VIDEO | Mondoreligioni, la scuola? “Abbatte i pregiudizi”

La Dire alla tre giorni romana di dibattiti, presentazioni di libri e riflessioni sui temi della diversità e del confronto tra fedi e culture
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ROMA  -“I pregiudizi si combattono e sconfiggono a scuola, con l’incontro quotidiano e anche con le armi dell’ironia”: lo dice Raisa Labaran, 27 anni, italiana e bresciana, animatrice dei Giovani musulmani d’Italia e presidente di Mai più islamofobia.

 

Il colloquio con l’agenzia Dire si tiene a margine del festival Mondoreligioni, tre giorni romana di dibattiti, presentazioni di libri e riflessioni sui temi della diversità e del confronto tra fedi e culture. Padre ghanese e madre nigeriana, laureanda in Scienze infermieristiche, Labaran sottolinea che “purtroppo in Italia non si ha una percezione corretta di chi sono i musulmani, di quanti siano e di quanto sia numerosa la comunità islamica”. La conferma durante il festival, quando i relatori di una tavola rotonda chiedono agli studenti di alcuni istituti superiori quanti siano nella Penisola le moschee e i centri di preghiera. La risposta giusta sarebbe 1.300 ma dal pubblico c’è anche chi, senza considerare gli spazi privati, sussurra dieci. “Ci sono dati molti frammentari” commenta Labaran. “I giovani musulmani, che sono cittadini italiani e che frequentano le scuole italiane, cercano ogni giorno di andare contro informazioni scorrette e pregiudizi”. La speranza, però, nasce proprio nelle aule, nei cortili e nei luoghi d’incontro dei ragazzi. “Le scuole – sottolinea Labaran – hanno un ruolo importantissimo nell’integrazione, nell’inclusione e nel cercare di creare ponti, con l’obiettivo della convivenza e della pace”.

Temi, ostacoli e traguardi discussi a Mondoreligioni anche nel dibattito su ‘Sotto il velo’, libro a fumetti di Takoua Ben Mohammed edito da Becco Giallo nel 2016. “Pagina dopo pagina si demoliscono gli stereotipi legati alle ragazze musulmane” dice Labaran. “Credo sia uno strumento utile, anche ironico e simpatico, per rispondere a domande nate dall’ignoranza o dalla mancanza di informazioni e conoscenza”.

POUNEKROZOU (LE RESEAU): RELIGIONI UNITE PER LA PACE

Se non strumentalizzate a fini politici, le religioni possono contribuire in modo decisivo alla pace: lo sottolinea Herman Pounekrozou, attivista dell’associazione Le Reseau, in un’intervista con l’agenzia Dire dedicata al suo Paese di origine, la Repubblica Centrafricana. Secondo Pounekrozou, “la causa principale della crisi non sono state le religioni, come pure è stato raccontato, quanto piuttosto le lotte per il potere”.


L’attivista cita le iniziative in favore della pace e del dialogo sviluppate sia dal cardinale Dieudonne Nzapalainga, l’arcivescovo di Bangui, che dall’imam Layama Kobine, presidente della Comunità musulmana centrafricana. Secondo Pounekrozou, “su base religiosa non possiamo arrivare a dividerci ma solo a unirci e a cercare vie che portano alla riconciliazione, al vivere insieme”.

La Repubblica Centrafricana è stata segnata da un conflitto civile che dal 2012 ha provocato migliaia di morti e costretto oltre un milione di persone a lasciare le proprie case. A contrapporsi sono state in particolare la Seleka, un’alleanza nata nelle regioni del nord-est a maggioranza musulmana, e gli Anti-balaka, una milizia radicata nel sud etichettata spesso come cristiana. A riconoscere il ruolo delle religioni per la riconciliazione è stato anche il capo della missione di peacekeeping dell’Onu nella Repubblica Centrafricana, Mankeur Ndiaye, che questa settimana ha incontrato il cardinale Nzapalainga, l’imam Kobine, il nunzio apostolico Santiago de Wit Guzman e il pastore Nicholas Nguerekoyame, presidente dell’Alleanza evangelica. Con Le Reseau, un’associazione che promuove campagne di sensibilizzazione e solidarietà, Pounekrozou sta partecipando al festival Mondoreligioni all’Istituto San Gallicano.

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6 Aprile 2019
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