Appoggio esterno al M5s? Nel Pd è ipotesi referendum

Politica

Appoggio esterno al M5s? Nel Pd è ipotesi referendum

ROMA – Un referendum interno per rompere lo stallo in cui si trova il Pd. E chiedere a iscritti e militanti: “Si’ o no a un eventuale governo coi Cinque Stelle?”. Alla vigilia della direzione in cui i Democratici proveranno a muovere un passo avanti, dopo la sconfitta di domenica, si mettono a punto le linee guida di una discussione che lunedi’ prossimo sara’ giocoforza animata.

La minoranza invita a non chiudere le porte rispetto a un eventuale esecutivo coi Cinque Stelle. Nessuno, tuttavia, intende entrare stabilmente in maggioranza.

“E’ chiaro che andremo all’opposizione- spiega ad esempio Francesco Boccia, di Fronte democratico- ma occorre permettere al presidente della Repubblica di trovare una soluzione. Per noi la soluzione naturale e’ l’appoggio esterno a un governo M5s”.

Per le minoranze il primo passo, come chiarito da Andrea Orlando, sara’ quello di chiarire che il Pd sostiene il tentativo del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, “principale riferimento della nostra democrazia”. Su un tema del genere non si dovrebbe arrivare a un voto. Tanto piu’ che i numeri della direzione non sono piu’ quelli blindati di un tempo. Veltroniani, prodiani, franceschiniani, gentiloniani che pure sono parte della maggioranza, sono schierati sulla linea lealista al capo dello Stato, come si e’ visto quando personalita’ come Anna Finocchiaro, Luigi Zanda e Franco Mirabelli hanno preso posizione sulle dimissioni di Renzi.

Bisogna considerare poi il malumore strisciante tra i giovani, a cominciare dai 20 millennials, penalizzati dalla mancata candidatura alle politiche. E non si possono escludere contraccolpi dai molti esponenti della maggioranza rimasti fuori dal Parlamento. Dei circa 150 membri della direzione, dunque, si calcola in queste ore che almeno 50-60 sarebbero contrari alla linea del segretario, se questa fosse quella “dell’opposizione per l’opposizione”. Facile prevedere, dunque, che sul punto ci sara’ un ricompattamento. Superato questo primo scoglio, su cui Maurizio Martina dovrebbe unire il partito, a quanto apprende l’agenzia Dire una parte della minoranza potrebbe chiedere alla segreteria di valutare l’ipotesi di un referendum tra gli iscritti per decidere sull’opzione governista. Se questo sara’ fatto in direzione o no, dipendera’ dall’esito della discussione di questi giorni e dall’andamento della riunione di lunedi’.

In base allo statuto, si puo’ indire un referendum interno se ne fanno richiesta il Segretario nazionale, oppure la Direzione nazionale con il voto favorevole della maggioranza assoluta dei suoi componenti, oppure il trenta per cento dei componenti l’Assemblea nazionale, o il cinque per cento degli iscritti al Partito Democratico. Il referendum deve essere indetto dal Presidente dell’Assemblea nazionale e la proposta messa ai voti sara’ valida se otterra’ la maggioranza dei voti espressi. Dopo le dimissioni di Renzi, spiegano da una delle minoranze, la richiesta di referendum potrebbe essere presentata all’assemblea che incardinera’ il successore del segretario. Sarebbe un modo per demandare alla base dem la scelta su un tema lacerante. Un esercizio di democrazia, in un momento decisivo.

7 marzo 2018
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