Il caso di Denis Cavatassi condannato in Thailandia, la famiglia: “Lo torturano”. Manconi: “Stato faccia il possibile”

ROMA – “Occorre una forte attenzione mediatica perché Denis sta subendo torture, sta subendo trattamenti inumani e degradanti”. Lo spiega Alessandra Ballerini, avvocato tra le maggiori esperte in Italia di diritti umani, che sta seguendo la vicenda di Denis Cavatassi, l’imprenditore di Tortoreto, arrestato nel marzo 2011 con l’accusa di essere il mandante dell’omicidio del suo socio d’affari, Luciano Butti, in Thailandia e condannato lo scorso gennaio alla pena capitale anche in appello nonostante si sia sempre proclamato innocente.

Cavatassi ora è in attesa della pronuncia definitiva della Corte Suprema. “Ci hanno detto che la sentenza potrebbe arrivare entro i termini minimi di tre mesi- spiega l’avvocato- fino a un massimo di due anni. Un arco temporale davvero troppo ampio viste le condizioni in cui si trova Denis. E’ stato rinchiuso nel carcere thailandese anche con altre 100 persone, per un un mese e mezzo ha avuto i ceppi ai piedi ed è attualmente in attesa dell’ultimo grado di giudizio e quindi della Suprema Corte. Nel frattempo cercheremo di fare una pressione sia politica che mediatica perché quantomeno le condizioni di detenzione migliorino nella speranza che la Corte suprema ribalti la decisione degli altri due gradi di giudizio. Speriamo che la Corte decida in tempi ragionevoli perché ogni giorno che passa per Denis è un giorno di tortura.

Nel caso ciò non dovesse avvenire chiediamo che venga applicato un accordo sottoscritto tra l’Italia e la Thailandia nell’84 e che quindi Denis possa venire in Italia a scontare la pena”.

Luigi Manconi senatore Pd e presidente della Commissione Diritti umani del Senato spiega che il riferimento è “a una convenzione internazionale alla quale l’Italia ha aderito da tempo e che prevede che il detenuto italiano condannato in un Paese che ha sottoscritto quel trattato possa, una volta esaurito l’iter giudiziario nel Paese dove è stato condannato, scontare la pena in Italia con la Thailandia. Denis Cavatassi potrebbe quindi esigere di scontare la pena nel nostro Paese in condizioni che comunque sarebbero infinitamente migliori di quelle che attualmente sta vivendo in Thailandia”.

Romina e Adriano Cavatassi, sorella e fratello dell’imprenditore di Tortoreto, ribadiscono che in Thailandia Denis in carcere è sottoposto a torture. La sorella racconta di essere andata a trovarlo il 3 gennaio scorso assieme alla moglie e alla figlia. “E’ stato straziante- racconta- ma ha ridato forza a Denis. L’incontro però è avvenuto attraverso un vetro, parlavamo come su Skype”.

MANCONI: DENIS CAVATASSI VA TUTELATO, ITALIA FACCIA PRESSIONE

Il governo deve dimostrarsi vigile e attento. E’ in gioco la stessa categoria di sovranità del Paese, la sua capacità di garantire adeguata tutela a un suo cittadino inerme di fronte a una macchina della giustizia che si è macchiata di iniquità, di drammatici errori, di violazioni dei diritti fondamentali. Lo scorso dicembre ho presentato un’interrogazione urgente sul caso, oggi l’ho riproposta”. Lo annuncia Luigi Manconi, presidente della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani, nel corso di una conferenza stampa al Senato per accendere i riflettori sul caso di Denis Cavatassi

“La mia richiesta- spiega Manconi – è indirizzata al nostro governo in particolare al ministero degli Esteri e alla diplomazia italiana perché vigilino con la massima attenzione, con il più rigoroso scrupolo, sulla vita e sull’incolumità di Denis Cavatassi i cui diritti processuali sono stati costantemente violati e le cui condizioni di detenzione sono una reiterata violazione degli standard di tutela delle garanzie della persona. L’iniziativa di oggi- continua il senatore Pd- così come le interrogazioni e le pressioni sulla diplomazia italiana hanno come unico fine di ottenere che le nostre autorità facciano sentire in tutti i modi possibili l’interesse del nostro Paese, soprattutto all’estero, alla tutela dei diritti e della incolumità di Denis Cavatassi. Il nostro Stato è in grado di far sentire la pressione politica? La diplomazia deve essere capace di far sentire molto concretamente che la vita di Cavatassi sta a a cuore al nostro paese”.

Quanto alle indagini e all’attività di istruttoria condotta dalle autorità tailandesi che hanno portato alla condanna dell’imprenditore di Tortoreto, Manconi osserva: “Dai verbali e dai documenti che abbiamo a disposizione risulta in maniera inequivocabile semplicemente che la verità non è stata cercata e non state fatte assolutamente indagini adeguate”.

6 febbraio 2018
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