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La Balena Bianca non molla: Alfano, De Mita e l’orgoglio Dc

ROMA – L’orgoglio Dc avvicina Ciriaco De Mita e Angelino Alfano. L’ex segretario dello scudo crociato riunisce al palazzo Santa Chiara i protagonisti del popolarismo divisi dalla diaspora democristiana: sul palco oltre a De Mita e al ministro degli Esteri, anche Giuseppe De Mita, Gianpiero D’Alia, Lorenzo Dellai, Marco Follini.

In platea tra gli altri Cirino Pomicino, Sergio Pizzolante, Fabrizio Cicchitto. De Mita senior rivolge un interrogativo che dovrebbe essere chiaro ai suoi interlocutori: “Ditemi per ora se e’ quasi vero, perche’ poi se sara’ vero, vedremo di continuare”.

L’antefatto e’ una lettura critica dei 20 anni di seconda Repubblica alla luce della superiore storia democristiana precedente.

“Proprio l’epoca dell’alternanza- spiega De Mita- ha dimostrato che il governo dei Democristiani, che erano ladri e ignoranti, ha fatto crescere il Paese, che non e’ mai cresciuto tanto come allora, e che in futuro non e’ cresciuto piu’, ed anzi quando e’ andata bene, si e’ fermato”. Berlusconi, “uno che vuol fare la rivoluzione dopo aver governato 30 anni”, non e’ credibile.

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Anche se “siccome e’ bravo, sta preparando due maggioranze, una di qua e una di la’“. Ma non e’ credibile neppure ‘l’enfant prodige’ Matteo Renzi, il quale crede “che governare sia esporre le statistiche. Ma governare non e’ contare, e’ pensiero che si traduce in azione, diceva De Gasperi. E a lui il pensiero manca”.

Semmai, il politico che che oggi puo’ fregiarsi di un riferimento coi vecchi governanti Dc, e’ Gentiloni, “che pur non essendo mai stato democristiano” si trova in una condizione che lo avvicina a quei tempi. In ogni caso, spiega l’anziano leader, si avverte l’assenza di “una forza aggregatrice” capace di “un pensiero lungo, piu’ che di un desiderio lungo”.

Gli interlocutori non sembrano tutti altrettanto entusiasti.

Per Marco Follini si tratta ora di fare “un lavoro prepolitico, culturale, controcorrente” per creare uno spazio che al momento non c’e’, come registrano i sondaggi.

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Il coordinatore dei Centristi per l’Europa Gianpiero D’Alia sottolinea che c’e’ “un’emergenza democratica, sono saltati tutti i sistemi di rappresentanza tradizionale. La democrazia non puo’ essere solo tecnica di governo e la politica non deve essere un bene di consumo”. Da questo punto di vista “il proporzionale amplia la partecipazione”, ma devono esserci i partiti, “perche’ le coalizioni sono finite e vengono tenute in piedi per ragioni di fiction”.

Lorenzo Dellai, di Democrazia Solidale, e’ invece il piu’ deciso a mantenere un ancoraggio nel campo del centrosinistra. Anche se, a differenza dell’amico Tabacci non ha ancora deciso se in direzione Renzi o Pisapia.

“Nel momento in cui la sinistra si divide- spiega- dovrebbe essere proprio il centro popolare a sfidarla. Dobbiamo continuare a tenere aperto questo discorso”.

Chi invece e’ decisamente convinto che sia venuto il tempo di creare un grande Centro e’ De Mita junior. “Non dobbiamo disertare, non assecondiamo le nostre debolezze. Ci rendiamo conto che uno come Monti, che si e’ dimostrato inadeguato sotto il profilo umano e politico, e che aveva governato con misure draconiane, ha preso il 10 per cento?”, chiede.

Angelino Alfano raccoglie le parole di Giuseppe De Mita e le sottoscrive dalla prima all’ultima. “Bisogna ripartire da dove ci eravamo lasciati. Torniamo alla Cattolica, all’Alma Mater. Dobbiamo ripartire dalla centralita’ della persona, dal ceto medio, dall’economia di mercato corretta“, spiega il ministro degli Esteri.

E il lavoro va fatto con una certa urgenza. “Siamo in presenza- osserva- di una leadership della sinistra italiana che postula la sparizione del centro. Un leader che non vuole alleanze e non vuole un centro autonomo. Questa e’ la realta’. Per me e’ gia’ questo un buon motivo per realizzarli. Come dice il Vangelo di Matteo, “‘occorre passare per una porta stretta’. Ma se la attraversiamo e’ la porta giusta”.

Tocca al grande vecchio De Mita tirare le somme. Senza forzare: “Noi non ci stiamo preparando a dar vita a una nuova formazione. Stiamo delineando semmai un passaggio salvifico”, spiega sul filo dell’ironia. Chi recuperera’ la grande tradizione democristiana “svolgera’ un lavoro enorme non solo per una parte ma per la democrazia rappresentativa nel paese”.

Il riferimento e’ Aldo Moro, che “con una rappresentanza dell’8 per cento, governo’ la Dc, cambio’ 3 equilibri politici in venti anni, e’ porto’ l’Italia a essere grande”.

La lezione, se c’e’, e’ che “in politica la posizione piu’ intelligente e’ l’umilta’. De Gasperi ha fatto la rivoluzione con il proporzionale. Ma ha inventato la piu’ grande istituzione della democrazia: la coalizione. A noi non e’ richiesto che non vergognarci piu’ di essere democristiani. Non mi sembra un grande sforzo”.

di Alfonso Raimo, giornalista professionista

05 luglio 2017

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