Musica, Valerio Jovine con #Puortamecute inno ai giovani e all’accoglienza

NAPOLI – Reggae o soul Trap poco importa, l’importante è che le canzoni abbiamo qualcosa da dire e storie importanti da raccontare. È questa la ‘filosofia’ musicale di Valerio Jovine che, con il suo ultimo singolo #Puortamecute, si lascia andare a nuove sperimentazioni vocali e melodiche fondendo i due generi musicali che gli sono più vicini. Il primo, il reggae, è il suo vero e proprio marchio di fabbrica, quello che ha portato la sua band, Jovine, a caratterizzarsi sulla scena artistica napoletana e internazionale. Un mix sapiente di note dove Napoli e Kingston si fondono annullando barriere culturali, temporali e spaziali. Il secondo, la trap, è segno di una evoluzione artistica perché, come spiega alla Dire, “questa definizione di artista reggae mi stava un po’ stretta e chiudermi nella nicchia di artista di genere è una cosa che non mi basta. Mi è sempre piaciuto fare musica e il mio orecchio si evolve ascoltando tanta, tanta musica diversa. Da qui l’apertura a questo nuovo sound anche se in maniera molto differente da quello che è il soundtrack tipicamente italiano dove si parla e si affrontano tematiche che non sono per niente vicino al mio essere Valerio Jovine”. È da queste considerazioni che nasce, quindi, il ‘reggae/trap’. Una definizione nuova che meglio inquadra il suo lavoro e dove la “musica emoziona al di là che sia in battere o in levare”.

Valerio Jovine #Puortamecute è inno ai giovani e all’accoglienza

#Puortamecute, racconta ancora Valerio Jovine, “nasce dalla solita necessità di scrivere canzoni che abbiano un senso. Il singolo nasce in un momento particolare della mia carriera, nasce dopo 8 album, nasce dopo la collaborazione coi 99 Posse, dopo la trasmissione The Voice, nasce per tornare a fare quello che ho sempre amato fare: scrivere una canzone che abbia un contenuto. Nel brano, si parla di periferie disagiate e di giovani. Ragazzi che sempre con maggior difficoltà riescono a trovare una collocazione in questa società. La musica può essere un veicolo per raccontare delle storie importanti e #Puortamecute è proprio questo: il racconto della migrazione dei popoli e il racconto dell’accoglienza. È la storia di quattro ragazzi di Napoli che si trovano a un bivio. Vivere una realtà senza scampo o andare via per dare sfogo ai propri sogni o, almeno, dare sfogo alla speranza dei propri sogni”.

Valerio Jovine: “l’Italia agli italiani” è una forma di razzismo

Per chi come Valerio Jovine ha cantato “Napulitan” ovvero l’essere “cittadìn ro’ munno ” è normale parlare del viaggio – “in tutte le sue forme perché viaggiare fa crescere le persone quando è vero l’interesse per il Paese che si visita, quando c’è l’accoglienza da prendere o da offrire” – come è normale occuparsi di temi sociali come l’integrazione. “Credo – sottolinea Jovine – che ci sia un gran bisogno di accoglienza per i popoli che fuggono via dalle guerre. La televisione sempre più spesso ci porta a pensare cose diverse da come in realtà sono, ad esempio, quando afferma che chi arriva arriva perché vuole prendere qualcosa dalla nostra terra. La migrazione dei popoli è una cosa che esiste da sempre e andare contro la migrazione dei popoli e come andare, almeno per me, contro natura”. “Quello che ho visto a Napoli – spiega l’artista – difficilmente l’ho visto in altre città. L’integrazione che vivono alcuni popoli, soprattutto gli africani, a Napoli, secondo il mio sguardo, esiste con maggior difficoltà nelle altre città. Abbiamo bisogno degli altri popoli e questa cosa Napoli l’ha capita perché gli stranieri che entrano nella nostra realtà ci possono dare uno sguardo molto più ampio sulla stessa realtà. Chiudersi a guscio e dire semplicemente “l’Italia agli italiani” è una forma di razzismo che non accetto e che ci porta indietro mentre noi vogliamo andare avanti. La musica su questo ci può aiutare tantissimo”.

Valerio Jovine quando la musica è impegno sociale

Valerio Jovine da sempre ‘mastica’ musica, politica e impegno sociale. Un mix che nella sua creatività artistica non ha confini. “Credo che viviamo tempi bui, credo che la musica in questo momento ha una grande difficoltà rispetto agli anni 90. Sono cresciuto – confessa – con i 99 Posse, che sono anche la mia famiglia (Valerio è il fratello di Massimo Jovine, fondatore e componente storico del gruppo napoletano insieme a O’ Zulu), ma anche con Africa Unite e gli Almamegretta ma potrei fare un elenco di nomi veramente enorme. La gente è stanca di sentire delle cose, soprattutto da parte dei musicisti, e vedere che poi il mondo che vive è diverso. In Tv ci sono trasmissioni che ci vorrebbero lobotomizzati e anche parte della musica è diventata senza significati. Ho sempre combattuto contro la musica ‘no sense’, quella di “sole, cuore e amore”. Ho cercato di fare canzoni impegnate anche quando parlo d’amore perché è l’amore la cosa più importante che abbiamo. È questo sentimento che ci spinge a non essere razzisti, ad avere voglia di un futuro diverso. Preferisco che di fronte a una canzone la gente possa pensare e non che l’ascolto di un brano induca a non pensare”.

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5 giugno 2018
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