Uranio impoverito: “I silenzi dell’Esercito hanno seminato morte tra i nostri militari”

ROMA -“Il risultato degli accertamenti è devastante“. E’ questo quello che emerge dalla relazione finale della Commissione d’inchiesta sull’utilizzo dell’uranio impoverito nelle dotazioni degli armamenti dell’Esercito Italiano.

La Commissione, si legge nella relazione, “ha scoperto che, dietro le rassicuranti dichiarazioni rese dai vertici dell’Amministrazione della Difesa e malgrado gli assordanti silenzi generalmente mantenuti dalle Autorità di Governo pur esplicitamente sollecitate, le sconvolgenti criticità che in Italia e nelle missioni all’estero hanno contribuito a seminare morti e malattie tra i lavoratori militari del nostro Paese“.

“Nell’Amministrazione della Difesa- si legge ancora- continua a diffondersi un senso d’impunità quanto mai deleterio per il futuro, l’idea che le regole c’erano, ci sono e ci saranno, ma che si potevano, si possono e si potranno violare senza incorrere in effettive responsabilità”.

“E quel che è ancora peggio- sottolinea la Commissione- dilaga tra le vittime e i loro parenti un altrettanto sconfortante senso di giustizia negata. Ecco perché in data 15 ottobre 2017 la Commissione ha trasmesso la “Relazione intermedia” al Ministro della Giustizia”.

Molteplici e temibili“, aggiunge la relazione, “sono i rischi a cui sono esposti lavoratori e cittadini nelle attività svolte dalle Forze Armate, ma anche dalla Polizia di Stato e dai Vigili del Fuoco. Sono proprio i rischi che la Commissione d’inchiesta è riuscita a portare alla luce. Basti pensare ai poligoni di tiro presenti sul territorio nazionale nei quali la mancata o tardiva bonifica dei residui dei munizionamenti impiegati nelle esercitazioni ha prodotto rischi ambientali in danno di quanti sono chiamati ad operare o a vivere nel loro ambito”.

Per quanto riguarda “i rischi da esposizione alle radiazioni ionizzanti del personale delle Forze Armate, sono emersi ulteriori dati. A seguito dell’esame testimoniale reso dal Maresciallo in congedo Giuseppe Carofiglio, la Commissione ha ricevuto una nota del Comandante Generale della Guardia di Finanza del 26 ottobre 2017, che indica la detenzione/presenza di 576 proiettili “API” realizzati con uranio impoverito. Tali proiettili sarebbero stati “smaltiti” in un’esercitazione presso il Poligono militare di Torre Astura (LT) nel 1994″.

Rischi minacciosi“, si legge nella relazione “gravano persino su caserme, depositi, stabilimenti militari: sia deficienze strutturali (particolarmente critiche nelle zone a maggior sismicità), sia carenze di manutenzione, sia materiali pericolosi”.

“La presenza di amianto- continua- ha purtroppo caratterizzato navi, aerei, elicotteri. Tanto è vero che la Commissione d’inchiesta è giunta ad accertare che solo nell’ambito della Marina Militare 1.101 persone sono decedute o si sono ammalate per patologie asbesto-correlate“.

Ed allarmano le prospettive delineate dal Direttore del RENAM Alessandro Marinaccio, audito il 19 ottobre 2017: “Il picco dei casi di mesotelioma è presumibile sia nel periodo tra il 2015 e il 2020”.

La relazione finale della Commissione aggiunge poi che “desta allarme la situazione dei teatri operativi all’estero. La Commissione ha dovuto constatare l’esposizione a inquinanti ambientali in più casi nemmeno monitorati”.

“Singolare è, inoltre, la scarsa conoscenza, ammessa dagli stessi vertici militari, circa l’uso in tali contesti di armamenti pericolosi eventualmente impiegati da Paesi alleati. Le criticità sono alimentate da un problema irrisolto: l’universo della sicurezza militare non è governato da norme e da prassi adeguate”.

Secondo la Commissione “restano immutate le scelte strategiche di fondo che attualmente ispirano la politica della sicurezza nel mondo delle Forze Armate. Quelle scelte strategiche che paradossalmente trasformano il personale della Difesa in una categoria di lavoratori deboli“.

7 febbraio 2018
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