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Elezioni Usa, lo sport secondo Clinton e Trump

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ROMA – È partita la lunga maratona per scoprire chi, tra Hillary Clinton e Donald Trump, sarà il prossimo presidente degli Stati Uniti. Ma per i cittadini a stelle e strisce l’Election Day, al di là dell’importanza per le conseguenze politiche, sociali ed economiche che avrà sulla più grande democrazia del mondo, è anche e soprattutto un evento mediatico da seguire al pari di una finale dell’NBA o del Superbowl. In attesa di conoscere il volto del 45esimo erede di George Washington, la testata online di informazione sportiva ‘SuperNews’ ha fatto un salto indietro per raccontare 10 cose, forse poco conosciute, del rapporto tra lo sport e i due candidati che guideranno i destini degli Usa per i prossimi 8 anni.

IL SOCCER E HILLARY CLINTON, TRA EMAIL-GATE ED EMANCIPAZIONE FEMMINILE

Hillary Diane Rodham Clinton, first lady d’America dal 1993 al 2001, Senatrice per lo Stato di New York dal 2001 al 2009 e Segretario di Stato dal 2009 al 2013, non è esattamente quella che si può definire una ‘donna di sport’: di lei non si registrano infatti grandi esplosioni di tifo o vicinanze con il mondo degli sportivi. Eppure con il calcio, nel tempo, si sono registrati alcuni punti di contatto.

sport_usa1) I CLINTON DIVISI DA UN PALLONE. Il rapporto fra Hillary Clinton e il soccer sembra abbastanza solido e soprattutto di lungo periodo, sebbene il calcio negli Stati Uniti non sia ancora uno sport nazionale al pari del football americano o del basket. E negli archivi di Pinterest è memorizzata una prova fotografica del fatto che Hillary non disdegni affatto il pallone. Come ricorda il tormentone della seguitissima serie televisiva ‘The Goldebergs’, “era il 4 novembre 1980, o giù di lì”, quando un giovane governatore dell’Arkansas dal nome Bill Clinton e la sua consorte Hillary furono immortalati in una inusuale foto: Bill è in piedi con un pallone da calcio in mano, mentre Hillary è distesa in terra a metà fra lo stanco e l’annoiato. Chi avrà vinto la sfida?

2) L’EMANCIPAZIONE FEMMINILE PASSA ANCHE PER IL CALCIO. Nell’estate del 2011, in occasione dei mondiali di calcio femminile in Germania, l’allora Segretario di Stato Usa Hillary Clinton si espose con forza e convinzione in favore del soccer praticato dalle donne. Il calcio femminile negli States, d’altronde, è più diffuso di quello maschile, grazie anche agli ottimi risultati del Team Usa, attualmente campione in carica, tre volte vincitrice della competizione (su 7 edizioni), nonché finalista proprio nell’edizione del 2011. In quel caso, intervenendo all’evento di presentazione delle competizione, Hillary definì il soccer femminile un modo per sviluppare “l’empowerment delle donne e, come sosteneva Benjamin Franklin, un modo per superare le barriere”. La Clinton in quel contesto sottolineò anche come il Titolo IX (la legge contro la discriminazione sessuale del 1972), avesse avuto un impatto decisivo anche nello sviluppo dello sport femminile: “Mi ha costretto a praticare sport di tutti i tipi, non molto bene in verità- disse- quindi non ho illusioni su quello che il titolo IX potrebbe significare per me”.

3) POLITICA DI RIGORE. Nel febbraio 2016, in occasione delle Primarie Democratiche che la videro sfidarsi contro il candidato Bernie Sanders, la Clinton si rese protagonista di un curioso video in cui s’improvvisò portiere di soccer in occasione di un incontro organizzato dall’elettorato ispanico in Nevada. Il piazzamento dell’avvocato di Chicago lasciò a desiderare, ma l’ex First Lady venne graziata dal piccolo rigorista che non centrò la porta. Ma tutto fa campagna elettorale e ogni stratagemma è buono per ottenere un voto in più: secondo alcuni, dunque, Hillary si ricordò del soccer probabilmente per ingraziarsi una parte dell’elettorato, quello dei latinos.

