La storia di Valentina e di “obiettori che non sono medici”

L'intervista al padre Salvatore Milluzzo

ROMA – “La sacca e’ nella vagina, per i due feti non c’e’ speranza. Sentendo battere i cuoricini non possiamo intervenire”. Disse cosi’ il medico ginecologo al padre di Valentina Milluzzo, la sera del 5 ottobre 2016, all’ospedale Cannizzaro di Catania, quando sua figlia inizio’ a star male con nausea, febbre, dolori. Intervistato dalla Dire per il notiziario DireDonne, Salvatore Milluzzo, si domanda “perche’ non sia stato proposto l’aborto terapeutico per salvare la vita della figlia. Perche’ non sia stata diagnosticata in tempo la sepsi in corso che ha portato, dopo ore di sofferenza, allo shock fatale, perche’ utilizzare l’ossitocina per l’espulsione del secondo feto su una donna con i valori che aveva Valentina in quelle ore”.

Tutto questo oggi e’ affidato alla giustizia e ai tribunali e “il 2 luglio- sottolinea il signor Salvatore- dovrebbe cominciare la causa. Le indagini sono concluse e la giudice ha rinviato a giudizio per omicidio colposo plurimo 7 medici del reparto di ginecologia e ostetricia dell’ospedale Cannizzaro, compreso il professor Scollo, il primario”.

La vicenda inizia il 29 settembre 2016 con il ricovero di Valentina per una dilatazione dell’utero, riscontrata dal suo ginecologo curante durante la visita di controllo. Il 5 ottobre Valentina inizia a star male, come riportato in cartella clinica, e riceve un antipiretico. “Gia’ quel giorno- precisa Salvatore Milluzzo- i due feti, alla 17ma settimana, non hanno piu’ speranze. E’ quello il momento in cui il primo medico obiettore lo dice”. E ricorda: “Valentina ha febbre, grida di continuo, chiede di essere sedata, liberata. 

Chiede aiuto continuamente a tutti. Quando entra in ospedale- chiarisce il papa’- sta bene ed entra per tenere i suoi bambini, vista la dilatazione dell’utero da controllare. Rimane ricoverata 17 giorni. Contrae in ospedale la sepsi che non viene riconosciuta in tempo, ne’combattuta con i giusti antibiotici”. La Procura infatti ha rinviato i medici a giudizio per non aver dato antibiotici giusti, per non aver prelevato campioni da esaminare, per non aver rimosso la fonte dell’infezione (placenta e liquido amniotico)e per non aver dato sangue nella sala parto.

“Ma il cuoricino batte e io sono un obiettore, non posso intervenire”. Ricorda quella frase- il papa’ di Valentina- “ripetuta ancora una volta da un altro dottore, tale Di Stefano, davanti ad altre persone, tra cui mia moglie e mio genero” e ricorda anche il seguito: “Speriamo che possa espellerli spontaneamente, perche’ io sono obiettore e non posso intervenire”. “Valentina viene ignorata per ore e ore” e i familiari chiedono l’intervento di un medico. “Viene visitata da tale dottor Filippello e continua a soffrire, a collassare e ad un certo punto mi chiese- ricorda Salvatore:’Ma in ospedale si puo’ soffrire cosi’?’. “Il Filippello sparisce- racconta il papa’ di Valentina- e l’abbandona in quello stato di gravita’”. “Alle 19 del 15 ottobre- continua il racconto di Salvatore- la madre trova Valentina collassata, temperatura a 34, pressione a 50/70. Viene schiaffeggiata e un infermiere le mette l’ossigeno.

La situazione in quel reparto, nei giorni in cui Valentina moriva e’ di 13 obiettori su 13 medici. Parassiti alle spalle della medicina- li definisce Salvatore alla Dire- gentaglia che deve sparire dagli ospedali pubblici”. E aggiunge- “con la sepsi in corso era in pericolo la vita di Valentina. Perche’ non e’ stato proposto l’aborto terapeutico se per i due feti non c’erano piu’ speranze? E’ notizia di questi giorni che un medico obiettore che si e’ rifiutato di praticare un aborto terapeutico a Giuliano, in Campania, e’ stato licenziato in tronco. Sono prima medici, o no? Persino il papa dice di salvare la vita della madre”.

Le ultime ore di Valentina, dalle 23 del 15 ottobre alle prime ore dell’alba del 16, sono quelle in cui i familiari non riescono piu’ a capire cosa stia accadendo alla loro figlia in sala parto.“Abbiamo chiesto di vedere il primo feto, quello della bambina, espulso spontaneamente da Valentina alle 23 del 15 ottobre. E lo abbiamo visto. Ed e’ in questa sede che davanti a tutti il medico obiettore, Di Stefano, ha detto di non poter fare nulla e di non poter intervenire per la sua obiezione. Il feto della bambina era molto scuro. Poi, dopo altre ore di strazio, abbiamo sentito un grido assurdo, terribile: era il secondo feto espulso sempre da Valentina: il maschietto. Poi il nulla e il silenzio e ci e’ stato proibito di vedere il secondo feto”. Valentina dalla sala parto viene trasportata in rianimazione. “Sulla barella- ricorda il papa’- l’ho toccata ed era fredda.
Aveva i cerotti sulle palpebre degli occhi. Io credo fosse gia’ morta. Voglio ricordare- aggiunge Salvatore- che e’ sparito un tampone, arrivato in lettera anonima al nostro avvocato. Chiameremo tutti a testimoniare”.

Valentina era sposata da 2 anni e desiderava molto diventare mamma. “Era rimasta subito incinta con la FIVET- ricorda Salvatore- e senza troppe cure particolari”. Un maschio e una femminuccia: il sesso scoperto proprio il giorno in cui iniziava il calvario. “Forte, determinata, preparatissima” cosi la ricorda suo padre che si indigna per quanti parlano sempre della fecondazione all’origine di questa storia, come a voler insinuare che ci fossero problemi altri. Il problema e’ nato nei giorni del ricovero al Cannizzaro, quando “Valentina e’ stata abbandonata da tutti, anche dal suo ginecologo curante che non l’ha piu’ seguita. In 17 giorni ha fatto solo 2 ecografie”. La famiglia di Valentina e suo marito, Francesco Castro, sono stretti in un’alleanza per la verita’. “Non ci fermeremo. Non vogliamo soldi, come ha ribadito mia moglie, ma assicurarci che questi medici non facciano piu’ i medici e non ammazzino altre Valentine. Arriva Natale e in casa nostra non c’e’ niente, nessun albero. Arriva Natale e noi andremo al cimitero a portare fiori alla nostra Valentina. Noi siamo credenti e per questo ci siamo rivolti alla giustizia terrena e dobbiamo avere fiducia. Quegli obiettori li’, non sono medici”.

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5 Dicembre 2018
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