Anbi: “L’irrigazione è la chiave di futuro Made in Italy e agricoltura”

ROMA – L’irrigazione contribuisce in modo significativo al valore agricolo e quindi al reddito di tutte le principali colture praticate in Italia. L’irrigazione contribuisce non solo all’entità del reddito, ma anche alla sua stabilità nel tempo, diminuendo il rischio economico a livello di impresa agricola. L’irrigazione è infine essenziale per la sopravvivenza di sistemi agricoli italiani, basati sulle colture specializzate, al Nord come al Sud. Questi alcuni dei messaggi che l’Associazione nazionale bonifiche irrigazioni miglioramenti fondiari (Anbi) veicola nell’incontro ‘Il contributo dell’irrigazione per la competitività delle imprese agricole nel contesto della PAC 2014-2020’ oggi alla Tenda Workshop del Villaggio Coldiretti al Circo Massimo di Roma.

“Questa mattina vogliamo raccontare quanto l’acqua vale non solo dal punto di vista ambientale e agricolo- spiega alla Dire Francesco Vincenzi, presidente Anbi– ma soprattutto dal punto di vista economico per un Paese che sta uscendo dalla crisi e che vede nell’asset dell’agroalimentare, della valorizzazione del territorio la vera via d’uscita per garantire lavoro, qualità della vita e del cibo a livello internazionale”.

Ciò detto, “la sfida per poter o meno utilizzare l’acqua è una sfida che dobbiamo vincere in Europa– avverte Vincenzi- Per il nostro Paese, che è un Paese nel Mediterraneo, è un fattore non solo determinante ma indispensabile”. L’Italia, infatti, è tra i Paesi europei, che maggiormente fanno ricorso all’irrigazione: è seconda in termini di superficie irrigata solo alla Spagna (circa 2,4 milioni di ettari contro i 3 milioni di ettari iberici) e quarta in termini di incidenza della superficie irrigata sulla Sau (Superficie agricola utile) con circa il 9%, dopo Malta, Cipro e Grecia, che irriga circa il 20% della Sau. Per più della metà della Sau irrigata (1.300.000 ettari su 2.400.000) l’irrigazione è gestita in maniera collettiva ad opera di enti irrigui (consorzi di bonifica e irrigazione o consorzi di miglioramento fondiario).

Un’analisi svolta con l’Università di Trieste e diffusa da Anbi stima il valore dell’irrigazione in realtà agrarie nazionali rappresentative, a partire dall’effetto prodotto sul valore dei suoli agrari e stimando una relazione statisticamente significativa fra il Vam (Valore agricolo medio) di una coltura e la possibilità di irrigarla. Infatti, poiché l’irrigazione condiziona pesantemente la produttività nelle zone mediterranee, i valori di mercato possono essere utilizzati per stimarne il valore.

Dall’analisi operata è emerso che il Vam delle colture più importanti dal punto di vista economico (seminativo, frutteto, orto, prato) si aggira sui 40.000 euro/ha, con un massimo al Nord pari a 52.000 euro/ettaro e il minimo nel Centro, 20.000 euro/ettaro. La presenza dell’irrigazione discrimina in modo significativo il valore, introducendo una differenza fra irriguo e non irriguo pari a 13.500 euro/ha. In termini percentuali tale differenza è più elevata al Centro-Sud (60-80%) rispetto al Nord (39%) a causa delle differenze climatiche. Il beneficio prodotto dall’irrigazione si differenzia, oltre che per latitudine geografica anche per colture praticate.

Nei seminativi, mediamente, l’incremento di valore riconducibile all’irrigazione è pari a circa il 27%. Il contributo massimo si registra per i suoli a colture specializzate: frutteto (+35%) e orto (+82%). Significativo è pure il contributo fornito al valore dei prati (+48%) che, nel Nord, richiedono elevati volumi d’acqua.

