Lazio

A Casal Bernocchi trovati resti impero, archeologi e fedeli hanno lavorato insieme

cb7ROMA – Dovevano essere i lavori per costruire una chiesa ortodossa, sono diventati una scoperta archeologica di tutto rispetto. A Casal Bernocchi, sull’Ostiense, tornano alla luce un mausoleo del I secolo dopo Cristo, un complesso termale con pavimenti a mosaico e una necropoli ben conservata. Occasione di scavo, la realizzazione della chiesa ortodossa dell’Ingresso del Signore in Gerusalemme, voluta e finanziata dalla comunita’ romena della Capitale, che ha giocato un ruolo attivo anche nelle operazioni di scavo, prestando manodopera volontaria, ma anche mezzi di scavo. Così, la tutela degli antichi reperti si e’ trasformata in un “fattore di aggregazione e conoscenza reciproca”, tanto che i resti del Mausoleo – se si trovassero le risorse – potrebbero essere inglobati e valorizzati all’interno di una struttura adiacente alla chiesa. Al contrario, la mancanza di fondi aggiuntivi portera’ a ricoprire tutte le altre strutture, la cui presenza pero’ potrebbe essere raccontata da pannelli illustrativi.

LA STORIA – Tutto e’ partito con l’acquisto dell’area verde da parte della comunita’, con l’obiettivo di costruire una chiesa ortodossa. “Nel X Municipio la comunita’ romena conta circa 1.500 persone”, spiega Padre Gheorghe durante la presentazione dei reperti insieme al soprintendente Francesco Prosperetti. Una volta pronto, il
progetto della chiesa e’ stato presentato alla Soprintendenza. “Sapevamo che in quest’area potevano essere presenti dei resti romani”, spiega Renato Sebastiani, archeologo della Soprintendenza speciale di Roma tra aprile e luglio 2015. E infatti, a poco a poco gli esperti hanno trovato i resti di un intero borgo rurale romano che copre un periodo compreso tra il I e il V secolo dopo Cristo “di complessa stratificazione e interpretazione, ma in buono stato di conservazione”.

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Dalla scoperta, la necessita’ di rivedere il progetto iniziale della chiesa, che adesso verra’ costruita con dimensioni ridotte rispetto all’originale e, forse, conterra’ anche i resti del Mausoleo. “Alla fine la compatibilita’ e’ stata trovata con la scelta di lasciare libera una porzione di suolo maggiore rispetto al progetto originario- racconta Prosperetti- In questa fase, le strutture non potranno che essere reinterrate, perche’ non ci sono ne’ fondi ne’ il contesto per la valorizzazione resti”. Ma non e’ detta l’ultima parola, perche’ e’ lo stesso soprintendente a spiegare che “se si dovessero trovare dei fondi aggiuntivi, il Mausoleo potrebbe essere inserito all’interno di una costruzione di pertinenza della chiesa”. In ogni caso, gli scavi “sono serviti ad arricchire la conoscenza archeologica dell’area”.

cb6LA CONDIVISIONE DEGLI SCAVI – Come vuole la legge, le indagini preventive devono essere finanziate dal privato proprietario dell’area, in questo caso la comunita’ romena. Sono loro che hanno finanziato i lavori di ritrovamento: “Per noi e’ stata una grossa prova di sacrificio economico- dice padre Gheorghe- ma la volontà del Signore ci ha fatto scoprire un tesoro che per la chiesa non potrà che essere importante nel tempo”. Tant’e’, per aiutare gli archeologi lo stesso parroco si e’ tolto la tonaca e ha partecipato agli scavi. Con lui, tanti suoi connazionali. “Venivano qui venti persone al giorno- dice- e tutte avevano gia’ esperienze in altri scavi. Lavoravano su base volontaria, perche’ tenevano alla costruzione della loro chiesa”. E forse adesso riceveranno anche un riconoscimento, “un diploma” che possa attestare la loro esperienza. “E’ stato un lavoro collettivo e corale- tengono a dire Sebastiani e Alessandro D’Alessio, l’archeologo della soprintendenza responsabile dello scavo- cosa che regala un elemento in piu’: questo luogo si configura come spazio di aggregazione in cui la Storia si lega al paesaggio e alla societa’ attuale”. Per la conclusione dei lavori della chiesa, ottenuto il nulla osta della Soprintendenza, “speriamo di ricevere il via libera dal Comune entro il prossimo Natale”, dice padre Gheorghe.

