‘Maturi’ (e a piedi) in Islanda, l’avventura di 8 ragazzi in presa DIREtta – 4° puntata

BOLOGNA – Hanno fatto l’esame di maturità e, a differenza di tanti diciottenni che si buttano in estati di sfrenato divertimento tra spiagge e discoteche, loro hanno pensato di festeggiare questo importante traguardo in modo diverso. Con un viaggio-scoperta, faticoso e introspettivo. Ma rigorosamente in squadra: perchè questi otto ragazzi di Bologna, che si sono ribattezzati ‘Il Gregge‘, da anni sono abituati a camminare (e faticare) insieme, facendo trekking ed escursioni in giro per l’Italia. E così hanno voluto fare anche per il loro viaggio della maturità. Scegliendo un posto davvero speciale: l’Islanda. Un viaggio immersi nella natura per lasciarsi conquistare da scenari mozzafiato. Un percorso avventuroso che non dimenticheranno facilmente. Il loro viaggio è cominciato il 16 luglio e finito il 24. Oggi vi raccontiamo la quarta puntata.

I protagonisti:

PIOGGIA E BALOTTE AD EMSTRUR

Álftavatn – Emstrur – 20 luglio

Dopo la meravigliosa serata in riva al lago, il 20 luglio comincia con frenesia a causa del maltempo, che ci fa temere un’imminente acquazzone. Il risveglio è veloce, beviamo una tazza di tè tutti assieme e siamo pronti a partire. Studiando la carta ci accorgiamo subito che in giornata attraverseremo numerosi fiumi, dalle basse temperature e dalle forti correnti.

Lasciato il rifugio da poche centinaia di metri ecco il primo fiume, che ovviamente non è provvisto di ponte. Ci dividiamo subito in due gruppi, il primo prudentemente preferisce calzare i sandali, mentre l’altro, per pigrizia, preferisce risalire il fiume alla ricerca di un guado per attraversare il corso d’acqua con gli scarponi addosso.

Infine ci riuniamo sull’altra sponda dove, mentre ci prepariamo per continuare il cammino, ammiriamo un paesaggio differente da quello dei giorni precedenti. Infatti, l’assenza di fumarole permette la crescita di numerosi muschi, che si sviluppano rigogliosi sulle cime delle montagne, dipingendole di verde. Nelle valli il colore predominante è il nero della sabbia vulcanica, sulla quale crescono solo piccoli ciuffi d’erba tinti da qualche fiorellino violaceo.

Il cammino non prevede grandi dislivelli, infatti dopo aver superato un paio di collinette ci troviamo a percorrere una lunga vallata, costeggiata da numerose montagne. E’ qui che scorgiamo per la prima volta le pendici di un ghiacciaio che, nonostante la sua lontananza, influenza il nostro cammino. Infatti, il percorso ci impone di attraversare un fiume formatosi a causa dello scioglimento della neve. Questa volta non ci sono dubbi: per attraversarlo bisogna avere ai piedi i sandali. L’acqua è gelida e parecchio agitata.

Il primo a passare è la nostra guida: il Pastore. Velocemente lo raggiungiamo tutti e ci rimettiamo in cammino per riscaldare i nostri piedi congelati.Percorso qualche chilometro, troviamo un punto riparato dove fermarci per mangiare e riposare prima degli ultimi chilometri. Il sentiero che ci porta al rifugio non presenta difficoltà altimetriche, le uniche insidie sono i fiumi, ma fortunatamente sono tutti provvisti di ponte.

La strada pianeggiante ci permette di camminare tutti insieme, chiacchierando senza faticare eccessivamente. Arrivati al rifugio, piantiamo rapidamente le tende mentre dal cielo scendono le prime gocce di pioggia. Essendo presto per cenare ci rifugiamo in tenda per un breve momento di riposo dopo la lunga giornata di cammino.

La sera finalmente torna il sereno, così decidiamo di mangiare sui tavoli del rifugio. Durante la cena ci accorgiamo che una comitiva islandese si prepara a cucinare dei tortellini. Quest’ultimi sono inizialmente oggetto delle nostre fantasie di furto, ma ben presto ci rendiamo conto che sono preparati secondo una tremenda ricetta islandese: ripieni di formaggio. Se lo scoprissero le nostre nonne…

La nostra curiosità passa dai tortellini ai piccoli islandesi, che si divertono a giocare nella collina attorno al rifugio. Dopo le prime incertezze riusciamo a fare amicizia con un gruppetto di bambine, insieme a loro cantiamo e balliamo alcune hits internazionali e ci sfidiamo in gare di capriole, spaccate e ruote. Terminata la ricreazione torniamo alle nostre tende. Prima di coricarci, risaliamo stancamente la collina un’ultima volta per raggiungere i bagni e lavarci i denti. Rimaniamo in cima per una buona mezz’ora, giocando a carte e osservando il panorama, fino a quando il gelo non ci invita a scendere.

Tornati alle tende sull’accampamento regna il silenzio, la notte trascorre calma e per il giorno successivo si prevede un cammino tranquillo.

Fotogallery:

6 Agosto 2018
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