San Marino

Intervista a Luca Santolini

luca_santolini_c10_smNome: Luca

Cognome: Santolini

Luogo e data di nascita: Borgo Maggiore, 22/02/1985

Professione: Funzionario

Residenza a San Marino: dalla nascita

Domicilio a San Marino: dalla nascita

Eventuale/i altra/e cittadinanza/e: Italiana

Partito: C10

1) Cominciamo dalla legislatura ormai volta al termine. Può dirci cosa, secondo la sua opinione, ha funzionato bene e cosa no o comunque meno? Per quali ragioni?

Fatico a ricordare qualcosa che abbia funzionato bene, perché abbiamo avuto a che fare per almeno i due terzi di legislatura con un governo incapace di governare perché composto da componenti in conflitto fra loro. L’aspetto più evidente di questo è stata l’incapacità dei Segretari di Stato di condividere qualsivoglia iniziativa. Ogni Segreteria di Stato è sembrata una monade a sé stante, che ha cercato di portare a casa qualche risultato utile in vista della prossima tornata elettorale, con evidente poco successo. O si lavora assieme su obiettivi comuni, oppure non si riesce a portare a casa niente di utile per il Paese. L’evidenza di ciò la si è avuta con la riforma fiscale, nata su principi condivisibili – come quello della contrapposizione di interessi – ma osteggiata strumentalmente fin da subito da alcune componenti della maggioranza, portata avanti a colpi di forza e approvata con evidenti lacune che si stanno trascinando nel tempo, innalzando lo scontro sociale su un tema così sentito. Sono stati positivi alcuni provvedimenti presi in tema di giustizia, sono state poste le basi per avanzamenti importanti sul terreno delle telecomunicazioni, anche se ancora non abbiamo visto nulla di concreto realizzarsi. Siamo usciti dalla Black List, anche se il merito va a tutto il Paese e deve essere condiviso fra maggioranza e opposizione, anche delle precedenti legislature, perché i provvedimenti necessari a questo sono sempre stati condivisi. Poco altro. La cosa che rinfaccio maggiormente a questo Governo è aver perso quattro anni per l’adozione di uno strumento fondamentale, per far si che la revisione della spesa sia equa soprattutto nel welfare, come l’ISEE.

2) Nella prossima legislatura, quali sono i tre punti prioritari che la nuova maggioranza dovrà mettere al centro dell’agenda politica nei primi 100 giorni? Perché?

La stabilità del sistema finanziario e il rilancio della sua credibilità, in un’ottica di internazionalizzazione. Il perché è semplice, senza un sistema finanziario in salute non esiste sviluppo, non esistono aziende, non esiste lavoro, non esiste welfare… e via dicendo. L’applicazione dei contenuti dello splendido piano sanitario approvato nel 2014, a cui non è stato dato seguito. La creazione di un’identità turistica capace di attrarre turismo stanziale in tutti i periodi dell’anno, sfruttando le sinergie con il territorio del Montefeltro, ricco di storia, cultura ed enogastronomia. I tre ingredienti su cui si devono basare le politiche turistiche dei prossimi anni.

3) Ci sono delle tematiche politiche che sente maggiormente vicine e per le quali desidera impegnarsi in prima persona? Come mai?

La valorizzazione delle bellezze più nascoste del nostro territorio, e dei percorsi naturalistici. Il trekking è la mia principale passione e percorrendo le antiche vie che collegano ancora, nonostante l’incuria, i nove Castelli ho scoperto facce nascoste di San Marino che mai mi sarei aspettato di vedere, e che – se correttamente valorizzate e inserite all’interno di un’offerta turistica – credo possano raccontare la storia e la particolarità di San Marino più di mille parole, o di mille articoli di giornale, o di mille libri.

4) In questa fase si parla sempre più di sviluppo dell’economia del Paese ma il concetto è legato all’idea di sviluppo che ognuno ha. Secondo la sua, quali sono le direzioni da seguire per ottenere i traguardi in tale ambito? A cosa non bisogna rinunciare per farlo?