sport_usa24) WOLVESGATE. In quest’ultima campagna elettorale, di recente, c’è stato un colpo di scena legato al nuovo ‘scandalo email’ di Hillary Clinton, per molti montato ad arte dal direttore dell’FBI James Comey per favorire Trump. La Clinton era stata già accusata, nel marzo 2015, di avere utilizzato, durante il suo periodo da Segretario di Stato, un dominio personale per inviare messaggi di posta elettronica anche istituzionali e non, come da prassi, un dominio governativo. Secondo quanto riportato dal sito ‘JudicialWatch.com’, in una delle email sotto accusa si fa cenno al fatto che la società calcistica Wolverhampton, in una tournee offseason negli States, abbia avuto difficoltà ad ottenere il visto per far accedere negli Usa l’attaccante Sylvan Ebanks-Blake, precedentemente accusato di rissa in un night-club. Sempre secondo l’accusa, la Clinton si sarebbe prodigata personalmente, dal suo account email privato, per sbloccare questo intoppo ‘burocratico’ che ostacolava l’ingresso negli Stati Uniti dell’attuale punta dello Shrewsbury Town, che aveva trascinato con i suoi 23 gol i Wolves alla promozione in Premier League nella stagione 2008/09.

sport_usa55) UN ALTRO ‘SCANDALO CALCISTICO’ PER HILLARY CLINTON. Anche lo staff della Clinton, sempre di recente, non è stato esente da qualche potenziale ‘scandalo’. Siamo a fine luglio e si sta per tenere la Convention Democratica che avrebbe poi eletto Hillary candidata alla Casa Bianca, quando la Clinton e Obama presentano il banner e lo slogan della campagna: un suggestivo e accattivante ‘Stronger Together’ (‘Insieme siamo più forti’). Gli osservatori più attenti notano che il motto ricorda molto da vicino ‘Together Stronger’, slogan con cui la Nazionale di calcio del Galles si è presentata agli Europei di Calcio di Francia 2016. Il dubbio è che i creativi della Clinton abbiano attinto a piene mani dalla campagna di comunicazione della Federazione gallese per la loro prima (e fortunata) partecipazione alla massima competizione europea per Nazionali. Chi ha copiato chi? L’FBI aprirà un’altra indagine per fare luce su questa vicenda?

DONALD TRUMP, TRA FIASCHI IMPRENDITORIALI E SCOMMESSE SULLA SUA CAPIGLIATURA

Donald John Trump, imprenditore, figlio del miliardario Fred Trump, laureato in Economia e Finanza presso la Wharton School of Business dell’Università della Pennsylvania, è un personaggio pittoresco e dal linguaggio non propriamente ricercatissimo. Il candidato repubblicano alla Casa Bianca ha avuto interessi, economici e non, anche nello sport.

sport_usa36) IL FIASCO DI DONALD TRUMP NEL FOOTBALL AMERICANO. Un interessante articolo del ‘New York Times’ a firma di Joe Nocera, tradotto poi dalla ‘Gazzetta dello Sport’, ha raccontato la pessima avventura imprenditoriale di Donald Trump nel mondo del Football Americano. Nel 1984 l’allora 38enne Donald prese la decisione di differenziare il proprio business acquistando i New Jersey Generals, una franchigia facente parte della USFL, lega istituita nel 1983 con l’intento di coprire il vuoto lasciato dall’NFL durante la primavera. Trump, con la sua consueta e straripante verve, convinse gli altri presidenti a spostare le date delle partite dalla prima parte della stagione all’autunno, facendo entrare la USFL in diretta concorrenza con la più ricca e prestigiosa NFL. La scelta, ovviamente, fu un suicidio che segnò la fine della Spring League. La United States Football League intentò una causa contro la NFL per violazione delle severe leggi americane antitrust, ma il processo per monopolio si concluse con una vittoria legale effimera: degli 1,8 miliardi di dollari richiesti dalla lega parallela a titolo di risarcimento, la USFL ottenne solamente 3 dollari. Il fallimento della lega fu dichiarato nel luglio 1986.

