San Marino

Intervista a Caterina Morganti

caterina_morganti_sm_mdsiNome: Caterina

Cognome: Morganti

Luogo e data di nascita: San Marino Città 7-5-1962

Professione: barista/commerciante

Residenza a San Marino: dalla nascita

Domicilio a San Marino: dalla nascita

Partito: Mdsi

1) Cominciamo dalla legislatura ormai volta al termine. Può dirci cosa, secondo la sua opinione, ha funzionato bene e cosa no o comunque meno? Per quali ragioni?

Il governo uscente ha completamente mancato di una visione complessiva delle condizioni generali del Paese e si è mostrato incapace di trovare delle soluzioni adeguate per uscire dalla crisi. Quello che sarebbe servito in un momento in cui abbiamo visto sgretolarsi una economia che , nel bene o nel male, ha retto per più di vent’anni, era proprio l’avvio di nuove politiche di sviluppo libere dai lacci di quel sistema ormai fallimentare, invece abbiamo assistito a scelte che hanno tentato di tamponare i danni e risolvere i problemi di liquidità nell’immediato senza curarsi troppo delle ricadute anche negative e non sono state poste le basi per uno sviluppo da crearsi sull’economia reale basata sul lavoro sulla valorizzazione dei talenti di chi abita il territorio e sulla valorizzazione del territorio e sulle prerogative di cui possiamo ancora vantare quale Stato sovrano.

2) Nella prossima legislatura, quali sono i tre punti prioritari che la nuova maggioranza dovrà mettere al centro dell’agenda politica nei primi 100 giorni? Perché?

Credo sia assolutamente necessario ricostruire un rapporto di fiducia tra i cittadini e le istituzioni per farlo occorre liberare l’agire politico dalle ingerenze di alcuni poteri economici che influenzano le scelte di sviluppo del Paese. Per poter concretizzare una politica in grado di sostenere una economia reale, sana, basata sullo sforzo quotidiano dei singoli, sulle capacità di mettere in campo progetti innovativi al passo con la contemporaneità è necessario liberarsi dei vincoli che oggi regolano il rapporto tra potere politico e istituzioni dello Stato. Un Paese dove tutto o quasi viene deciso in Congresso di Stato ( cioè dal potere esecutivo che invece dovrebbe limitarsi per mandato ad far eseguire le normative decise in Consiglio Grande e Generale) , un Paese dove le regole dello Stato possono essere facilmente “aggiustate” con una delibera di Congresso , dove vige la discrezionalità, non è un Paese sicuro né per chi vuole investire in territorio, muovere capitali e creare lavoro, né per chi vive qui che si vede troppo spesso scavalcare nella sua voglia di fare dalla discrezionalità dell’agire di certa politica. In un paese dove non c’è certezza del diritto non si riesce a promuovere nessun tipo di sviluppo sano. Il primo passo è, dunque, senz’altro una riforma istituzionale che limiti il potere d’azione del Congresso di Stato e lo ricomponga nel proprio ruolo di amministratore della Cosa Pubblica. Gli altri due punti sono conseguenti: liberando il Paese dal doppio legame istituitosi tra istituzioni pubbliche (cioè tutto quello che deve far funzionare uno Stato retto democraticamente) e potere si può cominciare a creare un nuovo modello di sviluppo che si fondi non più, come è accaduto fino ad ora, sulla difesa degli interessi di quello o quell’altro gruppo in grazia di governo, ma che sia in grado di creare occupazione e capace di tener conto di un dato rilevante e cioè che la nostra è una popolazione ad alta scolarizzazione e i giovani capaci sono spesso costretti ad emigrare per potersi spendere adeguatamente nel mondo del lavoro. Secondo passo, dunque, sarà creare le basi per un nuovo modello di sviluppo che si fondi sui principi della collaborazione, della condivisione, dell’equità e della sostenibilità. Insomma uno sviluppo che ci ricordi che il Paese è di tutti e che ogni scelta fatta deve portare ricadute positive equamente distribuite a tutta la popolazione e non sempre e solo ai soliti noti. Terzo punto riconquistare spazi di sovranità. La Repubblica ha sempre basato la propria autonomia sulle proprie capacità diplomatiche e sulla peculiarità delle proprie istituzioni occorre riaffermare questo ruolo nelle sedi istituzionali con proposte politiche di ampio respiro e lungimiranza.

2) Ci sono delle tematiche politiche che sente maggiormente vicine e per le quali desidera impegnarsi in prima persona? Come mai?

