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Muore dopo lo sciopero della fame il leader indipendentista sardo Doddore Meloni

CAGLIARI – È morto questa settimana all’ospedale Santissima Trinità di Cagliari, dopo un lungo sciopero della fame e della sete iniziato circa 50 giorni fa, Doddore Meloni, il leader indipendentista del movimento Malu Entu. Meloni, 74 anni, era stato arrestato lo scorso 28 aprile per reati fiscali. Dichiaratosi prigioniero politico, in carcere aveva iniziato la protesta rifiutando il cibo e l’acqua, fino al ricovero in ospedale lo scorso 13 giugno in gravi condizioni.

Molte le reazioni della politica sarda, che già nelle scorse settimane aveva espresso solidarietà per le condizioni sempre più critiche di Meloni. “Sono scosso dalla notizia della morte di Doddore, dal suo sacrificio estremo”, commenta il segretario regionale del Partito dei sardi Frannciscu Sedda, mentre il deputato di Cd Roberto Capelli parla di “vergogna di Stato”. Per il senatore di Campo progressista Luciano Uras, “muore una personalità controversa dell’indipendentismo sardo. La notizia rattrista e sento il dovere di rappresentare ai familiari e ai compagni della lotta di sempre la mia sentita partecipazione al loro dolore”.

PIRAS: “IGNORATI APPELLI DI AMICI E AVVOCATI, E’ MORTA LA PIETA'”

Per i Riformatori è Michele Cossa a parlare: “Dolore per la scomparsa di Doddore Meloni. Un dolore reso ancora più profondo per il modo disumano in cui si sono comportate le istituzioni“, mentre il deputato di Mdp Michele Piras si scaglia contro “quegli organi dello Stato che lo hanno lasciato morire in carcere. Una rabbia immensa, perché si sono colpevolmente sottovalutate le condizioni di salute di un uomo di 74 anni, perché si sono ignorati gli appelli di amici, familiari, avvocati e perché è morta la pietà”. Infine il pensiero di Maria Grazia Caligaris, presidente dell’associazione Socialismo diritti riforme: “La morte di Meloni suscita dolore, sgomento e rammarico ma soprattutto fa riflettere. Il ricovero in ospedale, disposto una settimana fa dal coordinatore sanitario della casa circondariale di Cagliari-Uta, aveva fatto ritenere che le condizioni di salute potessero evolvere in senso positivo. Così pareva. Così purtroppo non è stato. Il lungo digiuno e la scarsa acqua assunta in questi mesi hanno fatto la differenza”.

di Andrea Piana, giornalista professionista

05 luglio 2017

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