Lo sviluppo di una piccola Repubblica come la nostra, con una storia così importante e un territorio così bello, ma così limitato, non può non seguire principi etici e di sostenibilità ambientale forti. Per questo dovremmo concentrare i nostri interventi di sostegno su settori dell’economia e aziende che possono garantire questi criteri, tenendo lontani gli speculatori. Per fare questo è fondamentale affermare con forza la certezza del diritto, slegando definitivamente la politica dall’intromissione nel quotidiano di chi fa impresa.

5) Qual è il convincimento che ha maturato in questi anni nel rapporto che sarebbe giusto si instaurasse tra San Marino e Unione Europea?

Ho fatto parte della Commissione Affari Esteri nella scorsa legislatura, e sulla base dei riferimenti e degli incontri che abbiamo avuto con le delegazioni degli altri piccoli Paesi che stanno seguendo con noi il percorso di Associazione credo che quello che stiamo percorrendo il percorso migliore in questo momento, e anche l’unico possibile. L’Unione Europea vive una fase complicata della sua storia, si trova in un equilibrio precario che le renderebbe difficile compiere quei passi importanti necessari per accogliere nel proprio consesso paesi come il nostro. Dall’altra parte, il percorso di Associazione ci permette, se siamo bravi a trattare, di mantenere degli spazi di autonomia importanti per quanto riguarda l’espressione della sovranità di cui siamo tanto – e a ragione – gelosi.

6) Nella storia di San Marino, anche recente, c’è una figura politica a cui si ispira o almeno in cui si riconosce per ideali e valori?

E’ più facile cercarli nel passato remoto, piuttosto che in quello più recente. Pietro Franciosi è sicuramente una figura che mi affascina, fin da quando ho conosciuto il suo impegno nel supporto ai sammarinesi migranti economici e nel mondo della Cooperazione. Ma non mi piace identificarmi con un unico pensiero politico, credo sia limitante. Cerco di prendere il buono dove lo trovo, e farlo mio.

7) Nello scenario politico internazionale, attuale o passato, c’è un personaggio di cui stima l’azione politica? Se si, per quali motivi?

Tre in particolare. Sandro Pertini, John Fitzgerald Kennedy e Tenzin Gyatso. Il primo ha attraversato i momenti più difficili della storia italiana senza sottrarsi dal prendere posizioni forti, è stato un esempio nella lotta antifascista ed è riuscito a mantenere sempre, lungo tutta la sua carriera politica, una coerenza e una rettitudine morale tali da diventare un esempio fra i più citati ancora oggi per chi si approccia alla politica. Il secondo più per l’immagine che ne è stata tramandata, forse. Nonostante vi siano non pochi coni d’ombra nella sua storia politica, oltre che personale, è innegabile che abbia tenuto la barra a dritta in politica estera in uno dei momenti storici più difficili della storia mondiale, ad un passo da una guerra nucleare, e che si sia immolato per portare avanti politiche progressiste e democratiche in un Paese fortemente conservatore come gli Stati Uniti appena usciti dagli anni ’50. Sul Dalai Lama ho poco da aggiungere. Si tratta di un’ispirazione spirituale, più che politica.

8) Ci sono delle esperienze nella sua formazione, nel suo lavoro, nella sua vita (anche politica) che considera propedeutiche o comunque importanti per svolgere nel migliore dei modi il mandato per cui si candida?

Sono giovane, ho un’esperienza professionale ancora limitata e una gran fame di apprendere, ma credo che aver fatto lavori in ambiti anche molto diversi e aver avuto una formazione non troppo specifica, sia molto utile per riuscire ad avere una visione il più organica possibile degli ambiti della vita pubblica. La breve esperienza politica che ho avuto dal 2012 ad oggi, se da una parte è stata fonte di grandi frustrazioni e arrabbiature, dall’altra ha contributo a allargare i miei orizzonti, soprattutto nel rapporto con le altre persone, e mi ha insegnato a diffidare dai giudizi troppo facili.

