Ruffini (Site World President): "Turismo vale 37 miliardi, interessa?"

Politica

Ruffini (Site World President): “Turismo vale 37 miliardi, interessa?”

ROMA –  Un mercato in cui viaggiano circa 50 milioni di persone, che vale quasi 37 miliardi di euro, circa il 4,2 per cento del Pil (con l’indotto le cifre sempre secondo il rapporto 2017 Tci salgono a circa 173 miliardi di euro e 10,3% del Pil) e posti di lavoro per 2,7 milioni di persone. Annamaria Ruffini da poco eletta presidente mondiale SITE (Society for incentive travel excellence), ne parla all’indomani del voto e chiede di mettere il tema nell’agenda politica del prossimo governo. “Il turismo per l’Italia non è solo ‘petrolio’ al pari della cultura come ha detto il ministro Franceschini- che almeno, quando non ha risposte immediate di Governo ha però il buon gusto di essere presente agli avvenimenti che contano a livello internazionale (600 professionisti Top da tutto il mondo lo scorso Global Forum Site-Mpi di gennaio 2018 al Waldorf Astoria di Roma )- bensì anche un comparto industriale che, come tutti gli altri, meriterebbe una proposta organica, un piano a dieci-venti anni, che non proclami solo la bellezza del nostro Paese ma la sua ‘visitabilità’ concreta: che significa trasporti efficienti, aeroporti collegati ed in punti strategici, servizi acquistabili online e competitivi tra loro”.

Per Ruffini “non si può essere la quinta potenza mondiale per numero di visite e visitatori e poi calare all’ottavo posto per capacità competitiva a causa del decimo posto per i servizi aeroportuali e l’11 esimo di porti e stazioni. Senza contare che queste situazioni infrastrutturali chiamano in causa congenite debolezze del nostro Paese che non riguardano solo il turismo e che dovrebbero essere già ampiamente contenute nei programmi di tutti i gruppi politici che si candidano a governare il nostro Paese. Perfino se ci si candida solo a rappresentare posizioni politiche e senza avere alcuna intenzione di ‘governare’ bisognerebbe avere una idea in proposito, perché il turismo è parte integrante della storia e della cultura della nostra società civile non solo questione governativa”.

Ma il confronto sul tema del turismo, sulle potenzialità del settore, in campagna elettorale non è stato toccato: “Un peccato perché i numeri, come abbiamo visto, sono importanti. Questo- dice ancora Annamaria Ruffini- é un settore che può offrire ai giovani ed alle giovani il ‘gusto’ di un bel lavoro, e l’entusiasmo per una attività che dá soddisfazione. Il turismo non é un monolite: c’è il turismo ‘classico’ da vacanza ma c’è il turismo congressuale, quello serio, dove si comunicano le scoperte che salvano i bambini dalle malformazioni cardiache e sempre più anziani dall’Alzheimer. C’è il turismo culturale, che si accompagna sempre più alle città d’arte ed al turismo eno-gastronomico e di qualità. E c’è un turismo dei piccoli borghi e delle bellezze in periferia che ‘fa respirare’ e talvolta ‘salva’ anche le città come Venezia o Firenze dai rischi di quello che gli esperti di settore chiamano ormai ‘overtourism’ ovvero l’eccesso incontrollato di turisti, che bloccano i centri storici, li rendono simili a Disneyland e svuotano degli abitanti nativi”.

E poi c’è il turismo “di cui mi occupo abitualmente: il turismo aziendale, ‘esperienziale’, di meeting industry. Un turismo- sottolinea Ruffini- che nei paesi anglosassoni e del nord Europa garantisce il 30 per cento circa del mercato in termini quantitativi ma circa il 60 per cento dei fatturati”. Non é una perdita di tempo “e i manager delle grandi aziende leader mondiali lo sanno: premiano il lavoro, favoriscono lo spirito di gruppo, fanno anche formazione continua. Solo in Italia sembra un lusso… c’è una proposta per tutto questo? Al momento emerge poco, nonostante il Piano Nazionale del Turismo del Mibact. Ma posso chiedere legittimamente al mondo politico e culturale un po’ più di attenzione? Specie adesso che si dovrá costituire un nuovo Governo?”.

7 marzo 2018
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»