Parla l’architetto dei milionari: “I più capricciosi? I russi”

ROMA – È uno degli architetti italiani piu’ qualificati a livello internazionale e i miliardari di tutto il mondo si affidano a lui per arredare gli interni delle loro lussuose abitazioni. L’architetto tarantino Fabio Mazzeo, fondatore insieme al manager Vito Taddei della ‘Exclusiva Design’ (societa’ di design tra le piu’ apprezzate), racconta all’agenzia Dire cosa significa essere un interior designer e assecondare i ‘capricci’ dei suoi committenti danarosi, con uno sguardo generale anche alla filosofia del ‘bello’ e persino alle ormai note buche con cui ogni giorno i romani devono fare i conti per strada. Ecco cosa ci ha risposto:

– Lei ha il primato di disegnare le case piu’ belle del mondo… Dove ha imparato il gusto del bello? 

“L’ho assimilato attraverso due canali di formazione: il primo e’ stato l’essere semplicemente nato in Italia, il che mi ha permesso di nutrirmi del bello e di imparare soprattutto a percepirne le caratteristiche; il secondo e’ stato il viaggiare tanto, ma non perche’ mi sia formato in altri Paesi, quanto piuttosto perche’ ho molto ascoltato quello che all’estero dicono di noi, cominciando a guardare l’Italia da un punto di vista esterno e dando chiavi di lettura differenti nell’interpretazione del bello”.

– Vive a Roma ma e’ sempre in giro a progettare e arredare le case di committenti miliardari: da Rio a Pechino, fino a Mosca.
Chi sono i clienti piu’ esigenti e qual e’ stata la richiesta piu’ bizzarra che ha dovuto accontentare?
 

“I piu’ capricciosi sono certamente i russi, perche’ tendono spesso a cambiare idea, ed e’ a loro che sono collegati alcuni tra gli aneddoti piu’ ‘divertenti’. Si affidano poco agli esperti, anche se c’e’ da dire che quando iniziano a fidarsi lo fanno per sempre. Il perche’ non lo so, probabilmente le ragioni vanno indagate sul piano sociale ma anche culturale. Quando si parla di clienti abbienti, comunque, c’e’ una sorta di grande parallelo che unisce tutte le latitudini. Si tratta di persone abituate a vivere in un certo modo e molto ‘sfidanti’ se parliamo in termini di capricci; noi di Fondazione Exclusiva, pero’, stiamo in qualche modo cercando di recuperare il concetto di esclusivita’ per renderlo disponibile anche a chi magari non ha una grande capacita’ di spesa. Il designer, infatti, e’ un po’ come il sarto che deve realizzare un abito attorno al suo cliente e questo implica che il sarto, del suo cliente, deve conoscere tutto. Per questo e’ importante spostarsi a tutti i livelli, a prescindere dalla disponibilita’ economica del cliente”.

– Parliamo di Roma, una citta’ bellissima ma complicata, che negli anni ha avuto e sta ancora avendo difficolta’. Dalle buche alla sporcizia, fino ai grandi spazi inutilizzati. Come commenta?

“Il tema delle buche, cosi’ come quello della sporcizia di Roma, e’ l’esito di un processo stratificato di problematiche che ora sarebbe complicato sviscerare. Certo e’ che se non fossero arrivati i piemontesi ad aggiustare gli argini del Tevere, probabilmente avremmo ancora le inondazioni! Quello che posso dire e’ che bisogna smetterla di cercare i colpevoli, dobbiamo invece responsabilizzarci tutti, perche’ quello che sta mancando negli ultimi tempi e’ lo spirito di condivisione dei problemi. Roma e’ una citta’ storicamente complessa, ma ha in se’ un ‘dna del bello’ che ci riconoscono in tutto il mondo e al quale dobbiamo appellarci per stimolare la partecipazione dell’intera comunita’”.

– Sta dicendo che a risollevarla dovrebbero essere i cittadini romani stessi, piuttosto che attendere i tempi lunghi della politica? 

“Se tutti i romani adottassero un pezzo di citta’ o si rendessero responsabili di piccole particelle di aree urbane, in qualche modo sentendole loro (perche’ di fatto lo sono), probabilmente attraverso questo spirito comune di creativita’ molti problemi di Roma potrebbero essere sanati. Certamente le buche con la creativita’ c’entrano poco, quindi noi come Fondazione possiamo fare poco!”.

– Ma perche’ secondo lei la Capitale non riesce mai a fare un passo in avanti? 

Si porta forse dietro un passato troppo glorioso, di cui e’ ancora appagata dopo secoli di storia? “Non credo che Roma non riesca a fare passi in avanti, anche se in realta’ credo che la citta’ e i suoi cittadini stiano attraversando un momento di scarsa autostima e di disattenzione preoccupante verso la loro storia e verso quello che sono. In questo senso dovrebbero forse tutti cercare di diventare agenti di cambiamento a vario titolo e a vario livello, perche’ di fatto ognuno puo’ dare un contributo. Sicuramente la storia puo’ servire a darci informazioni importanti sul futuro, ma mi sembra che in questi ultimi decenni il limite temporale a cui stiamo rivolgendo le nostre attenzioni non vada oltre il presente, il che e’ una grande minaccia”.

– Mazzeo, tornando alla sua professione, lavorare all’estero e’ stata per lei e’ stata una scelta obbligata?  È ancora bloccato il settore dell’edilizia in Italia? 

“Per quanto riguarda il mio specifico lavoro, che si sviluppa nella realizzazione degli interni, si confronta poco con un certo tipo di crisi. Il punto e’ che in Italia manca una cultura dell’interior designer, che e’ nata in Francia e in Inghilterra, e nel nostro Paese c’e’ un approccio relativamente recente rispetto al tema dell’architettura in generale. All’estero esiste invece una maggiore attenzione e cura del progetto degli interni, che molto spesso e’ affidato ad una figura professionale. In Italia poi c’e’ anche un problema di formazione, perche’ non esistono istituti pubblici (ma anche privati) che abbiano sviluppato percorsi di formazione specifici per interior design. Alcune realta’ sono attive, ma il loro numero e’ ancora troppo basso per poter divulgare questo tipo di cultura nel nostro Paese”.

– Consiglierebbe la sua professione ad un giovane? 

“Assolutamente si’, perche’ e’ un tema di scala: lavorare negli interni significa avere un rapporto ravvicinato con la materia, molto piu’ di quello che normalmente si ha occupandosi di architettura o di scatola architettonica. L’interior designer ha una necessita’ di percezione differente e sa che il suo cliente ad un certo punto dovra’ sedersi su quella poltrona, dormire in quel letto e mangiare in quella sala da pranzo, toccando la materia da cui e’ circondato. Per questo l’interior designer dovra’ saper gestire e posizionare in maniera armonica tutta una serie di intenzioni che possano poi determinare un luogo confortevole e corrispondente alle richieste del cliente. Per svolgere questa professione, dunque, ci vuole grande competenza e grande conoscenza non soltanto di tipo estetico, ma anche tecnico”.

7 Aprile 2018
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