Regeni, il blogger di piazza Tahir: “Siamo tutti Giulio”

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ROMA – “Nel 2010 la frase più famosa in Egitto è stata ‘Siamo tutti Khaled Said’, nel 2016 e negli anni a venire speriamo che lo slogan diventi ‘siamo tutti Giulio Regeni‘”. Così Abdelrahman Al-Mansour, l’attivista egiziano tra gli amministratori della pagina Facebook che, denunciando le torture e l’uccisione subita dal giovane Khaled Said da parte della polizia egiziana, catalizzò il malcontento e contribuì ad innescare la protesta di Piazza Tahrir, sfociata poi nella caduta del governo di Mubarak. Intervenuto oggi in una conferenza stampa a Montecitorio organizzata dall’Arci nell’ambito della campagna promossa da Amnesty International, ‘Verità per Giulio Regeni’, Al Mansour ha esordito esprimendo la sua vicinanza alla famiglia del ricercatore torturato e ucciso al Cairo ormai più di cinque mesi fa oltre che per le vittime dell’attentato a Dacca e di tutti gli attentati terroristici. A detta dello stesso Mansour, a uccidere Giulio è statoil regime oppressivo che governa il Paese“.

egitto_Abdelrahman_2“E’ in corso una vera e propria guerra contro la gioventù egiziana– ha dichiarato Al-Mansour ai cronisti- attualmente sono circa 40.000 i giovani in carcere nel paese e solo 11.877 di questi hanno a carico dei processi. Nel febbraio scorso lo stesso Al-Sisi ha detto che è vero che nelle carceri egiziane ci sono degli innocenti”. “Esercitare più pressioni per indagini più serie e trasparenti” è l’appello dello studente e attivista alla comunità internazionale, che alle istituzioni italiane chiede di “bloccare le forniture di armi e software di spionaggio, forse gli stessi che hanno intercettato le chiamate di Giulio”. Dopo la presa del potere da parte dei militari e del generale Al-Sisi, Abdelrahman si è trasferito negli Usa, dove studia comunicazione all’Università dell’Illinois. “L’Italia sta facendo un lavoro eccezionale- ha concluso- siamo sulla buona strada”.

5 Luglio 2016
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