Roma festeggia i 30 anni del parco dell’Appia Antica

ROMA – Un nuovo piano di gestione e 1.213 ettari in più di territorio protetto. Forte dei due importanti obiettivi raggiunti tra luglio e ottobre del 2018, il Parco Regionale dell’Appia Antica chiama i cittadini romani e del Lazio ad unirsi ai festeggiamenti per il trentennale di uno dei luoghi simbolo della speciale armonia tra natura e archeologia che contraddistingue la capitale.

La festa, che si terrà nel polmone verde del quadrante di Roma sud i prossimi 10 e 11 novembre (dalle 11 al tramonto), è stata organizzata dalla Regione Lazio, in collaborazione con il parco dell’Appia, e presentata stamattina all’ex Cartiera Latina dal suo presidente Mario Tozzi, assieme al direttore Alma Rossi, al presidente della commissione Agricoltura e Ambiente del consiglio regionale del Lazio Valerio Novelli, all’assessore allo Sviluppo Economico della Regione Lazio Gian Paolo Manzella, e alla direttrice del Parco archeologico dell’Appia Antica Rita Paris.

Da piazza Numa Pompilio al museo delle Mura, dal museo della Torretta ai musei e alla Spelunca Magna della catacomba di Pretestato. E ancora la casa del parco, il casale ex mulino, la valle della Caffarella, Tor Fiscale e l’Acquedotto Felice, l’Acquedotto del Mandrione e l’area degli acquedotti di via Lemonia, la tenuta di Tormarancia, la fattoria di Fiorano, il giardino romano, la chiesa di Sant’Urbano alla Caffarella, il Casale della Vaccareccia fino al Divino Amore e a Santa Maria delle Mole. Gli scorci più caratteristici del parco saranno animati da una festa diffusa fatta di visite guidate, aperture straordinarie, concerti, letture di poesie, ciclotour, passeggiate, danze popolari, laboratori, mercati, spettacoli teatrali e ricostruzioni storiche, con iniziative per adulti e bambini che all’ex Cartiera Latina proseguiranno anche fino alle 22.

Oltre 30 le associazioni coinvolte in iniziative a basso impatto ambientale, attente al territorio e alle produzioni tipiche biologiche delle aziende – con Natura in Campo e food truck di qualità – ma anche al sociale, con il coinvolgimento di Economia Carceraria e Semi di Libertà onlus, il birrificio Vale la pena dei detenuti di Rebibbia e le magliette della festa prodotte nel carcere di Torino.

Oggetto di tutela a 360 gradi, il Parco dell’Appia Antica potrà avvalersi di due strumenti di pianificazione regionale: il Piano del Parco per la tutela ambientale e urbanistica; e il Piano Territoriale per la tutela paesaggistica e culturale, cui vanno aggiunti i vincoli statali per i beni archeologici e storici. Strumenti normativi che gettano le basi per una nuova fase progettuale sull’area verde.

Si tratta di un nuovo inizio per noi che cominciamo la festa per i trent’anni del parco- spiega all’agenzia di stampa Dire Mario Tozzi-. È un parco che finalmente ha un piano, cosa che non accade frequentemente nei parchi regionali e nazionali italiani, e, soprattutto, ha conquistato addirittura nuovi terreni alla tutela e alla conservazione, cosa unica nel panorama dei parchi italiani”. E nelle linee guida del piano sono diversi gli obiettivi da perseguire. Tra questi: ricostruire l’unità territoriale e paesaggistica del parco e ricomporre un sistema unitario che consenta una visione e una fruizione continua del territorio; ampliare i confini e riconnettere aree ad alto valore ambientale e culturale, creando un sistema di continuità territoriale con il centro storico di Roma; favorire la rinaturazione delle aree agricole.