LA ‘VISITA’ DI CASAPOUND – Nei mesi dei lavori, il cantiere ha visto anche l’arrivo di alcuni esponenti di Casapound. “Chiedevano che cosa stesse succedendo qui- raccontano i protagonisti- ma non certo per i ritrovamenti archeologici”.

L’IMPRONTA DI UN GIOVANE ROMANO – Scoperta nella scoperta, durante i lavori di scavo, sotto una lapide e’ venuta fuori anche l’impronta di un piede nudo, “appartenente probabilmente a un giovane romano che stava lavorando a una sepoltura”, racconta padre Gheorghe. Un piede scalzo che “fa capire quanto poveri fossero”, ipotizza il sacerdote. E in effetti, “questa era una comunita’ modesta, ma non poverissima”, aggiunge Renato Sebastiani, archeologo della Soprintendenza. “Queste sorprese hanno un grande potere evocativo- spiega- perche’ possiamo immaginare meglio questo antico romano”.

IL MAUSOLEODue le fasi costruttive del mausoleo spiegate dall’archeologo Antonio Manna: la piu’ antica,cb8  databile tra il I e il II secolo, e’ un ambiente rettangolare con delle nicchie contenenti spoglie di donne. Al centro del pavimento, decorato a mosaico con tessere su fondo bianco, e’ raffigurato un kantharos, una coppa da cui esce un’edera. La seconda fase del mausoleo, invece, risale probabilmente al III secolo dopo Cristo ed e’ stata costruita sopra quella piu’ antica. L’aula e’ stata ricavata con la realizzazione di un muro ad abside fatto di materiale di reimpiego e con le pareti interne intonacate di rosso.

LE TERME – Le tessere nere su fondo bianco dei mosaici che adornano i pavimenti delle terme formano cornici a doppio filare. Secondo gli archeologi, questi motivi geometrici sono tipici di fine II secolo e della prima eta’ severiana. “E’ ancora presto per dire se queste terme si riferivano a un insediamento o una villa- specifica Sebastiani- sappiamo pero’ che lungo le strade tra Roma e Ostia c’erano molti impianti produttivi per i servizi di navigazione del Tevere, e le stazioni di sosta erano molto frequenti. Queste terme potrebbero essere uno di questi luoghi di sosta”. In ogni caso, si tratta di ambienti molto ben conservati che rendono quella di Casal Bernocchi “una scoperta notevole, di tutto rispetto”. Altra chicca svelata dagli archeologi, nell’impianto termale e’ stata trovata anche una fistula, un tubo, su cui e’ inciso il nome di Claudia Tertulla, “probabilmente una liberta dell’entourage della famiglia imperiale”.

LA NECROPOLI – Da quelle in anfora a quelle a copertura piana, sono molte le forme di sepoltura rinvenute nella necropoli che occupa il settore occidentale dell’area indagata. Tuttavia, gli archeologi hanno trovato pochi elementi di corredo: un anello, bracciali, e in particolare monete che consentono di datare i resti tra il II e il III secolo. Dalle analisi antropologiche, condotte dall’esperta della Soprintendenza Paola Catalano, e’ emerso che le sepolture indicano un’eta’ compresa tra i 20 e i 40 anni e uno stile di vita modesto, tipico di una popolazione di ceto medio-basso, “anche se questa non era un’area con condizioni lavorative particolarmente usuranti”.

di Nicoletta Di Placido, giornalista professionista

5 luglio 2016
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