Sono un commerciante del centro storico e come tale ho in questi anni subito la crisi che ha colpito in particolare il settore turistico per uscirne è necessario che San Marino adotti delle strategie capaci di renderci più attrattivi anche per un turismo di sosta e si attrezzi in modo adeguato per destagionalizzare l’offerta. Per essere interessanti dobbiamo smettere di scimmiottare riproducendolo, spesso anche male, tutto quello che c’è già in altri luoghi. Abbiamo una storia secolare che affascina il turista anche se quando poi viene a visitarci non ne trova i segni e spesso rimane deluso. Per renderci attrattivi, anche ad un pubblico più colto e benestante, dobbiamo ripartire dalla nostra identità di Terra di Libertà e farla scoprire a chi ci viene a visitare, per farlo dobbiamo ricostruire un tessuto urbano nei centri storici oggi completamente asservito al mordi e fuggi del turista in Riviera. Serveuna politica turistica più efficace e mi permetterei di dire anche più colta che si muova su tre piani : 1) infrastrutture – risolvere in primis l’accesso al territorio con strumenti innovativi e impianti di risalita per rendere agevole, comodo ed economico l’arrivo alla Capitale, riqualificare l’offerta della ospitalità recuperando l’esistente attraverso i programmi di albergo diffuso, oggi considerati primo motore di sviluppo dei piccoli borghi, come il nostro, ricostruire il tessuto abitativo nel Centro Storico della Città. 2).Riqualificare l’offerta del prodotto “souvenir” attraverso piani di valorizzazione delle competenze artigiane del territorio affiancando a queste le nuove tecnologie in sinergia con l’università del design. 3) promuovere eventi di richiamo internazionale che catturino la contemporaneità dell’offerta culturale in grado di entrare nel circuito degli eventi riconosciuti nel panorama internazionale a cui garantire una continuità.

3) In questa fase si parla sempre più di sviluppo dell’economia del Paese ma il concetto è legato all’idea di sviluppo che ognuno ha. Secondo la sua, quali sono le direzioni da seguire per ottenere i traguardi in tale ambito? A cosa non bisogna rinunciare per farlo?

Prima vorrei dirle a cosa occorre rinunciare. Occorre rinunciare a proteggere gli interessi di alcuni gruppi economici che da più di vent’anni dominano la scena delle scelte in questa direzione. Uno Stato piccolo come il nostro ha, proprio nel suo essere piccolo e Stato al tempo stesso, la sua più grande forza. Sono convinta che una nuova economia possa proprio nascere sulle forze messe in campo da chi ogni mattina alza la saracinesca della propria attività e crea lavoro per se e per gli altri, e ogni mattina ha a che fare con una burocrazia che umilia la sua fatica, ma non molla e va avanti perché crede nel proprio lavoro e nel valore aggiunto che il lavoro di ognuno può dare alla comunità in cui vive. Credo che ogni idea messa in campo, ogni nuova proposta di giovani artigiani o imprenditori possa ricreare, se messa nelle giuste condizioni, una nuova e più sana ricchezza per l’intera Repubblica. Oggi occorre confrontarsi con nuove forme economiche che sostituiscono i valori del consumo e del possesso con i valori della condivisione e partecipazione. La progettazione economica di un territorio richiede uno studio della storia economica del luogo e indagini sui settori più innovativi e più interessanti a livello internazionale.Se si da spazio alle competenze della popolazione si può promuovere uno sviluppo che punti alla valorizzazione delle risorse del territorio, anche immateriali, e elaborare strategie a lungo periodo che concilino le competenze con le best practics internazionali. Se riusciremo a dare una svolta anche culturale al modo in cui fare economia non sarà necessario rinunciare a niente. Oggi invece stiamo lentamente rinunciando alle tutele che hanno fatto grande il nostro Stato minando con tagli e riduzioni la qualità di scuola e sanità pubblica. E a scuola pubblica e sanità pubblica non si deve rinunciare.

4) Qual è il convincimento che ha maturato in questi anni nel rapporto che sarebbe giusto si instaurasse tra San Marino e Unione Europea?

Ho votato a favore al Referendum, credo che se la richiesta di adesione fosse partita allora avremmo meglio potuto contrattare la nostra posizione. Oggi vi sia necessità di accordi che regolino in particolare il flusso delle persone non è possibile che un giovane, se ha la cittadinanza sammarinese, fatichi a fare esperienze di studio o di lavoro all’estero, ma ancor prima credo che oggi abbiamo bisogno di riacquistare una nuova credibilità come Stato Sovrano e riaffermare il nostro ruolo nelle sedi internazionali con proposte di ampio respiro alla luce della neutralità e indipendenza che caratterizza da sempre San Marino. Non dimentichiamo che la nostra storia è frutto delle capacità diplomatiche di chi ci ha preceduto e della particolarità delle nostre istituzioni.

