Toscana

Sesto fiorentino, tonfo Pd. Ballottaggio con il no inceneritore

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FIRENZE – Mai così male, mai così poco. Sesto Fiorentino, 4 del mattino. A scrutini in corso c’è già un primo dato incontrovertibile, prima ancora del ballottaggio di domenica 19 giugno: il Pd è franato dal 48,49% del maggio del 2014 al 28,66%. La spaccatura interna nel segno dell’ex sindaco Sara Biagiotti, defenestrata da 8 consiglieri ‘dem’ nel luglio del 2015, poi espulsi dagli organi regionali, si è riverberata anche nell’elettorato che, spezzandosi, ha cacciato il Partito democratico 20 punti tondi più in basso. Tradotto in cifre il classico ‘tonfo’ politico parla di 6.849 voti bruciati in due anni (erano 13.101 nel 2014).

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Lorenzo Falchi e il brindisi di stanotte

Sempre a scrutinio in corso c’è un altro dato certo: il ‘partito’ del no inceneritore, del no aeroporto, è maggioranza assoluta a Sesto visto che la somma del fronte tocca quota 56,61% dei voti. Due premesse di peso, decisive, che spalancano la strada ad un altro unicum in quel di Sesto: sarà ballottaggio appunto tra Lorenzo Zambini, il candidato a sindaco del Pd appoggiato dalle civiche ‘Sesto siamo noi’ – ‘Sesto civica’, e Lorenzo Falchi, candidato di Si e della civica ‘Per Sesto’. Nella rossa ‘Sestograd’, che nel 2004 aprì il decennio di Gianni Gianassi con percentuali bulgare, incoronandolo con il 76,1% dei voti, il ballottaggio non poteva che essere a sinistra. La colazione di Zambini (ex vicesindaco durante la guida Biogiotti) che si ferma al 32,56%; quella di Falchi al 27,4%. Cinque punti di scarto e di vantaggio ma con la soglia del 50% lontanissima, 18 gradini più avanti. Che a guardarla oggi sembra un’arrampicata sull’Everest, perché se Zambini appare inchiodato a quel 32%, Falchi ha dalla sua la prospettiva di raddoppiare il bottino e sfondare il muro del 50%.

E qui tornano in ballo i due temi crocevia della campagna elettorale: inceneritore e aeroporto. Su queste due partite il Pd (padre a madre delle due opere) e Zambini non hanno praticamente possibilità di strappare accordi a sinistra, né tanto meno con il M5s. Più semplice, invece, l’operazione ‘tutti insieme appassionatamente’ per l’altro Lorenzo, lo sfidante che da qui ai prossimi giorni si getterà nella definizione della piattaforma anti-dem, corteggiando in primis Maurizio Quercioli, l’uomo di Rifondazione comunista- appoggiato anche da Alternativa libera- che si presenterà al tavolo con una dote pesante: il 19,19% (due anni fa fu il 18,23%), ovvero 4539 voti. Così come proverà a costruire un minimo comune denominatore con il M5s, ultimo tra i 5 sfidanti ma in doppia cifra: Pietro Cavallo, infatti, ha totalizzato il 10,02% delle preferenze.

falchi2Relegato alla panchina c’è poi il centrodestra con il 10,8% di Maria Tauriello che ad oggi, con questi numeri, è complicato possa rientrare in partita. Anche perché la vera sfida è a sinistra, visto che anche con un ipotetico asse Pd – Fi (solo Forza Italia, perché la Lega difficilmente ci starebbe) dell’ultimo tuffo il 50% resterebbe ugualmente un traguardo lontanissimo. Fin qui numeri secchi e somme algebriche. Al dato complessivo però manca un pezzo su cui sicuramente proverà a far leva Zambini: l’affluenza. A Sesto ha votato il 63,3% degli aventi diritto. Dieci punti in meno del 2014, 14 rispetto al 2009. Dato leggermente superiore alla media nazionale ma ugualmente deficitario, che fa pensare ad una cosa: il Pd ha spazio per riportare in casa qualche voto.

di Diego Giorgi, giornalista professionista

6 giugno 2016
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