Politica

Mdp lancia “l’Alleanza Democratica”: la sinistra si prepara al voto a settembre


ROMA – “Dobbiamo riunire la sinistra a sinistra del Pd: Pisapia e anche altri potrebbero guardare a questo schieramento“. È da poco passato mezzogiorno quando Enrico Rossi, davanti a un centinaio di quadri di Mdp riuniti da quasi due ore, chiede di accelerare la rinascita del centrosinistra: “Le forze che vogliono costruire questa Alleanza democratica si ritrovino subito già il primo luglio, sennò che inizio di campagna elettorale è? La rimandiamo a dopo?”. Il primo luglio è il giorno del grande appuntamento romano organizzato da Giuliano Pisapia per riunire chi sta a sinistra del Pd.

Rossi non è l’unico ad avere fretta. Miguel Gotor parla di elezioni il 24 settembre. “Parliamo con Pisapia, con Civati- dice il senatore- per arrivare al 5% servono due milioni di voti“. Qui nessuno ha dubbi: il Pd, spalleggiato da Fi, M5S e Lega, vuol correre al voto. “L’accordo sulla legge elettorale- assicura Alfredo D’Attorre- è stato fatto apposta per interrompere la legislatura”.

Rossi detta i tempi: “Sinistra italiana va in piazza il 18 giugno, non credo potremmo avere problemi ad andare in piazza con loro. Arriviamo al primo luglio già con dieci schede programmatiche da discutere con gli elettori”. Mentre il governatore della Toscana parla, al tavolo degli oratori ci sono Francesco Laforgia, Doris Lo Moro, Roberto Speranza, Arturo Scotto.

La scelta del leader e dei candidati non può che essere un passaggio democratico– aggiunge perorando la causa delle primarie e delle parlamentarie- il tempo stringe, la cucina politica deve andare avanti. Guarderei a Sinistra italiana, a quella parte di socialisti che hanno deciso di non seguire Nencini”. Poi, però, avverte: “Un’ammucchiata arcobaleno, una mera sommatoria sarebbe un altro errore, altra cosa è un processo democratico partecipato su programma e candidati. C’è molto da lavorare ma la via mi pare questa”.

Niente ammucchiate, chiede Rossi. Ma tra i presenti c’è chi è più pragmatico. “Dobbiamo preparare un’arca di Noè che riesca a salvare la sinistra– ammette un ragazzo- poi verrà il momento di un processo costituente”.

Arturo Scotto scruta l’orizzonte: “Se il ministro degli Esteri dice che la legge elettorale è incostituzionale vuol dire che i toni si stanno alzando. Quella di Alfano è una dichiarazione prodromica, non do nulla per scontato, a partire dal voto sulla manovrina al Senato“. Anche l’ex capogruppo di Si alla Camera chiede di non perdere tempo: “Dobbiamo avere in testa la data del 24 settembre. Innanzitutto c’è il tema del posizionamento politico che va sciolto. Per me è inevitabilmente alternativo a Renzi: l’unico modo per ricostruire il centrosinistra è votare chi si batte contro le larghe intese. Quando Renzi dice di non volere più i piccoli partiti in Parlamento, ci dà un assaggio di quella che sarà la sua campagna elettorale”.

In tanti, tra quelli che prendono la parola, nominano Civati e Fratoianni. Pisapia è scontato. Gli altri sono necessari, osservano, se si vuole ricostruire il centrosinistra. Scotto: “Per me la parola centrosinistra è un esorcismo, utilizzare quella parola in questo passaggio significa evitare la deriva già vista e già bocciata dagli elettori di un assemblaggio di sigle”. Il confronto, insiste, deve avvenire “senza paletti, sulle basi di condivisione democratica e prospettiva di governo. Dobbiamo confrontarci con tutti- conclude- compresi i trotzkisti dell’Illinois”. In sala ridono. Qualcuno ricorda amaro: “Nei ‘Blues brothers’ i nazisti dell’Illinois finivano giù da un ponte, speriamo che per i trotzkisti sia diverso”.

6 giugno 2017
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