La corsa di Nada, dalla Palestina alle Olimpiadi di Buenos Aires

ROMA – “Quando chiediamo ai nostri atleti quale sia il loro sogno, ci rispondono sempre la stessa cosa: sollevare la bandiera palestinese alle Olimpiadi. Nada, a 16 anni, potrà farlo. Deve tutto alla sua tenacia, ma a noi piace pensare che oggi sia a Buenos Aires anche grazie al nostro aiuto”. A raccontare l’avventura di Nada Ghroof all’agenzia ‘Dire’ è Lavinia Rosa, responsabile dei rapporti con la Palestina di Ponti non muri (Pnm), associazione no profit fondata nel 2006 a Sassari. Rosa segue vari progetti, tra cui quello di atletica leggera a Gerico: “Ho conosciuto Nada quando aveva undici anni, era tra le atlete più piccole. Già allora era testarda, si allenava con tenacia e non smetteva finché non raggiungeva il suo obiettivo”.

Dalla corporatura minuta, “sa compensare con la determinazione e il sorriso grande”. Tutte qualità grazie alle quali Nada, 16 anni, partecipa alle Olimpiadi giovanili, in Argentina fino al 18 ottobre, dove gareggia negli 800 metri. “E’ una grande emozione per lei, per la sua famiglia ma anche per i tanti ragazzi palestinesi che amano lo sport” dice la responsabile di Ponti non muri. Che sottolinea come mancanza di strutture e risorse renda difficile a questi atleti praticare lo sport: “A Gerico sosteniamo la squadra locale fornendo attrezzature e scarpe da corsa resistenti. Nella città palestinese la pista d’atletica non c’è e i ragazzi devono allenarsi su strada”.

A Buenos Aires “Nada dovrà competere con giovani da tutto il mondo, ben equipaggiati e abituati ad allenarsi su piste comode. Sarà una bella sfida per lei, ma la sua forza la sosterrà”. Secondo l’operatrice, però, non si tratta solo di una gara sportiva: “Spesso i nostri ragazzi sono convinti di non essere all’altezza dei coetanei stranieri. A volte non si sentono neanche atleti. E’ importante invece che credano in loro stessi, e nelle loro capacità”. E vedere una loro coetanea alle Olimpiadi – la terza palestinese a partecipare in questa edizione, assieme a un nuotatore e a un lottatore di arti marziali – è il modo giusto “per convincerli che anche loro, se vogliono, possono farcela”.

6 ottobre 2018
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