Welfare

Dispersione scolastica, Italia in fondo alla classifica europea

ROMA – Dati allarmanti per quel che riguarda la dispersione scolastica in Italia. A fronte di una media europea che si aggira intorno all’11%, il nostro Paese si attesta in fondo alla classifica con il 15% dei ragazzi che abbandonano gli studi prima del termine. A rivelarlo è ‘Ghost’, la prima indagine nazionale sul fenomeno Neet, a cura dell’associazione WeWorld in collaborazione con la cooperaTIVA ‘La Grande Casa’-Cnca, la rivista ‘Animazione sociale’ e il patrocinio dell’Anci.

ragazzi scuola cellulare

Dall’indagine emerge quindi un divario consistente con gli altri Paesi europei, come ad esempio la Germania (9,5% di dispersione scolastica), la Francia (8,5%) e il Regno unito (11,8%). Il divario aumenta se si guarda al sud Italia e alle Isole: in Sardegna – regione con la più alta percentuale di giovani che lasciano gli studi – la dispersione raggiunge addirittura il 24,3%, a seguira la Campania (22,2%) e la Puglia (19,9%). Precursori della condizione neet, il contesto sociale, quello economico, la situazione familiare e il percorsi scolastici ‘accidentati’ (bocciature, interruzioni, cambi di indirizzo). Sempre secondo l’indagine, un ruolo determinante lo assume la famiglia: genitori con un titolo di studio basso avranno con molte probabilità figli poco istruiti.

Nel corso dell’indagine sono state inoltre raccolte le storie di 42 neet di 7 città: Torino, Milano, Pordenone, Palermo, Napoli, Roma e Bari. In queste storie emerge quanto la scuola, intesa come ambiente educativo, appaia poco presente e poco viva, una scuola che non entusiasma e crea poca appartenenza. Quasi del tutto assente è infatti l’esperienza dell’ordinamento scolastico sia nel passaggio verso le superiori, sia verso i percorsi successivi. Un altro aspetto importante della ricerca è il sondaggio nazionale – condotto da Ipsos – che ha coinvolto mille giovani per chieder loro un giudizio sui neet. Questi ultimi per gli intervistati sono visti come fannulloni, chiusi e con poca fiducia nella società e nel futuro.

di Ugo Cataluddi

Giornalista

6 ottobre 2015
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