Estradato Pellegrinetti, era il boss della nuova Banda della Magliana

ROMA – Il 21 gennaio 2018, la polizia nazionale spagnola Udyco, a seguito di precise informazioni fornite dal Servizio Centrale Operativo e dalla Squadra Mobile di Roma in collaborazione con la Direzione Centrale Polizia Criminale- Scip- e la Direzione Centrale Servizi Antodroga, ha catturato, dopo anni di latitanza, uno dei piu’ pericolosi narcotrafficanti italiani rimasti ancora in circolazione, Fausto Pellegrinetti, 76 anni, inserito nella lista dei latitanti romani piu’ pericolosi.
La trentennale carriera criminale di Pellegrinetti gli aveva consentito di qualificarsi come uno dei principali broker mondiali della droga, conosciuti anche all’estero, strettamente legato alla banda della Magliana e al centro di interessi di ogni genere sull’asse Italia – Brasile – Spagna (dove, nel frattempo, si era rifugiato per sottrarsi alla cattura). Prima dell’arresto, il narcotrafficante era stato oggetto di un’articolata investigazione (conosciuta come operazione “Last Try”), condotta dalla Sezione Antidroga della Squadra Mobile di Roma e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia capitolina, che aveva riguardato le condotte criminose di alcuni reduci della Banda della Magliana. 

In passato Fausto Pellegrinetti era riuscito a sottrarsi alla cattura, stazionando prima nella zona di Marbella e, successivamente, quando era ormai troppo conosciuto dalla comunita’ iberica, spostandosi ad Alicante, temendo di essere riconosciuto nonostante avesse a disposizione documenti falsi che gli avevano garantito l’anonimato per ben 15 anni. Nel pomeriggio odierno, a conclusione dell’iter procedurale e grazie al supporto dell’Interpol e della Dcsa, Fausto Pellegrinetti e’ stato estradato in Italia e assicurato alla giustizia italiana. Uno dei piu’ potenti uomini della banda dei Marsigliesi e’ tornato nella citta’ capitolina, che aveva dato i natali ai suoi traffici illeciti, per scontare la condanna definitiva a ben 13 anni di reclusione segnando un pezzo di storia criminale romana che proprio oggi si conclude. 

Il superlatitante Fausto Pellegrinetti, alias Franco, Longo Enrico, Pennello Franco, Dedonese Giulio, appartenente alla nuova banda della Magliana, ricercato da oltre 15 anni, destinatario di ordine di esecuzione poiche’ condannato in via definitiva a 13 anni di reclusione per i reati di associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico e riciclaggio. Latitante da piu’ di 15 anni, e’ stato arrestato nel pomeriggio di domenica 21 gennaio mentre trascorreva la sua latitanza all’interno di un attico super lusso in via Paseo del Pintor Fernando Soria, al centro di Alicante, da una squadra di investigatori composti da Agenti della VII Sezione Narcotici Squadra Mobile di Roma, dello Sco e della Polizia iberica, quest’ultima attivata dall’Ufficio dell’esperto per la sicurezza della Dcpp-Scip di Roma, appartenente alla Dcsa del Ministero dell’Interno. Il pool di investigatori ha iniziato le indagini partendo dalla citta’ di Roma per giungere in Spagna, in particolare ad Alicante, avvalendosi di attivita’ tecnica con appostamenti e pedinamenti, grazie ai quali e’ riuscita ad individuare la rete di protezione del latitante che ha portato direttamente a Pellegrinetti. Personaggio di elevato spessore criminale, nell’ambito della criminalita’ organizzata romana, annovera pregiudizi per associazione finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti, reati contro il patrimonio, riciclaggio, ricettazione. E’ evaso il 22.10.1993 dalla clinica romana “Belvedere Mondello”, dove si trovava ricoverato in regime degli arresti domiciliari, facendo perdere le proprie tracce. 

