VIDEO | Dl sicurezza, Brugnaro: “Disobbedire non fa il bene del Paese”

"È la Costituzione che mi impone di essere collaborativo in quanto sindaco", dice il primo cittadino di Venezia a proposito dei sindaci 'disobbedienti'

VENEZIA – Collaborazione tra istituzioni in modo da essere poi più credibili, e quindi efficaci, nelle eventuali correzioni in corsa. Questa, in sostanza, la strategia del sindaco metropolitano di Venezia Luigi Brugnaro, in merito al decreto sicurezza e alla presa di posizione di alcuni sindaci contrari alla sua applicazione. “Nel mio ruolo istituzionale devo essere collaborativo, me lo impone la Costituzione, me lo impone una logica democratica. Se noi crediamo che esiste il Parlamento e che sia utile per fare le leggi, poi quando fa le leggi vanno applicate”, spiega Brugnaro. 

 

“Dopodiché il decreto sicurezza ha bisogno di una serie di decreti attuativi che sarà il ministero dell’Interno a emanare. È chiaro che sei molto più credibile se difendi l’operato del governo nella sua legittimità, per poi portare i risultati di un’operazione territoriale a confrontarsi con le conseguenze specifiche”.

Ma “se partiamo pregiudizialmente dicendo che non va bene niente o che disobbediamo alle leggi non facciamo un servizio al Paese e soprattutto non riusciamo poi ad essere neanche efficaci nel migliorare, partendo dall’esperienza che sarà poi quella diretta, i provvedimenti che arriveranno”, conclude il sindaco.

GRANDI OPERE. “VANNO FINITE, IL PAESE È A UN BIVIO”

“Io sono per il fare, poi sul come fare ci sono i tecnici, gli ingegneri, se mettiamo gente brava e competente e non i tesserati e i fedeli sarebbe meglio”. Così il sindaco metropolitano di Venezia Luigi Brugnaro, parla di grandi opere oggi a margine della posa della prima pietra del sottopassaggio in località Le Crete, nel Comune di Quarto d’Altino.

“Dobbiamo rispondere ai cittadini e al futuro del Paese con capacità, non basta dire vogliamo fare le cose bisogna saperle fare”, prosegue Brugnaro. Ad ogni modo le opere vanno fatte, “tanto più se sono state progettate da tanti anni, se sono impostate, sono già avviate o addirittura nel caso del Mose quasi finite. È evidente che nessuno ha il diritto di sospendere e far perdere un sacco di soldi alla collettività“. Perché “vorrebbe dire che abbiamo trovato delle soluzioni che proprio non stanno in piedi dal punto di vista tecnico, cosa che non è”.

Per cui “le opere vanno finite, sviluppano lavoro, sviluppano un’idea di Paese che invece si sta piangendo addosso“, conclude il sindaco. “In questo momento il Paese è a un bivio, dobbiamo scegliere se vogliamo agganciare i grandi Paesi che stanno spingendo con investimenti, con la fiducia, con la positività, o se invece ci pieghiamo”.

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7 Gennaio 2019
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