Nicaragua, la denuncia di un attivista: “È stato di Polizia”

Parla uno dei leader del movimento degli studenti universitari, che ad aprile sono scesi in piazza per chiedere le dimissioni di Ortega: "Tutti i giorni arresti arbitrari, ogni dissenso è messo a tacere"

ROMA – “In Nicaragua vige uno Stato di polizia. Tutte le istituzioni che garantiscono i diritti umani, civili, politici e umani sono state distrutte dal presidente Daniel Ortega e da sua moglie, la vicepresidente Rosario Murillo. Studenti universitari, leader sociali, esponenti dell’opposizione, difensori dei diritti umani e giornalisti vengono criminalizzati, catturati e processati, ed è una strategia per mettere a tacere le voci di dissenso”. La denuncia all’agenzia ‘Dire’ Xavier – il nome è di fantasia – uno dei leader del movimento degli studenti universitari, che ad aprile sono scesi in piazza con i campesinos e le opposizioni per chiedere le dimissioni di Ortega e nuove elezioni.

Agli scontri di piazza sono seguiti veri e propri atti di repressione testimoniati da diversi media locali, con oltre 400 vittime e vari appelli al dialogo da parte della comunità internazionale. Di qualche giorno fa la notizia che il ministro degli Esteri Denis Moncada ha attaccato Luis Almagro, segretario generale dell’Organizzazione degli Stati americani. Secondo Moncada, Almagro avrebbe agito in modo “illegale” quando ha chiesto al suo governo il rispetto della Carta democratica in Nicaragua. “Almagro dice cose assurde” ha detto il capo della diplomazia all’emittente ‘TeleSur’. “La Carta Democratica serve a rafforzare i processi democratici, a partire dalla Costituzione. Non autorizza il sostegno dei gruppi di golpisti”.

“Ogni giorno arresti arbitrari, ci perseguitano”

Il governo definisce ‘golpisti’ le forze democratiche” dice Xavier, “e compie ogni giorno arresti arbitrari per porre fine a ogni opposizione. Ogni organizzazione, come i movimenti nati dal 19 aprile (giorno in cui sono iniziate le manifestazioni, ndr) è stata smantellata, e hanno chiuso gli spazi di confronto pacifico. Molti dei miei compagni sono stati arrestati. Ci perseguitano, saccheggiano le nostre case e a volte arrestano anche i nostri familiari. Non sappiamo se domani toccherà a uno di noi”.

Secondo il rappresentante degli universitari, le scelte del governo Ortega hanno causato quattro conseguenze: “L’isolamento del Nicaragua dalla comunità internazionale, il rischio di possibili sanzioni, la frattura col settore privato, non disposto a raggiungere un accordo economico per risolvere la crisi se prima non si arriva a uno politico, e infine il declino economico che riguarderà tutti“.

Gli Stati Uniti stanno facendo pressioni: “Col Nica Act Washington ha promesso sanzioni e la sospensione dei prestiti da parte delle istituzioni finanziarie internazionali. Questo potrebbe spingere Ortega a negoziare la sua uscita”. E tutto, lamenta ancora lo studente, avviene a fronte di scarsa unità tra i vari partiti di opposizione e i movimenti della società civile, in un momento in cui “più che mai serve coesione per raggiungere una posizione di forza che costringa Ortega e Murillo a dialogare con noi”.

Voi vi considerate un movimento di destra o di sinistra? “Ci definiscono ‘sandinisti’ e di sinistra, ma queste categorie non funzionano più”, risponde Xavier. “Molti ci classificano il movimento ‘bianco e blu’, per distinguerci dalla fazione Ortega-Murillo. Ma di fatto siamo tutti sulla stessa barca: chiediamo giustizia e democrazia“.

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6 Gennaio 2019
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