Sta per tornare il Festival della Filosofia: la verità al tempo delle ‘fake news’

ROMA -Tre giorni di maratona filosofica e un’unica grande ‘agorà’ tra le strade e le piazze di Modena, Carpi e Sassuolo. Torna il Festival della filosofia, da venerdì 14 a domenica 16 settembre, con un’edizione, la 18ma, dedicata alla verità. La questione ‘regina’ del pensiero filosofico in una stagione storica che ne rivendica l’urgenza, tanto quanto ne celebra la morte. 

Si comincia lunedì 10 settembre alle 11, con la conferenza stampa di presentazione alla sede del Consorzio promotore, a Palazzo dei Musei di Modena. ‘Svelamento’, menzogna, potere politico, etica e bufale. Verità storiche e processuali nella dialettica tra singolare e plurale, nei luoghi simbolo: dal tribunale al web. 

L’arte del dialogo, da Socrate, ai sofisti, ad Habermas e Wittgenstein, per arrivare ad oggi, all’informazione inquinata dalle bufale e al rigore dei fatti. Tra questi argomenti si snoda un programma di quasi 200 appuntamenti, oltre 50 lezioni magistrali, mostre e installazioni artistiche.

Tra i protagonisti Remo Bodei, Enrico Berti, Franca D’Agostini, Massimo Cacciari, Emanuele Severino, Nando Pagnoncelli, Tullio Gregory, Massimo Recalcati, Michela Marzano, Silvia Vegetti Finzi, Marcello Flores, Luciano Canfora, Marc Augè e molti altri ancora. Promosso dal Consorzio per il ‘festivaldellafilosofia’, con oltre 2 milioni di presenze in 17 anni di storia, torna un appuntamento ormai ‘simbolo’ del panorama culturale italiano che quest’anno, più di sempre, porta la filosofia in piazza, quella reale ma anche virtuale, dove si consuma la vita dei cittadini, nel perenne transito tra vero e falso.

FRANCESCONI: VERITA’ O CONSENSO?

“Il tema della verità è diventato ancora più attuale in questi ultimi mesi, ma anche quando lo abbiamo scelto aveva già una rilevanza politica. Non ci interessa lavorare solo sul concetto di verità – che peraltro sappiamo ormai essere plurale – ma sui suoi usi: dalla politica, alla comunicazione, alla propaganda”. Definisce così la missione del Festival della filosofia e di questa edizione, nella sua intervista alla Dire, il direttore Daniele Francesconi. 

   “La verità è sempre costruita ed è più importante ancora verificare e analizzare l’attendibilità, la credibilità e l’affidabilità; termine, quest’ultimo, che porta in sé una parola connessa alla verità, ovvero la fiducia. Non parliamo di vero-assoluto in senso platonico, ma di qualcosa che sia più vero e attendibile di altro”.

Nell’epoca dei like e delle condivisioni il nodo più denso da sciogliere è quello tra verità e consenso. Se questo legame non può valere nella scienza, ha un peso specifico diverso nella politica che, nei fatti, “è dominio dell’opinione, laddove il consenso è fondamentale”.

In un momento storico afflitto dal ‘morbo del complottismo’- come lo definisce Francesconi- lavorare e dialogare sulla verità significa “sviluppare anticorpi e spirito critico, imparare a fare le domande giuste, lavorare tanto sui contenuti quanto sulla forma della verità e costruire nelle piazze del Festival una vera e propria comunità in carne ed ossa. E’ questo uno dei compiti della filosofia che risponde al diritto di fondo legato alla verità: conoscere, che in quest’epoca, di tendenza alla semplificazione, vuol dire non liquidare ciò che è complesso nel ‘complotto’, con il pericolo di letture ‘monistiche'”.   

Per questo anche la metodologia ha un ruolo fondamentale sulla questione della verità.

“Le tecnologie della comunicazione- sottolinea il direttore del Festival- ci hanno esposto a un diluvio di opinioni. Bisogna ripartire dalle fonti accreditate. E questo vale anche per la scienza che vive di pluralismo delle teorie e del principio di fallibilità e falsificabilità”.

Intenzione del Festival è di dare strumenti per allenare il ragionamento su questioni civiche che toccano la nostra pelle ogni giorno. “Verità e credenza- ricorda Francesconi nella sua intervista alla Dire- rappresenta un altro tema cruciale della vita politica. Insieme alla coerenza, alla sincerità, alla vicinanza tra il dire e il fare. Anche ragionare in termini di dati, il cosiddetto fact-checking- non è affatto semplice e immediato”. La ponderazione è un abito mentale affatto immediato. 

Il Festival ha da sempre attratto una platea varia, fatta anche di non addetti ai lavori. Non servono titoli universitari per partecipare a questa tre giorni di filosofia. “Non sono lezioni filologiche- chiarisce il direttore- ma il cuore concettuale delle questioni viene preservato. L’incontro diretto con tante persone costringe ad arrivare all’essenza. Anche i relatori hanno trovato una nuova misura di comunicazione del proprio sapere. E’ un incontro reale e non virtuale: questa la nostra intenzione. Una comunità che si costituisce”.

MEZZETTI: LA VERITA’ PROMUOVE IL SAPERE

“Gli organizzatori del Festival, scegliendo il tema della ‘verità’, un anno fa, sono stati ‘anticipatori’. Non c’è dubbio, guardando all’attualità politica e all’epoca delle fake news, che siamo sommersi dal vero e falso”. Con queste parole l’assessore alla Cultura di Modena, Massimo Mezzetti, commenta alla Dire, l’imminente inizio del Festival e il valore strategico del tema scelto per questa edizione. 

 “La verità può essere anche un tema divisivo, certamente molto delicato. Ha a che fare con la teologia e con la fede e quindi con un elemento di ‘soggettivita”. Eppure la verità- sottolinea Mezzetti, pensando all’attacco che scienza e medicina subiscono di continuo dall’opinione comune- appartiene anche alla scienza”. Per questa ragione, secondo l’assessore, è davvero urgente ricollocare al centro della riflessione culturale la “promozione dei saperi e l’obiettività”, rievocare quel valore di “riscatto sociale”, per le classi sociali più svantaggiate o piu deboli, che la cultura e l’apprendimento, aldilà del titolo d’istruzione acquisito, hanno sempre rappresentato, “come insegnava il testamento di don Milani”. 

E l’assessore commenta la vera e propria contraddizione alla quale assistiamo in tema di medicina e vaccini, ad esempio. “Genitori che non fanno vaccinare i figli, ma li battezzano. Questo è un capovolgimento delle categorie di pensiero, un attacco alla cultura, ai professori e agli intellettuali, in nome dell”università della vita’”. 

E continua: “Come sosteneva Asimov, viviamo in un’idea distorta di democrazia. Dove la tua ignoranza vale tanto quanto la mia conoscenza. Per questo bisogna ripartire dalla promozione del sapere. Quanto a temi cruciali come identità, diversità, verità, la vera sfida- conclude Mezzetti- è nella re-interpretazione di questo linguaggio. Dare senso nuovo alle parole. Conoscere l’assoluta differenza dell’altro e quindi rispettarlo”.

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7 settembre 2018
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