Mafia in appalti Fiera Milano, soldi in contanti sui camion verso la Sicilia - DIRE.it

Lombardia

Mafia in appalti Fiera Milano, soldi in contanti sui camion verso la Sicilia

Expo-Milano-2015

MILANO – Ruota tutta attorno alla Nolostand, società interamente partecipata dalla Fiera di Milano, l’inchiesta della Dda di Milano che ha rivelato infiltrazioni mafiose negli appalti della Fiera e anche di Expo. Questa società, ora commissariata per ordine del giudice su richiesta della Dda, si occupava del montaggio e smontaggio di stand fieristici in affidamento diretto da parte della Fiera. Lavorava per la Fiera sempre, non solo nel caso di Expo. Infatti il fatturato in tre anni è stato di 20 milioni di euro. Di fatto c’è che la Nolostand lavorava per la Fiera in una sorta di regime di ‘monopolio’, in assenza (sembra assurdo, ma la legge prevede questa possibilità) di gare pubbliche, come è stato spiegato durante la conferenza stampa di questa mattina in procura a Milano.

In cosa consistevano le infiltrazioni? Nel fatto che la Nolstand, a sua volta, affidava in appalto i lavori di gestione degli stand a imprenditori (il consorzio Dominus e altre società riconducibili a Giuseppe Nastasi, figura chiave dell’inchiesta) legati a Cosa Nostra e in particolare alla famiglia Pietraperzia di Enna, tanto che è stato documentato un flusso di denaro (rigorosamente in contanti) che da Milano partiva alla volta della Sicilia.

“Siamo di fronte- ha detto il procuratore aggiunto Ilda Boccassini- a imprenditori siciliani in sodalizio criminoso con imprenditori lombardi e purtroppo, come da manuale, hanno una consistenza di nero incredibile, ma veramente incredibile. Parte di questo nero è stato portato anche in Sicilia: il primo carico viene intercettato qualche mese fa, abbiamo valutato insieme con la Gdf se intercettare il camion e alla fine lo abbiamo fermato a Napoli prima che si imbarcasse per la Sicilia”. L’autista, Liborio Pace (uno degli arrestati oggi, stretto collaboratore di Giuseppe Nastasi) stava portando in Sicilia 400.000 euro.

Figura centrale dell’indagine è Giuseppe Nastasi, amministratore di fatto di diverse società tra cui il consorzio Dominus Scarl, che ha intrattenuto molti rapporti con Nolostand e lavorava in appalto per allestire gli stand fieristici. L’indagine ha evidenziato una grande mole di fatture false, emesse per lo più da società cartiere per operazioni inesistenti, e una successiva “ripulitura del denaro, ha spiegato il pm Sara Ombra, che in parte finiva in Sicilia e in particolare al clan Pietraperzia.

gdf_guardia finanzaA casa di Nastasi, ha spiegato Boccassini, sono stati trovati “luoghi di imbosco con doppio fondo per occultare denaro contante“. Contante in nero che nastasi, ha spiegato il pm Sara Ombra, utilizzava anche per scopi personali, come vacanze o arredamento. “Stamattina gli uomini della Gdf stanno sentendo come informate sui fatti alcune persone che noi ritenimao utili. Tra loro ci sono anche gli operai a cui si erano rivolti i Nastasi per creare i doppi fondi nell’abitazione”, ha detto ancora Boccassini. L’indagine dunque ha evidenziato la “complicità di vari imprenditori, disposti a fare fatturazioni false, che avevano un rapporto privilegiato con la società Ente fiere di Milano”. E lavoravano sempre per la Fiera, ha sottolineato Boccassini, in modo continuo. “Due mesi fa è stato rinnovato il contratto per altri due anni”. Tanto che il fatturato emerso nel periodo di tre anni e ‘spulciato’ dalle indagini è di 20 milioni di euro. Tanti i conti esteri individuati dagli inquirenti, in Slovacchia, Romania, Liechtenstein, a cui la Procura di Milano ha chiesto collaborazione. Alcuni documenti bancari già pervenuti, oggi sono scattati i sequestri dei conti correnti in Litcheinstein. Prima non si poteva perchè con la ‘discovery’ altrimenti gli indagati sarebbero venuti a saperlo.

giustiziaTra gli arrestati di oggi c’è anche un avvocato del Foro di Caltanissetta, Danilo Tipo, accusato di riciclaggio. Uno dei soggetti con cui più Nastasi intratteneva rapporti, Liborio Pace (già in passato finito sotto inchiesta per 416 bis ma poi prosciolto), aveva una grossa somma di denaro e lui “si è prestato a portarla in Sicilia” ha spiegato Boccassini. E’ stata fermato e sull’auto è stata trovata la somma di 300.000 euro. “In prima battuta ha dichiarato che era il nero ricevuto da un cliente, che comunque è un illecito. Ora vedremo cosa dirà durante l’interrogatorio di garanzia”, dice ancora Boccassini.

In passato le infiltrazioni mafiose individuate in Lombardia erano spesso calabresi. “Questa indagine è importante– dice Boccassini- perchè segnala, in questo caso, infiltrazioni da parte di Cosa Nostra. Abbiamo legami con famiglie importanti di Cosa Nostra come gli esponenti della famiglia Accardo di Calstevetrano”. Verso queste famiglie mafiose, spiega ancora il procuratore aggiunto, Nastasi mostra grande rispetto e si mette a disposizione.

Quello emerso in questa indagine, spiega anche il Gico della Gdf, è “uno schema da manuale, ma non per questo banale. Ci sono tutti gli aspetti della criminalità organizzata, i silenzi, le connivenze e tutto ciò che attiene ai metodi mafiosi“. Al lavoro, oggi, ci sono 150 finanzieri su sei province, lombarde e siciliane. Nel corso dell’indagine è già stati sequestrato un milione in euro in contanti: i 400.000 euro trovati a bordo del camion diretto in Sicilia (guidato da Liborio Pace), i 300.000 che aveva l’avvocato più altri soldi in contanti trovati nella casa di Nastasi.

di Marcella Piretti, giornalista professionista

6 luglio 2016
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