Pd esperienza finita, i Democratici di Sinistra ripartono da Landini?

ROMA – “Nessuno ne parla ma tutti lo sanno: nel Pd ormai ci sono due identità separate, bisogna solo aspettare che Renzi si metta ‘in marcia’ e si crei il suo movimento”.

Parola di un dirigente Dem che, interpellato sulla prossima assemblea nazionale che dovrà eleggere il nuovo segretario o chi dovrà guidare il Pd fino al prossimo congresso, racconta un possibile scenario: “Renzi e i suoi stretti collaboratori- prosegue- ogni giorno cercano di marcare il territorio, di far vedere che è sempre lui a dirigere e comandare. Ma non è più così e man mano che il tempo passa avrà sempre meno gente con lui”.

“Da questa parte- sottolinea- c’è già Gentiloni, Franceschini, Orlando, Emiliano e stanno arrivando molti altri. Certo, ci manca ancora un leader ma una volta che ci metteremo d’accordo sulla nuova fase da aprire si troverà anche quello (e qualcuno, sondaggi alla mano, pensa che potrebbe essere proprio Paolo Gentiloni quando nascerà il governo Lega-M5S)”.

Uscendo fuori dal recinto del Pd, invece, si presenta anche un altro scenario. Da più parti viene giudicata ‘folle’ la decisione del Pd di ritirarsi in tribuna a guardare giocare gli altri. Una posizione che alla fine rischia di penalizzare sempre di più i Dem rendendoli non più spendibili in termini politici. Anche in questo scenario si dà per scontato che Renzi si creerà il suo nuovo movimento-partito.

Alcuni sondaggisti hanno già pesato questa possibile nuova formazione e pensano possa contare su una base elettorale valutata tra il 10-15%. A quel punto Renzi, prosegue il ragionamento, potrebbe giocarsela anche per conquistare l’elettorato di Forza Italia, al momento sotto attacco della Lega di Matteo Salvini.

In molti, infatti, danno per scontata la rottura tra il leghista e Berlusconi, e si dicono sicuri che la Lega con la sua forza attrattiva sarà capace non solo di portare con se gran parte dei parlamentari berlusconiani ma anche il suo elettorato. Con il movimento di Renzi in campo le cose per Salvini potrebbero complicarsi. Perché un Berlusconi spiazzato e fuori gioco alla fine potrebbe spingere più su Renzi che sul leader leghista.

In questo caso, fanno notare alcuni sondaggisti e analisti, non sarebbero necessarie modifiche alla legge elettorale perché, spiegano, l’attuale non funziona quando ci sono tre aree politiche in campo, ma con quattro un’alleanza per formare il governo sarebbe molto più facile.

E il Pd senza Renzi che fine farà? Anche qui c’è un ragionamento.

In questa fase politica c’è bisogno di una strategia di contenimento, difensiva e di ridefinizione. Allo stesso tempo di attacco per contrastare la forza attrattiva del M5S che si è già portato a casa milioni e milioni di voti Dem e che rischia di prenderseli tutti. Ora, visto che la rottura più drammatica che si è avuta con il Pd a guida Renzi è stata con il mondo del lavoro da qui bisogna ripartire, questo il perimetro.

Un ritorno alle origini, magari riprendendo in mano i Democratici di Sinistra (un simbolo tuttora vivo e vegeto dal punto di vista legale). In Italia si potrebbe pensare una operazione sulla scia della prossima probabile vittoria dei Laburisti guidati da Jeremy Corbyn in Gran Bretagna.

Riagganciare il mondo del lavoro, attraverso questo collegarsi all’universo giovanile che vedrà presto svanire nel nulla tutte le belle promesse fatte in campagna elettorale dal Centrodestra e dal M5S e attraverso loro il mondo della scuola.

Operazione non semplice, ma che servirebbe a riprendere una propria identità. E dal mondo del lavoro dovrà arrivare il leader. Chi? Al momento c’è soltanto una persona capace di dare respiro a questa operazione politica, creando allo stesso tempo problemi al M5S: Maurizio Landini. Riusciranno a convincerlo a spendersi per far rinascere una sinistra riformista fondata sui giovani e il mondo del lavoro?

6 Aprile 2018
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