“Un cadavere del 2 agosto mai trovato”, l’ultima tesi di Priore

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BOLOGNA – Il cadavere di una delle 85 vittime ufficiali della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980 non sarebbe mai stato ritrovato. E’ la tesi contenuta nell’ultimo libro scritto dall’ex giudice Rosario Priore e dall’avvocato Valerio Cutonilli: “I segreti di Bologna“, edito da Chiarelettere. Alcune anticipazioni sui contenuti del volume, in uscita tra due giorni, sono state pubblicate oggi dal quotidiano ‘Il Tempo’ con un articolo di Gian Marco Chiocci. La strage di Bologna “costituirebbe un atto di rappresaglia del Fronte popolare per la liberazione della Palestina (Fplp), eseguito materialmente dal gruppo Carlos, per la violazione del lodo Moro da parte delle autorità italiane”, recita la presentazione del libro pubblicata sul sito della casa editrice: rispunta dunque la “pista palestinese”, rilanciata in passato da Priore ma archiviata nel 2015 dal gip di Bologna.

strageGli autori del libro, “esaminando i materiali delle commissioni Moro, P2, Stragi, Mitrokhin, gli atti dei processi e degli archivi dell’Est e documenti ‘riservatissimi’ mai resi pubblici”, ora disponibili in appendice al libro, “hanno tracciato- continua la presentazione- una linea interpretativa sinora inedita“. L’articolo de ‘Il Tempo’ si sofferma sull’ultimo capitolo: “Una donna che secondo la ricostruzione giudiziaria si trovava a oltre cinque metri di distanza da una valigia contenente la bomba- sintetizza il giornalista- non si è mai trovata. Scomparsa nel nulla quando invece i resti degli altri passeggeri uccisi nella sala d’aspetto, anche quelli posizionati più in prossimità dell’esplosione (in piedi oppure seduti lì vicino) sono stati tutti ritrovati“. Il corpo scomparso sarebbe quello della 24enne Maria Fresu, che era in stazione con la figlia Angela di tre anni: la vittima più piccola della strage.

Strage_di_Bologna_squarcioDopo l’esplosione, della 24enne “non si hanno più tracce. La donna– è uno stralcio del libro riportato nell’articolo- non compare nell’elenco dei feriti, né in quello delle persone decedute“, tanto che per alcuni giorni viene data per dispersa. Qui si inserisce la testimonianza di Silvana Ancillotti, amica di Fresu, che dichiarò come la 24enne non si fosse mai allontanata: questo in base ad un “verbale d’interrogatorio del 6 agosto redatto senza riportare il nome del funzionario della Polfer e con la firma in calce irriconoscibile dello stesso poliziotto”, si legge nell’articolo. Tempo dopo, fu trovato un pezzetto di guancia che fu attribuito a Fresu, nell’ipotesi che il corpo della donna si fosse completamente disintegrato trovandosi vicinissimo all’esplosione. Ma secondo Priore e Cutonilli “la perizia medico-legale del professor Giuseppe Pappalardo dimostra oltre ogni ragionevole dubbio che Maria Fresu, la figlia e le due amiche si trovavano dalla parte opposta della sala d’aspetto a quella dove era stata posizionata la bomba”, riferisce il giornalista, riportando un altro passaggio del libro: se i cadaveri delle vittime collocate nell’area più prossima alla deflagrazione “sono rimasti sostanzialmente integri, com’è possibile che a disintegrarsi sia stata invece una donna posizionata in una zona ancora più lontana dal luogo dell’esplosione?”. Inoltre, continua l’articolo, gli effetti personali di Fresu sono stati rinvenuti intatti: carta d’identità, una valigia e a una giacchetta.

P. Bolognesi

Per quanto riguarda l’attribuzione del frammento di pelle alla 24enne, nel libro viene spiegato che gli esami riscontrarono un gruppo sanguigno diverso rispetto a quello conosciuto di Fresu. Il medico legale affermò che il frammento era compatibile in base al fenomeno della “secrezione paradossa”, in base al quale può accadere “che un individuo mostri nei suoi liquidi sostanze gruppo specifiche diverse da quelle che ha nel sangue”, continua l’articolo. Una tesi però smentita oggi dal medico legale Giovanni Arcudi, docente dell’Università di Tor Vergata, intervistato sempre da ‘Il Tempo’. L’esperto afferma che “non esiste una tesi del genere. È ampiamente superata dai test di oggi, ma anche negli anni 70-80 era già priva di qualsiasi valenza scientifica”. Dunque, “è impossibile” che si confondano tra loro due gruppi sanguigni diversi, dichiara Arcudi. Di conseguenza, se il frammento “non può essere attributo alla donna scomparsa, deve essere necessariamente attribuibile a un’altra donna di gruppo sanguigno ‘A’. Ma nessuno dei cadaveri delle donne sfigurate aveva un gruppo A‘. Le altre donne morte hanno il volto integro”, continua l’articolo.

Paolo Bolognesi

Paolo Bolognesi

Così, Priore e Cutonilli scrivono: “Nei processi bolognesi è stata esclusa la possibilità che persino i pochi filamenti di un circuito elettrico siano andati persi. Impossibile, quindi, che a sparire per errore sia stato un cranio o un cadavere rimasto in parte integro. La restante spiegazione è che il 2 agosto 1980 qualcuno si sia precipitato a Bologna per inquinare la scena del crimine“. Maria Fresu “è con assoluta certezza- scrivono gli autori- una vittima innocente della strage e merita giustizia. La sparizione del cadavere, se realmente avvenuta, può essere dovuta solo a un occultamento più ampio e che aveva necessariamente altre finalità. Ma un attentato, pianificato dal trasportatore dell’esplosivo e perfettamente riuscito, non rende necessario un inquinamento del genere”.

di Maurizio Papa, giornalista professionista

6 Lug 2016
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