Messico, nativi e ambientalisti uniti per dire no al ‘treno Maya’

La legge in Messico prevede però che ai popoli nativi spetti l'ultima parola su ogni piano che riguardi il proprio territorio
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ROMA – Il presidente Lopez Obrador e altri rappresentanti del governo hanno persino preso parte a una cerimonia religiosa ai piedi della piramide di Chichén Itzá per ottenere dalla comunità locale il via libera alla costruzione di un controverso progetto: da dicembre è stato infatti lanciato il piano del Tren Maya, una nuova linea di 1.525 chilometri pensata per collegare lo stato di Chiapas alla penisola dello Yucatan, con l’obiettivo di rilanciare il turismo e l’occupazione.

Tuttavia il ‘treno Maya’ dispiace a molti nel Paese, perché non solo passerà attraverso le aree in cui risiede la comunità etnica dei Maya, ma anche perché riguarderà i principali siti archeologici della civiltà Maya, come quelli patrimonio Unesco di Cancun e Chichén Itzá.

Ora, come riporta al stampa internazionale, le istituzioni intendono accelerare la costruzione della ferrovia. Sono state annunciate le gare d’appalto per realizzare i vari tratti del progetto, che dovrebbe vedere la luce nel 2023. Ma anche se il governo ha promesso una particolare attenzione ai territori e locomotive a “emissioni zero”, le associazioni che difendono i diritti dei nativi si sono opposte, così come gli ambientalisti: il treno attraverserà anche la riserva naturale di Calakmul, che ospita la foresta tropicale più grande delle Americhe dopo l’Amazzonia.

La legge in Messico prevede però che ai popoli nativi spetti l’ultima parola su ogni piano che riguardi il proprio territorio, e per il momento i rappresentanti della comunità Maya hanno già opposto il loro fermo rifiuto.

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6 Marzo 2019
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