E ancora: sviluppare un’agricoltura multifunzionale di qualità e a basso impatto ambientale; cambiare i criteri di mobilità delle aree interessate dal traffico di attraversamento e realizzare opere che permettano la sola circolazione residenziale e turistica; garantire le condizioni per nuove fasi di ricerca archeologica, costruendo una fruizione controllata con la partecipazione dei cittadini. Altro traguardo raggiunto è l’allargamento del perimetro del parco, con un +36% di territorio protetto, che, passa dai 2.500 ettari previsti dal piano regolatore di Roma del 1965 ai 4.600 attuali.

 

Secondo la direttrice del parco Alma Rossi “non è solo un ampliamento, ma sono due importanti connessioni. Una con il centro storico di Roma. Abbiamo varcato le mura aureliane– spiega alla Dire Rossi- siamo quasi al cuore della città per significare che l’Appia, i fori sono un sistema unico che parte dal centro della città. L’altro- aggiunge- è il grande ampliamento nella zona sud, verso i Castelli, altra importante connessione, perchè i parchi funzionano anche dal punto di vista ecologico se sono in rete”. Proprio nell’area a sud di Roma sono “comprese delle aree residuali di quello che è ancora oggi il paesaggio della campagna romana”.

Risultati importanti per un’area dall’immenso valore naturale e culturale, che è stata negli anni oggetto degli appetiti delle grandi speculazioni edilizie denunciate da Antonio Cederna dalle colonne de ‘Il Mondo’ e che oggi vive una rinascita, anche grazie alle sinergie sviluppate in città. Come quella con un gruppo di archeologi dell’università Roma Tre che, con il progetto Appia Primo Miglio nato nel 2017 nell’ambito del Prin 2015 ‘Archeologia al futuro. Teoria e prassi dell’archeologia pubblica’ sta elaborando strategie e strumenti di divulgazione dal basso per raccontare il paesaggio complesso e stratificato del tratto urbano compreso tra l’attuale piazzale di porta Capena e il fiume Almone (il primo miglio della via Appia) e partecipa ai festeggiamenti per il trentennale.

Un progetto, coordinato dal professor Daniele Manacorda, cominciato con una fase di sperimentazione sul campo in cui sono stati selezionati tre tipi di pubblico, tra cui studenti di scuole elementari e superiori, al quale proporre attività di visite guidate animate da personaggi storici. “Dopo un anno di sperimentazioni, il progetto è cresciuto e sta guadagnando notorietà presso il grande pubblico- spiega all’agenzia Dire l’archeologa Valeria Di Cola, che partecipa ad ‘Appia Primo Miglio’-. Abbiamo instaurato un proficuo rapporto di collaborazione e confronto con la soprintendenza statale, la sovrintendenza capitolina e l’associazione di quartiere ‘Progetto Celio’.

L’ampliamento fino all’edicola di piazzale Numa Pompilio costituisce una bella novità, certamente foriera di progetti condivisi, essendo nel cuore del primo miglio della via Appia e dunque delle ricerche, in continua evoluzione, del gruppo Appia Primo Miglio”. Mai però abbassare la guardia, secondo Rita Paris, che denuncia: “Alcune cose sono state fatte, ma sono rimaste come congelate, isolate. Abbiamo restaurato e scavato- spiega- da Cecilia Metella alla Villa dei Quintili, abbiamo comprato Capo di Bove, Santa Maria Nova, stiamo facendo l’atto per comprare Sant’Urbano, ma tutti questi paradisi non sono messi a sistema”. Per questo la direttrice del Parco Archeologico integrato nell’area verde lancia l’idea di un patto per l’Appia che coinvolga tre o quattro soggetti, tra cui il Mibac e il Comune di Roma, per ridare all’Appia quello che la città le ha tolto nel tempo.

“Il 90% del nostro tempo lo passiamo a svolgere un lavoro nascosto contro le nuove cubature e i condoni, il Comune ci deve essere e deve capirlo- spiega nel corso della conferenza stampa Paris-. Non bisogna più usare l’Appia per fare annunci o passerelle, prendiamoci questi 30 anni per tirare le fila di quello che è stato fatto, facendo noi persone quello che le istituzioni non sono riuscite a fare”.

5 novembre 2018
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