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Migranti, Airbnb e Comune Milano lanciano ‘Welcome refugees’ a casa mia/FOTO e VIDEO

MILANO – Un patto per l’accoglienza che parte da Milano. Airbnb, società leader mondiale nel settore dell’ospitalità, ha presentato oggi a Palazzo Marino il portale Open homes rifugiati, (rintracciabile sul sito airbnb.it/welcome) che grazie alla collaborazione con l’amministrazione meneghina, la Comunità di Sant’Egidio e Refugees welcome Italia, renderà più semplice per i milanesi aprire le porte della propria casa e accogliere temporaneamente migranti e sfollati. “Un segnale molto bello che va ben oltre Milano perché Airbnb è un colosso del turismo nel mondo”, ha detto l’assessore comunale alle Politiche sociali Pierfrancesco Majorino. “Un contributo alla nostra città che sarà utile- ha aggiunto- e mi piace sottolineare di questa iniziativa il significato internazionale e anche quello europeo, nel momento in cui ci sono quelli che mettono i blindati ai confini ci sono cittadini del mondo che aprono le loro case“.

Chiunque desideri condividere i propri spazi con persone in difficoltà potrà candidarsi all’indirizzo airbnb.it/welcome/refugees. Gli host Airbnb già attivi potranno in pochi clic mettere a disposizione il proprio annuncio a costo zero, mentre tutti gli altri verranno guidati nella creazione di un profilo. Il nuovo servizio metterà in contatto gli host Airbnb disponibili a offrire a titolo gratuito una sistemazione temporanea a rifugiati e migranti con Refugees welcome Italia Onlus e la Comunità di Sant’Egidio, due associazioni riconosciute che operano nel campo dell’accoglienza.


ECCO L’IDENTIKIT DEI MIGRANTI CHE POSSONO TROVARE ALLOGGIO

Il responsabile dell’accoglienza della Comunità di Sant’Egidio Stefano Pasta offre l’identikit dell’immigrato che può usufruire del servizio: “Sono persone che Sant’Egidio ha conosciuto e ha intercettato nei servizi di scuola di italiano e di vicinanza ai profughi attivi in città, persone che hanno un documento regolare e che hanno fatto già un pezzetto di accoglienza in uno dei centri ma non sono ancora pronti all’autonomia completa“, ha spiegato. Persone che “hanno bisogno di una soluzione per alcuni mesi– ha aggiunto Pasta- per vivere da un lato l’integrazione che sicuramente un nucleo famigliare garantisce, e dall’altro usufruire del tempo necessario per continuare percorso di autonomia che stanno svolgendo”.

NEL MONDO GIA’ 6.000 HOST HANNO ADERITO AL PROGRAMMA, IN ITALIA UN CENTINAIO

Airbnb si è impegnata a ospitare 100.000 persone al mondo nei prossimi 5 anni, mentre ad oggi sono 6.000 nel mondo i membri della comunità che hanno deciso di aderire al programma, mentre in Italia sono già oltre un centinaio. “È facile sentirsi impotenti di fronte alle grandi sfide globali come quella dei rifugiati- ha dichiarato il co-fondatore di Arbnb Joe Gebbia- ma ci sono azioni che chiunque di noi può fare e che possono fare la differenza, come il semplice atto di aprire la porta della propria casa per poche notti può cambiare la vita a una persona che ha dovuto lasciarsi tutto alle spalle”.


L’HOST CHE HA GIA’ APERTO LA PORTA: “ERA LA CAMERA DI MIO FIGLIO, LUI CONTENTO”

Avevo “già aperto la mia casa come homesharing, che io trovo arricchente per chi ospita e chi viene ospitato e si conoscono persone”. Poi “Vivo da sola. Mio figlio lavora a Londra e si è liberato uno spazio, anzi l’altro giorno l’ho avvisato (il figlio, ndr) su Whatsapp e mi ha detto subito che per lui era una bella cosa”. Sono le parole di Lucia Chessa, 65enne milanese residente a Porta Romana che ha aderito all’iniziativa promossa dal Comune di Milano e Airbnb per mettere a disposizione abitazioni e famiglie in grado di accogliere temporaneamente i rifugiati. “È un tipo di mentalità che chi è abituato a viaggiare e a non soggiornare negli alberghi ha in maniera spontanea”, ha spiegato la signora Chessa, che ha messo a disposizione una camera con bagno privato.

di Nicola Mente, giornalista

05 luglio 2017

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