FOTO | Una graphic novel per la partigiana Renata Viganò

Quest'opera dalle tinte noir color fuliggine racconta la storia della partigiana bolognese, che faceva la giornalista e anche l'infermiera. A Bologna, in via Mascarella 63/2, c'è una lapide a suo ricordo
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BOLOGNA – Dai toni foschi ed acquerellati, prende vita la graphic novel ‘Renata Viganò una storia da raccontare‘ incentrata sulla vita della partigiana bolognese. Un modo per narrare una storia, facendo ‘storia’ allo stesso tempo, in un linguaggio diverso da quello del libro. I disegni, di Matteo Matteucci, sono forti e spigolosi e le tinte, elaborate da Alessandro Battara, sono concentrate su tre colori: il bianco, il nero e il rosso. Un’opera dalle tinte noir color fuliggine che riporta indietro ad un’epoca buia. Tra i disegni compaiono anche i testi e la scrittura di Renata raccolti e sintetizzati da Claudia Alvisi e Tiziana Roversi.

Ma chi era Renata Viganò? Una partigiana, un’infermiera, una giornalista, ma in primis una donna. “Io non sono nata dal popolo”, scriveva di sé. Renata nasce ad inizio secolo 20esimo ‘figlia’ dell’alta borghesia bolognese quando ancora il re svettava con il suo cavallo in Piazza Maggiore. Era il tempo della Bologna liberty, un sogno che si sarebbe rotto da lì a poco; cresce benestante; frequenta il liceo Galvani e lì compone il suo primo libro ‘Ginestra in fiore’. Poi cambia tutto.

Scoppia il conflitto. La famiglia di Renata cade in miseria e deve lasciare il liceo. Si arrangia come può: prima inserviente poi infermiera. Con le poche risorse messe da parte compra un bilocale dove vive con il suo amore Antonio Meluschi. Abitano insieme in via Mascarella, ma intanto arriva il fascismo. Bologna come l’Italia si tinge di nero e le braccia destre si alzano tese verso l’alto, mentre le teste si abbassano. Vicino a casa di Renata compare il profilo del Duce. E lei, intanto, continua il lavoro da infermiera scrivendo la sera, poi decide di andarsene. Insieme al suo piccolo s’impegna come staffetta e infermiera nella Resistenza e da questa impresa trae ispirazione per il suo romanzo più famoso “Agnese va a morire”.

Finita la guerra Renata torna a Bologna, in via Mascarella continuando a scrivere. Diventa una giornalista, scrive per l’Unità e tra le varie inchieste redatte torna anche ad occuparsi dei bambini di via D’Azeglio dove anni prima aveva fatto l’infermiera. Casa sua diventa un salotto per intellettuali e politici. Anche oggi sopra quella casa in Via Mascarella 63/2, spicca una lapide a suo ricordo. L’opera, edita da ‘Minerva edizioni’, e realizzata in collaborazione con la fondazione Gramsci Emilia-Romagna, Anpi Bologna, e la biblioteca dell’Archiginnasio, sarà presto disponibile nelle librerie al prezzo di 18 euro.

di Andrea Olgiati

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7 Febbraio 2019
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