9) Ci sono momenti in cui si sente orgoglioso del suo Paese? Quando l’ultima volta?

Poco tempo fa, per esempio, quando abbiamo ospitato un’artista meravigliosa, oltre che una persona splendida, come Nidaa Badwan. Credo che la ricerca del dialogo, culturale e interreligioso, ma anche la valorizzazione delle esperienze di ribellione all’oscurantismo, come quella di Nidaa, debba diventare un segno caratteristico della Repubblica di San Marino. Una politica che farebbe onore alla nostra storia.

10) Quali sono gli aspetti del suo carattere che ritiene maggiormente importanti per fare politica?

Non mi piace autocelebrare aspetti del mio carattere, preferisco siano gli altri a giudicarmi sulla base delle mie azioni.

11) Quando è nata nella sua vita l’aspirazione all’impegno politico con lo spirito di servizio per la nostra Repubblica? É giunta legata a un fatto scatenante particolare o si è costruita gradualmente nel tempo?

E’ arrivata prima con lo scoppio della crisi con l’Italia, poi con l’elezione di Gabriele Gatti a Capitano Reggente. Fino a quel momento ero convinto che per riuscire a cambiare il mio Paese occorreva cambiare le teste dei miei concittadini, quelli che votavano, lavorando nel campo dell’informazione. Poi mi sono reso conto che non c’era più tempo per fare un lavoro così lungo e complesso da fuori, e che c’erano le condizioni per provare a farlo da dentro. Mi sono fatto coinvolgere da un bel gruppo che si stava formando attorno al progetto di Civico10.

12) Nella sua vita privata, anche passata, ci sono delle passioni (sport, hobbies, interessi) che ha coltivato e che hanno lasciato il segno dentro di lei? Se si, quali insegnamenti ne ha ricavato?

Il basket mi ha insegnato il valore del sacrificio e del lavoro di gruppo, il trekking mi sta insegnando l’amore per la natura. Ci scordiamo troppo facilmente che la vita sulla terra, compresa la nostra come esseri umani, esiste solo all’interno di un sistema in cui le nostre esigenze come singoli devono essere messi in secondo piano, per poter essere soddisfatte. La società del denaro ci sta convincendo del contrario, e questo mi spaventa molto. Dobbiamo tornare a vivere la natura, a comprendere le sue esigenze e ad adattare le nostre su quelle del mondo in cui viviamo. Questa è una splendida scuola di vita.

13) Con la preferenza unica crediamo che gli elettori valuteranno la competenza, le capacità del candidato, le sue motivazioni e l’entusiasmo. Cosa può dire a proposito riguardo le sue?

Non voglio che le persone mi votino perché sono più bravo degli altri, perché sono laureato con lode o perché conosco dieci lingue. Il ruolo di un tecnico è diverso da quello del politico. Vorrei che le persone decidessero di votarmi perché si fidano di me. Non mi ritengo un fenomeno, e non voglio che altri lo pensino, ma penso di saper cogliere piuttosto bene le potenzialità che ci sono dentro le persone con cui vengo a contatto. Cerco di essere una persona onesta, schietta, rispettosa e umile, quando mi rapporto con gli altri. Nonostante le tentazioni, cerco di evitare il giudizio facile e di andare a fondo nelle questioni importanti, senza fermarmi alle apparenze, che ho imparato a mie spese spesso ingannano. E soprattutto, in tutto questo marasma di persone ossessionate dai poteri forti – che conoscono tutti così bene – io non ne conosco affatto. Non ne ho mai incontrati, di questi poteri forti. Faccio politica per il futuro di tutti, non certo per gli interessi di qualcuno. Tantomeno i miei.

7 novembre 2016
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