Nel suo curriculum vanta il legame criminale con il famigerato Clan dei Marsigliesi Berenguer Bellicini e Bergamelli. Nel 1977 fu catturato in un residence sull’ Aurelia dagli uomini della Squadra Mobile di Roma, assieme ad alcuni complici. Nel 1980 Fausto Pellegrinetti, unitamente al suo gruppo del Tufello, ebbe un incontro presso un ristorante di Trastevere con Danilo Abbruciati, Edoardo Toscano ed Antonio Mancini appartenenti al gruppo denominato “Banda della Magliana”. Il gruppo del Tufello aveva condiviso con l’Abbruciati l’esperienza delle ‘batterie’ ed erano stati con lui imputati di rapine e sequestri di persona, continua la Questura di Roma.

Nel corso dell’incontro, il gruppo della Magliana sondo’ le intenzioni dei vecchi malavitosi del Tufello cercando di impadronirsi del controllo del traffico degli stupefacenti. Il gruppo non condivise tale proposta ma istituirono un legame sulle attivita’ del toto nero, ai sequestri di persona, alle rapine ed alle estorsioni. Nel medesimo incontro si parlo’ di attentare alla vita del Giudice Imposimato. (estratto dalla sentenza Banda della Magliana dalle dichiarazioni rese da Mancini Antonio detto Accattone). Nel 1992 da un’indagine della Dea e dello Sco, le autorita’ italiane, seguendo il flusso del denaro tra Nord America, Europa e Colombia, arrivano a Fausto Pellegrinetti, romano, che viveva in latitanza a via Roccaraso a Roma. Pellegrinetti si era rimodulato da efferato rapinatore in trafficante di stupefacenti e, successivamente in riciclatore di denaro. 

La svolta arriva in occasione dell’ultimo ”Pick Up” ovvero l’ultimo prelievo di denaro sporco, quando Pellegrinetti finisce in manette a Roma e viene sequestrato un milione e mezzo di dollari in contanti. (1996-98) – ‘operazione Malocchio” – A capo dell’organizzazione risulta un triumvirato di vecchi criminali Ferraresi Primo e D’Alessandri Giuseppe e Pellegrinetti Fausto che dalla zona di Malaga, dove vivevano in clandestinita’, gestivano due business separati solo in apparenza: l’import-export della cocaina e il riciclaggio. Sulla capitale si riversava periodicamente, un vero e proprio oceano di cocaina: 5000 mila chili smerciati sul mercato romano e la cifra astronomica di 55 milioni di dollari Usa riciclata in un ventaglio di attivita’ diversificate. Fausto Pellegrinetti era a “Capo dell’Organizzazione”, con il ruolo di leader indiscusso e di regista di tutte le strategie espresse, in cio’ collaborato da Ferraresi Primo, sia nel campo del narcotraffico che in quello del riciclaggio, attraverso gli associati, continua la Questura di Roma.
La simbiosi tra le due componenti, la prima ad altissima caratura criminale e la seconda di riconosciuta professionalita’ imprenditoriale, evidenziava l’estrema pericolosita’ sociale del sodalizio, scaturente anche dai solidi legami intrattenuti con famigerate consorterie delinquenziali calabresi (famiglia Barbaro-Papalia) e campane (clan Senese), e dalle ingenti disponibilita’ finanziarie dimostrate dall’organizzazione capeggiata dal Pellegrinetti. Infatti, mediante l’immissione sul mercato d’ingenti capitali provento di traffici illeciti, quindi privi di costi, l’organizzazione ha prodotto effetti discorsivi dell’economia legale in alcuni settori commerciali particolarmente sensibili giungendo, in taluni casi, ad alterare i prezzi di mercato dei prodotti commercializzati dalle societa’ del gruppo (metalli e frutta), nonche’ ad inserirsi in settori ad “altissimo rischio” quale quello ludico, nello specifico le “slot machine”. Il suo braccio destro, un palermitano con ottime conoscenze in America Latina, era Lillo Rosario Lauricella con il quale nel 1997 ricicla 16 miliardi delle vecchie lire comprando ed installando in Brasile migliaia di slot machine. Lauricella, dopo avere collaborato con la giustizia, venne ucciso a Caracas nel 2002, con difficoltoso riconoscimento stante le sue numerose plastiche effettuate al volto, conclude la Questura di Roma.

6 Marzo 2018
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