sport_usa47) DONALD SCOMMETTE LA SUA CAPIGLIATURA IN UN INCONTRO DI WRESTLING. Donald Trump è appassionato di wrestling da lungo tempo ed è molto amico del proprietario della WWE (World Wrestling Entertainment) Vince McMahon. Ha ospitato due edizioni di WrestleMania al Trump Plaza e ha partecipato a qualche show in veste di ospite. C’è da segnalare che nel 2007 è stato addirittura impegnato per qualche tempo in un ‘feud’ (con questa parola, nel gergo del wrestling, si indica una situazione creata a tavolino per mettere in scena una rivalità tra due o più wrestler) con lo stesso Vince McMahon, culminato in un match a WrestleMania 23. Allo scontro non presero direttamente parte né McMahon né Trump, bensì due atleti scelti come loro rappresentanti, Bobby Lashley per Trump e Umaga per McMahon: a vincere la così ribattezzata ‘Battle of Billionaires’ fu Lashley in rappresentanza di Donald Trump. Il match fu definito anche ‘Hair vs Hair’ poiché il perdente avrebbe dovuto tagliarsi a zero la chioma, e infatti McMahon si ritrovò senza capelli. Ad arbitrare la contesa fu Stone Cold Steve Austin. Il 25 febbraio 2013 il sito ufficiale della WWE ha ufficializzato l’ingresso di Trump nella WWE Hall of Fame.

8) TRUMP SORTEGGIA LA COPPA DI LEGA INGLESE. Donald Trump è un personaggio piuttosto bizzarro, la cui prorompente personalità, a volte sopra le righe, non può sfuggire ai più sobri inglesi. La Football Association inglese invitò nel 1992 l’allora 46enne imprenditore americano per il sorteggio dei quarti di finale della Coppa di Lega, la terza competizione inglese che allora prendeva il nome di Rumbelows Cup. Nel video Trump, proverbiale gaffeur, cade vittima di una serie di errori e di gaffe tanto che il ‘Mirror, giornale che ha ripescato l’episodio, chiede ai propri lettori se hanno visto la più surreale clip sul calcio della storia. Per la cronaca, il trofeo fu vinto dal Manchester United di Alex Ferguson, che battè in finale per 1-0 il Nottingham Forest di Brian Clough, rete di McLair al 14°. In campo alcuni personaggi che hanno fatto la storia del calcio: Schmeichel padre, Paul Ince, Ryan Giggs, Mark Hughes, Teddy Sheringham, Roy Keane e Scot Gemmill.

9) GLI ACQUISTI-BUFALA DI DONALD TRUMP. Gli interessi imprenditoriali di Trump hanno riguardato, forse non troppo seriamente, anche il mondo del calcio. Nell’agosto del 2015 il ‘New York Post’ ha rivelato la clamorosa intenzione del magnate di New York di acquistare la polisportiva di Buenos Aires, cui fa capo il San Lorenzo de Almagro. Trump avrebbe effettuato l’acquisto del club, di cui è tifosissimo Papa Francesco, in tandem con Alessandro Proto, un business-man italiano soprannominato ‘Dottor Bufala’. Finirà come il tentativo di acquisto della squadra colombiana Atletico Nacional nel 2013, in realtà mai avvenuto.

10) L’ARGENTINA CALCISTICA IRONIZZA SU TRUMP. Le posizioni sull’immigrazione di Donald Trump sono piuttosto nette e lasciano poco spazio ai compromessi, con la proposta del candidato repubblicano di costruire un muro al confine tra Usa e Messico. Nel maggio 2016 Trump, ormai candidato dei Repubblicani alle elezioni presidenziali, si scaglia contro gli immigrati provenienti dal Centro e Sudamerica, cercando di raccogliere consensi parlando alla pancia profonda dell’elettorato statunitense: “These are total killers, we need to build a wall”, cioè “Questi sono assassini, abbiamo bisogno di costruire un muro”. Le reazioni dalla parte politicamente avversa non si sono fatte attendere, ma il canale televisivo sportivo argentino TyC Sports.com ha colto l’occasione per confezionare uno spot che pubblicizza la partecipazione della Nazionale argentina alla Coppa America 2016 negli Stati Uniti. Migliaia di persone provenienti da sud varcano i confini statunitensi per andare in giro per le città degli Stati Uniti e la mancanza di protezioni, con la necessità di difendersi: il retorico discorso di Trump diventa la narrazione parlante dello spot, che mostra immagini dell’invasione, pacifica, dei tifosi dell’Argentina e la forza dello straripante attacco dell’Albiceleste con Messi e compagni, difficile da arginare. Questo ‘geniale’ modo di ironizzare su una delicata questione è diventato virale, con il video che ha superato il milione di visualizzazioni.

di Carlotta Di Santo, giornalista professionista

5 novembre 2016
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