La bandiera compie 219 anni, Boldrini a cerimonia Reggio Emilia

REGGIO EMILIA – La bandiera italiana compie 219 anni. E questa mattina a Reggio Emilia, città che ha dato i natali al vessillo nel 1797, circa un migliaio di persone si è radunato in piazza Prampolini per le celebrazioni del tricolore nazionale. Tra le novità della cerimonia la riduzione del numero delle transenne che hanno permesso al pubblico di partecipare meglio alla festa e l’esibizione di quattro paracadutisti del centro addestramento di Pisa che sono atterrati nella piazza da un elicottero, uno dei quali aveva con sé la bandiera tricolore.
Ospite d’onore, quest’anno, la presidente della Camera Laura Boldrini, che incontrando in municipio alcuni studenti ricorda loro: “Tutti devono prendersi cura della repubblica, perchè la democrazia non è per sempre”. Il sindaco di Reggio, Luca Vecchi, e il presidente della Provincia Giammaria Manghi, attualizzano la festa della bandiera nazionale nello scenario del terrorismo, ricordando che proprio il 7 gennaio scorso si consumò l’attentato al Charlie Hebdo e che oggi un uomo che cercava di introdursi in una stazione di polizia con una finta cintura esplosiva è stato ucciso a Parigi. “Se volessimo ritrovare, tra i tanti, un significato attuale per quei tre colori, il verde, il bianco, il rosso, dovremmo ripensare alla spirito che animò quei giovani nel 1797, riuniti a Reggio Emilia nel congresso della Repubblica Cispadana per dotarsi di un governo e scegliere il tricolore quale simbolo di un ideale alto di libertà ed eguaglianza, l’esatto contrario di una società fondata sulla paura, sulla negazione del pluralismo culturale e religioso, dove il richiamo improprio ad una ispirazione religiosa diventa fondamento di una concezione distruttiva dell’uomo”, dice il sindaco.

Sulla stessa linea il presidente Manghi: “Il Tricolore che oggi celebriamo è legato indissolubilmente al Tricolore francese non solo per l’aspetto ma soprattutto per i nuovi ideali di libertà, di uguaglianza e di fraternità”. Valori “che oggi siamo chiamati a reinterpretare in chiave di convivenza pacifica e a mantenere ben saldi al centro del nostro agire quotidiano perché di fronte al terrore, di fronte a un conflitto diverso- combattuto con altri stili e altri modi rispetto al passato- si può e si deve reagire solo senza chiuderci in noi stessi, ma rimanendo comunità vera, aperta verso chi cerca migliori condizioni di vita e si sposta per il mondo”.

7 Gennaio 2016
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