Mozione anti-aborto Verona, le donne del Pd: “Amministrazione retrograda”

ROMA – L’amministrazione della città di Verona è “retrograda” e “incapace di mettere in pratica il rispetto dei diritti delle donne”. Dopo l’attacco del segretario regionale veneto del Partito democratico, è la volta delle donne democratiche del Veneto, che si scagliano contro la mozione approvata ieri in tarda serata dal consiglio comunale di Verona, che impegna l’amministrazione a stanziare somme a favore dei centri anti aborto e ha proclamato Verona “città per la vita”. Secondo le dem “siamo di fronte ad una regressione al medioevo“, e la mozione contiene una serie di inesattezze sulla legge 194. In primo luogo, “non è vero che questa legge favorisce l’aborto al fine della limitazione delle nascite”, poi, “non è vero che il calo degli aborti è legato alla pillola del giorno dopo bensì all’aumento dei medici obiettori, che si avvicina al 90% in alcune Regioni e in Veneto è al 77%”, ed infine “non è vero che con la Ru486 è cresciuta la cultura dello scarto” e “già questa definizione è un insulto alla dignità di tutte le donne e mette in primo piano la misoginia maschile nell’affrontare questo tema”. Ci sono poi altri aspetti da sottolineare, continuano le dem. Ovvero che “il rapporto del Guttmacher Institute di marzo 2018” evidenzia che “le proibizioni hanno l’effetto di aumentare il rischio di aborto non sicuro”, e che “il consiglio d’Europa ha in due casi sentenziato che i problemi delle autorità italiane per assicurare l’accesso alle donne ai servizi per l’interruzione di gravidanza viola gli obblighi italiani espressi nella Carta sociale europea di garantire i diritti alla salute e alla non discriminazione”. Resta poi da capire la posizione della capogruppo Pd in consiglio comunale, Carla Padovani, che genera “amarezza e stupore”, concludono le democratiche venete.

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5 ottobre 2018
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