Un ettaro irrigato produce il 30% in più di un ettaro non irrigato ma soprattutto l’84% dell’agroalimentare italiano deriva italiano deriva dall’agricoltura irrigua, che è servita su tutto il territorio nazionale dai consorzi di bonifica”, ricorda Francesco Vincenzi, presidente Anbi. Insomma, “davanti alle sfide che ci aspettano, come i cambiamenti climatici, la forte urbanizzazione ma soprattutto la voglia di made in Italy, di agroalimentare italiano nel mondo– prosegue Vicenzi- l’irrigazione e il mondo dei consorzi di bonifica sono strategici per il nostro Paese, un asset importante che dobbiamo affrontare con lungimiranza ma soprattutto mettendo campo da una parte il bagaglio di conoscenze che abbiamo ma anche con ricerca e innovazione, per vincere la sfida dell’uso razionale dell’acqua”.

Intervista a Massimo Gargano (direttore generale Anbi)

L’intervento di Claudio Duringon (sottosegretario al Lavoro e alle politiche sociali)

Di fronte alla situazione che vive il Paese, alle prese con i cambiamenti climatici e una fragilità idrogeologica che proprio le opere di bonifica dell’Anbi cerca di limitare, a tutela di produzione, territorio e vita, “credo che la risposta più seria sia quel decreto del ministero delle Politiche agricole che domani riconoscerà i consorzi di bonifica sul piano degli invasi e i progetti eletti. La stessa cosa accadrà per quanto riguarda il Piano irriguo nazionale, abbiamo regalato al Paese tanta progettualità esecutiva per fare occupazione, dare sicurezza ai cittadini e per un sistema, quello dei Consorzi di bonifica”, dice Massimo Gargano, direttore generale Anbi.

Una rete, quella dei consorzi, “che dice: non continuiamo a contare i danni della siccità. Non continuiamo a contare i morti, soprattutto, dovuti ai cambiamenti climatici e al nuovo modo di manifestarsi delle acque, ma rispondiamo con un territorio sicuro, efficace, efficiente e mantenuto- dice Gargano-. Questa è la nostra missione ed è quello che stiamo facendo con orgoglio in tutto il Paese”.

Ciò detto, “alla politica, soprattutto alle Regioni del Mezzogiorno, chiediamo di avere il nostro stesso passo e di liberare questa grande potenzialità”, conclude Gargano. “Sono fiero dei Consorzi di bonifica perché vengo da un padre che lavorava nei consorzi della bonifica e so cosa significa”, dice quindi Claudio Durigon, sottosegretario al ministero del Lavoro, intervenendo all’incontro dell’Anbi, quindi “comprendo e vado oltre il grande lavoro che deve tornare al centro di tuti gli organismi intermedi”, perché “è importante la progettualità delle associazioni” per “dare progettualità al Paese”.

Da questo punto di vista “la risorsa idrica è determinante e fondamentale” prosegue Durigon: “oggi sarò la voce di ascolto, non prometto niente ma sarò una voce che porterà al ministro delle Politiche agricole e del Turismo Gian Marco Centinaio il valore di queste progettualità”. Questo, conclude, per un “obiettivo e una lobby comune per il cambiamento della direttiva europea, che dovremo fare insieme in Parlamento, per trovare una soluzione definitiva all’impianto idrico in Italia perché da lì dobbiamo ripartire, da lì dobbiamo rilanciare l’economia e l’occupazione in agricoltura”.

Insomma, un impegno, quello per la rete irrigua e la sicurezza idrogeologica, che è centrale “in un Paese dove piove oltre mille millimetri di acqua solo il 10% viene trattenuto, il rewsto va a mare”, conclude Francesco Vincenzi, presidente Anbi, “c’è da fare una grande riflessione, perché il bene acqua non possiamo permetterci che venga disperso ma deve essere trattenuto e distribuito non solo per l’agricoltura ma anche per la valenza ambientale e territoriale e economica che ha”.

L’’Acqua Tour 2018′ nell’ambito del Villaggio del Contadino Coldiretti, al Circo Massimo, proseguirà anche domani. Numerosi gli appuntamenti, con cui le Anbi di Abruzzo, Lazio, Marche, Toscana ed Umbria che animeranno uno stand, dove sarà presente anche un modello fisico, con cui i visitatori potranno approcciarsi ad un esempio di difesa idrogeologica del territorio. Obiettivo primo dell’iniziativa resta quindi quello di evidenziare le possibilità economiche ed occupazionali, derivanti da uno sviluppo della rete irrigua, inserita a pieno titolo tra le infrastrutture strategiche del Paese.

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6 Ottobre 2018
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