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L’odissea dei minori non accompagnati, in un mese ne sono sbarcati 521

minori non accompagnati“Dopo un lungo viaggio con i trafficanti, attraverso Etiopia e Sudan, sono arrivato in Libia dove sono stato fermato e rinchiuso. Mi hanno detto: ‘Benvenuto all’inferno’. Ci picchiavano ogni giorno, per un mese. Mia madre dalla Somalia ha dovuto pagare un riscatto, poi sono stato venduto ai trafficanti che gestiscono gli imbarchi, così ho pagato di nuovo per salire sui barconi”. Questa è la testimonianza di Ismail, 16 anni. Ma molti, come lui, raccontano di essere stati sfruttati e abusati dai trafficanti, ammanettati e picchiati nei centri di detenzione in Libia, con la richiesta di un riscatto per poter essere liberati.

Sono senz’altro loro, i minori non accompagnati, il volto più vulnerabile tra i 7.882 migranti arrivati sulle coste del Mediterraneo tra gennaio e febbraio 2015. Che, giunti soli in Italia dopo lunghi viaggi, hanno corso il rischio di morire. ‘Save the Children’ nei giorni scorsi ha deciso di raccogliere le loro terribili testimonianze nel centro di prima accoglienza di Lampedusa. E oggi le ha diffuse in tutto il mondo per dare voce a quei minori che chiedono un’opportunità di futuro all’Italia e all’Europa.

L’organizzazione, intanto, fa sapere che “tra il 1 gennaio e il 28 febbraio 2015 sono arrivati via mare 240 bambini insieme ad almeno un familiare, ma quelli appena più grandi, che hanno affrontato da soli un terribile viaggio iniziato nei loro paesi di origine, sono la maggioranza, 521. Hanno una età tra i 9 e i 17 anni, in maggioranza maschi, ma ci sono anche ragazze. Sono originari principalmente di paesi come il Gambia (135), la Somalia (129), l’Eritrea (117), o altri paesi dell’Africa sub-sahariana e occidentale, ma anche Siria e Palestina. Sono fuggiti da conflitti, dittature, fame, violenze, dall’assenza totale di una possibilità di futuro. Per molti il viaggio è stato terribile, hanno sofferto fame o disidratazione, sono stati rapiti, venduti, ricattati, picchiati, torturati o violentati, prima e dopo l’arrivo in Libia, ultima tappa del loro percorso”.

Secondo Valerio Neri, direttore generale di ‘Save the Children’ Italia, l’Europa “deve dare finalmente una risposta comune alle migliaia di persone costrette a fuggire da situazioni di emergenza estrema come il conflitto in Siria, che dura ormai da 4 anni, e la situazione sempre più grave in Libia, a partire da un’adeguata capacità di ricerca e salvataggio in mare, per evitare che ci siano altre vittime come negli ultimi naufragi”. L’Italia, dal canto suo, non  sta facendo abbastanza per accogliere e proteggere i minori soli non accompagnati sopravissuti ai naufragi e gli altri arrivati in Italia. “Ci sono più di 700 minori non accompagnati bloccati da settimane o mesi in condizioni non adeguate- sottolinea Neri- nelle strutture di prima accoglienza dove dovrebbero invece stare per il tempo stretto necessario al trasferimento nelle comunità per minori”.

06 marzo 2015

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