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Roma. Arriva Graart, il Grande Raccordo Anulare rinasce con 10 opere

 ROMA – “Dove voi vedete un muro grigio, noi vediamo un panorama urbano”. Da Lucamaleonte a MauPal, da Camilla Falsini a Veks Van Hillik, sono dieci gli urban artist italiani e internazionali a realizzare altrettante opere sui sottopassi e le rampe del Grande raccordo anulare. E’ ‘GraArt’, il progetto promosso dall’Anas, patrocinato dal ministero dei Beni culturali e ideato da David Daviu’ Vecchiato, fondatore del Museo di Urban art di Roma. Ogni opera richiama il mito della Citta’ eterna e racconta storie provenienti dai territori intorno al Gra, costruendo un tour che a ogni tappa “sovrappone vicende della Roma antica con quelle della Roma moderna”. Il tutto, con il doppio obiettivo di riqualificare le infrastrutture e le periferie e di valorizzare l’arte contemporanea.



Perche’ “e’ nelle periferie che si vincono le sfide del futuro- ha detto il ministro Dario Franceschini- ed e’ li’ che si puo’ davvero fare una grande operazione di valorizzazione dell’arte e dell’architettura contemporanea”. Così, le rampe e i sottopassi del Grande raccordo anulare rivivranno grazie alla street art, “passando da non-luoghi a luoghi che ritrovano la loro identità”. Una sorta di “museo di arte contemporanea a cielo aperto”, tanto che si pensa già a un percorso turistico ad hoc attraverso i dieci murales che raccontano la Roma delle origini in un intreccio con il contemporaneo che diventerà la chiave per “far riavvicinare i cittadini ai loro territori”.

Ecco allora la storia di Enea illustrata da Daviù Vecchiato a Mezzocamino, “scelta perché in fondo Enea è un profugo che fonda la stirpe da cui nasce Roma”, oppure le foglie di Bosso, la pianta che dà il nome all’area di Boccea e che nell’opera di Lucamaleonte, a Casal del Marmo, fa da sfondo al suo martirio di Rufina e Seconda avvenuto, secondo la tradizione, proprio in questa zone. E ancora, l’obelisco-nasone firmato da MauPal che torna al ritratto di un Pontefice dopo quello dedicato a Papa Francesco a Borgo Pio, amato da tutti ma cancellato in tempi record. Stavolta è Sisto V a essere evocato da MauPal in via Pietro Rosano, alla Romanina. “Lui ha riattivato l’acquedotto, ma è anche il Papa che ha fatto spostare gli obelischi principali”. E se da un lato l’obelisco-nasone con due bocche serve tanta acqua per un’unica grande caraffa, dall’altro escono pochissime gocce per tanti bicchieri vuoti. “E’ la mia denuncia sociale”, ha raccontato l’artista.

La manutenzione delle opere sarà gestita dall’Anas, che con ‘GraArt’ punta a “valorizzare i suoi itinerari per raccontare i territori. Si tratta di un’operazione di recupero con un investimento in cultura importante- ha detto il presidente Gianni Vittorio Armani- E’ un punto di partenza che segna una bella collaborazione tra cultura e infrastrutture, tanto che l’idea è di replicare l’esperimento anche in altre parti d’Italia”. Intanto, tutte le opere che coloreranno il Gra, dal Torrino Mezzocamino a Tor Vergata, passando per La Rustica, Trionfale e Ottavia, avranno una targa e un Qr code da cui si accede al sito www.graart.it che dà informazioni sulle storie dei murales e sugli autori.

“E’ una gran bella cosa- ha detto infine il ministro Franceschini- che mette insieme in modo intelligente e innovativo molti dei temi che abbiamo affrontato in questi tre anni: l’impegno per la riqualificazione delle periferie, l’attenzione verso l’arte contemporanea e il coinvolgimento delle imprese. Come il secolo scorso è stato quello in cui l’Italia ha vinto la battaglia per la tutela dei Centri storici- ha detto ancora- questo è il secolo delle periferie, perché sono il luogo in cui si vincono le grandi sfide del futuro e in cui si può davvero fare una grande operazione sull’arte e l’architettura contemporanee”.

06 marzo 2017

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