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Terrorismo, paura ai concerti? La soluzione: “Biglietti nominali”

ROMA – Nessuna ricetta magica, ma scelte di buon senso. Il momento, a livello internazionale, non è dei migliori. Notizie di attentati terroristici ormai ne arrivano quasi a cadenza quotidiana, e non risparmiano più niente e nessuno.

Luoghi di movida, punti di attrazione turistica, ma anche spazi per concerti, anche quando a cantare è un idolo di teenager, come con Ariana Grande a Manchester. Nell’attentato di maggio scorso, ben 22 morti e decine di feriti, in gran parte giovanissimi, perché la furia dei terroristi non risparmia niente e nessuno.

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Eppure, in un contesto così complicato, una notizia positiva c’è. “La gente non ha rinunciato a vivere”. Ne è convinto Claudio Trotta, il fondatore di Barley Arts, a livello internazionale uno dei più importanti organizzatori di concerti, spettacoli di musica dal vivo e festival in Italia e nel mondo, tra gli altri hanno organizzato concerti di Bruce Springsteen, AC/DC, Kiss, Ligabue, solo per citarne alcuni.

L’estate è alle porte, è tempo di festival e concerti, in alcuni casi anche da record come quello di Vasco Rossi a Modena il prossimo 1 luglio che riunirà ben 220mila fan. Senza dimenticare i 90mila del 10 giugno che ‘popoleranno’ l’autodromo Enzo Ferrari a Imola per i Guns n’Roses.

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Senza arrivare a cifre così importanti, anche il concerto per l’ambiente di qualche giorno fa a Bologna di Ezio Bosso, davanti a 5mila spettatori ha fatto alzare l’asticella per la sicurezza.

“Viviamo in una società- ha detto all’agenzia Dire- in cui conviviamo con il terrorismo, qualsiasi cosa si faccia, in qualsiasi Paese ci si trovi, vediamo quello che è successo in Iran”.

Relativamente alle modalità, a quello che si potrebbe fare per rendere più sicuri certi eventi, Trotta distingue la tipologia degli avvenimenti, “quelli da ingresso gratuito da quelli a pagamento. Per quanto riguarda i primi, colpevolmente da un punto di vista della vivibilità degli spazi e della sicurezza, non si è provveduto a regolamentarli a seconda della modalità degli eventi, rispettando dimensioni fisiche, spazi.

Vediamo quello che è successo a Torino, qualcuno avrà giocato sulla psicosi ma tutto deriva dal sovraffollamento degli spazi”. Invece, per quanto riguarda gli avvenimenti a pagamento, “al di là di quello che avviene da tempo, ovvero l’uso di metal detector o le perquisizioni di zaini e borse, ricordo, per non fare confusione, che le perquisizioni non possono essere fatte che dalla forza pubblica. Gli steward non hanno l’autorità in Italia per poterlo fare”.

Altro particolare quello delle perquisizioni. “Tutti andiamo a partite di calcio o concerti e da noi in Italia le perquisizioni avvengono a campione- ha detto ancora alla Dire-. All’estero no, sono sistematiche. Andrebbero fatte sempre e comunque. Come le bonifiche, che noi abbiamo chiesto per Torino e Bologna in occasione dei concerti dei Kiss. Prima dell’apertura dei cancelli”. E non solo. “Andrebbe allargato il perimetro dell’area di controllo e la forbice del tempo in cui viene effettuata. E non dimentichiamo quanto successo a Manchester, è tempo di fare controlli anche post concerto”.

Potrebbe servire, secondo Trotta, anche la formalizzazione del biglietto nominale. In una logica che “tenga in considerazione l’esistenza di una intelligence internazionale che abbia una black list in cui siano inseriti i nomi di persone che non possono assistere ad eventi pubblici, come il daspo nel calcio. Ma questo non risolverebbe il problema. Sarebbe però finto dire all’opinione pubblica che il problema non esiste, ma non si può neanche raccontare che esiste una ricetta magica”.

Un momento difficile, però secondo il fondatore di Barley Arts “la gente vuole continuare a vivere”.

L’anno scorso a Roma Bruce Springsteen suonò al Circo Massimo 3 giorni dopo l’attentato di Nizza. Quella volta un camion investì e uccise decine di persone. “Le caratteristiche del Circo Massimo e dove avvenne la tragedia di Nizza avevano caratteristiche che in qualche maniera combaciavano. Niente stadio, niente autodromo, ma uno spazio cittadino. In quella occasione non ho percepito che la gente avesse rinunciato a vivere. La gente reagisce con grande dolore e paura, ma non rinuncia a vivere”.

di Adriano Gasperetti, giornalista professionista

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7 giugno 2017
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