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DIRE - LE OPINIONI

Una campagna elettorale senza programmi?

Paolo Pombeni per www.mentepolitica.it


Siamo da tempo di fatto in campagna elettorale e quel che assolutamente manca sono i programmi. Almeno se alla parola vogliamo dare un significato pieno, non accontentandoci di considerare programmi quelli che sono generici libri dei sogni o promesse/premesse di tipo banalmente ideologico. In questo caso qualche soggetto, a cominciare dai Cinque Stelle può pretendere di averne già uno, ma vari non ce l’hanno neppure a prendere per buone quelle accezioni di cui sopra.

Ciò di cui si discute sono leggi elettorali, con relative possibili manipolazioni dei voti, e coalizioni verso cui spingere dosando il bastone del “altrimenti non andrete mai al governo” con la carota del “se vi coalizzate vi premiamo anche”. Poi c’è qualche rodomontata tipo Di Maio che minaccia i sindacati di riformali lui quando andrà al governo, oppure le solite tiritere su chi è davvero di destra o di sinistra, chi è populista e chi no, chi è capace di cogliere al volo le domande della sua “gente” e chi invece si limita a frequentare le proprie cerchie ristrette, quale che sia il nome che vogliamo dare loro.

Eppure il paese ha più che bisogno di programmi seri attorno a cui coagulare, anche dialetticamente, l’opinione pubblica. Non che manchino coloro che più o meno ai margini ne elaborano di interessanti: sarebbero anche lì bell’e pronti basterebbe che qualche partito battesse un colpo e si accorgesse della loro esistenza.

Ci è capitato di recente di leggere un progetto elaborato da una commissione regolarmente istituita dal governo Renzi e poi confermata da quello Gentiloni. Si intitola “Casa Italia”, è regolarmente disponibile per tutti sul sito della Presidenza del Consiglio, riguarda un tema che interessa tutti, perché affronta il problema di come prevenire i rischi delle calamità naturali, dai terremoti ai disastri idrogeologici. E’ un documento cospicuo (200 pagine), molto ben articolato e sorprendentemente rivoluzionario.

Infatti non si basa sulla solita proposta di fantasmagorici interventi straordinari, di soluzioni miracolistiche sul presupposto che bisogna inventare cose nuovissime, ma sul riconoscimento che non solo gli strumenti di intervento ci sarebbero, ma che per renderli operativi bisogna puntare a rendere efficace quella che si chiamerebbe “la ordinaria amministrazione”. Si tratta di coordinare i poteri, motivare le varie componenti dell’amministrazione e persino, udite, udite, di tenere conto che per avere la cooperazione dei cittadini bisogna agire con realismo e comprensione verso le situazioni di degrado o di mala progettazione che si sono accumulate non tanto nei decenni passati (quando si è spesso consapevolmente abusato), ma nei secoli (quando certe consapevolezze proprio non c’erano), visto che siamo un paese con una lunga storia alle spalle che ha inciso in molti modi sul territorio italiano.

E’ un eccellente esempio di cosa sarebbe seriamente da infilare in un programma elettorale che voglia veramente occuparsi del futuro del paese. Per di più di un programma elaborato con senso delle cose, senza i soliti invasamenti da libri dei sogni. Aggiungiamoci anche che è per una causa di cui i cittadini possono benissimo cogliere l’importanza, perché cosa incomba sul nostro paese in materia di catastrofi naturali si è visto anche troppo chiaramente negli ultimi anni.

Pensiamo che per quanto “Casa Italia” sia un inaspettato prodotto di qualità notevole è possibile che nei vari cassetti di ministeri ed enti pubblici ne siano seppelliti altri che sarebbe interessante riesumare (teniamo conto che anche “Casa Italia” al momento giace lì). Certo questo modo di affrontare i problemi non piace ai Catoni in servizio permanente effettivo e a tutte le specie di “denunciatori” da cui siamo afflitti. Però ci permettiamo sommessamente di far notare che se questo genere di personaggi fanno magari audience sui media, non è detto che i cittadini siano tutti così sprovveduti da non preferire un forte linguaggio di realtà quando si affrontano i molti problemi che affliggono la vita di questo paese.

I partiti sono in grado di cogliere questa domanda che non riesce ad articolarsi compiutamente ma che sale dal paese e che è la vera radice della crescente disaffezione per la partecipazione elettorale? Ad oggi non sembrerebbe. E’ vero che Gentiloni ha conquistato un buon livello di consenso presso l’opinione pubblica assieme ad alcuni dei suoi ministri più capaci proprio per uno stile di governo poco propenso alle retoriche roboanti, ma i partiti pensano che ciò sia non un indice di virtù, ma il segno di una debolezza di cui è consapevole per cui non può permettersi di prendere posizioni forti.

Ci permettiamo di dubitare che sia realmente così. A parte le cerchie ristrette di coloro che si identificano nelle bagarre politiche in cui sono impegnati non solo i partiti, ma i clan e le tribù che li animano, la gente non sembra proprio appassionarsi per queste diatribe. Alla fine quello che più di tutti ha fiutato questo vento è il vecchio Berlusconi che continua a dire che proporrà una nuova classe di governo fatta di gente che “ha lavorato”. Però ormai il suo è un pulpito da cui non riesce a fare prediche credibili e la sua classe politica non è qualitativamente diversa dalle altre.

Vedremo se l’avvicinarsi della scadenza elettorale porterà consiglio almeno nelle comunicazioni dei vari leader politici. Ad oggi i segnali in questa direzione sono scarsi.

05 ottobre 2017

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