5) Nella storia di San Marino, anche recente, c’è una figura politica a cui si ispira o almeno in cui si riconosce per ideali e valori?

No nessuno in particolare, ma ho cominciato a fare politica da ragazzina dentro la Federazione Giovanile Comunista Sammarinese e mi ricordo che nella sede di via del Sentier Rosso c’era Gildo Gasperoni, ormai anziano, presidente dell’allora Partito Comunista Sammarinese e mi colpiva quando ci rimproverava dicendo : “compagni qui avete dimenticato la lotta! “ , lo condividevo anche se non era il mio esempio di politica.

7) Nello scenario politico internazionale, attuale o passato, c’è un personaggio di cui stima l’azione politica? Se si, per quali motivi?

Non uno in particolare ma sicuramente stimo tutti quelli, anche se non sono tanti purtroppo, che hanno prestato la loro azione come vero servizio al Paese e non per riceverne qualche vantaggio personale sia economico che di prestigio per loro e per i propri parenti. Ci sono in questo Paese donne e uomini che hanno fatto una politica sana per il Paese e basta, peccato che siano quelli rimasti ai margini dell’agire politico. Ma come avrebbe detto Shakespeare “c’è del marcio in Danimarca”

8) Ci sono delle esperienze nella sua formazione, nel suo lavoro, nella sua vita (anche politica) che considera propedeutiche o comunque importanti per svolgere nel migliore dei modi il mandato per cui si candida?

Si la mia nuova professione di commerciante per l’esperienza maturata sul campo di battaglia di chi ogni giorno ha a che fare con la necessità di far quadrare i conti a fronte di una burocrazia che mortifica ogni giorno il tuo impegno. E poi quella passata di giornalista che mi ha dato modo di meglio comprendere alcuni meccanismi che regolano la gestione della Cosa Pubblica.

9) Ci sono momenti in cui si sente orgoglioso del suo Paese? Quando l’ultima volta?

Sempre, nonostante tutto. Ogni 1 ottobre e 1 aprile porto mia figlia a vedere il Cambio della Reggenza. Abbiamo una storia unica che va trasmessa ai nostri figli. Lo sarò di più quando vedrò sparire da certi scranni personaggi che hanno ad oggi completamente dimenticato il senso dello Stato..

10) Quali sono gli aspetti del suo carattere che ritiene maggiormente importanti per fare politica?

La tenacia

11) Quando è nata nella sua vita l’aspirazione all’impegno politico con lo spirito di servizio per la nostra Repubblica? É giunta legata a un fatto scatenante particolare o si è costruita gradualmente nel tempo?

Dai tempi del liceo classico che ho frequentato qui in Repubblica, e anche prima… la politica è un vizio di famiglia. Mio padre era tra i soci fondatori del partito democratico cristiano sammarinese e i miei fratelli hanno militato nell’area di sinistra fin da giovanissimi. Credo che far politica sia l’unico mezzo democraticamente valido per cambiare ciò che non ci piace, bisogna avere il Coraggio di Fare Politica.

12) Nella sua vita privata, anche passata, ci sono delle passioni (sport, hobbies, interessi) che ha coltivato e che hanno lasciato il segno dentro di lei? Se si, quali insegnamenti ne ha ricavato?

Si il teatro, da cui ho imparato che la sincerità con se stessi è fondamentale per essere capace di costruire nuove visioni della realtà in grado di emozionare il prossimo di coinvolgerlo nei propri progetti e pensare a soluzioni diverse e più creative per ipotizzare un futuro migliore.

13) Con la preferenza unica crediamo che gli elettori valuteranno la competenza, le capacità del candidato, le sue motivazioni e l’entusiasmo. Cosa può dire a proposito riguardo le sue?

Credo che oggi sia necessario offrire ai cittadini, che non vogliono impegnarsi in prima persona, una opportunità per far valere la loro voce nelle sedi istituzionali ciò motiva il mio impegno. L’esperienza accumulata nella mia attività mi ha messo a conoscenza di uno spaccato di realtà, difficile e quotidiana, che non trova spazio nella politica di Palazzo, una quotidianità che deve ascolto affinché si possano trovare insieme soluzioni. Se sarò competente? Ci proverò!

7 novembre 2016
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