vivere singolarmente e come comunità. Se l’Architettura è la più politica delle arti, la Biennale di Architettura non può che riconoscerlo”.

Non mancano gli stimoli per i progetti di rigenerazione urbana anche per l’Italia, come “Reporting from Marghera and Other Waterfronts”, che mostra possibili usi di porti industriali, a partire dalla riconversione produttiva di Porto Marghera, o anche, proprio nel padiglione Italia, il racconto della rinascita di zone di alcune città italiane, come via Tor Marancia a Roma o l’opificio Golinelli a Bologna.

Qualunque siano i risultati della Biennale di quest’anno, la manifestazione resta sempre un evento affascinante per tutti, che può essere vissuto anche semplicemenrte come un momento di arte e bellezza.

di Angela Sannai, giornalista professionista

7 novembre 2016
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