Le elezioni comunali del 10 giugno

Dopo i recenti sviluppi della crisi di governo, le elezioni comunali del 10 giugno prossimo possono assumere un’importanza di gran lunga maggiore rispetto a quella che avrebbero avuto in un contesto normale. Come abbiamo detto più volte, non è agile e neppure molto appropriato comparare il voto politico con quello amministrativo, per la presenza di liste civiche, di un’offerta che alle comunali è spesso diversa e articolata rispetto a quella nazionale e per il fatto che, il 10 giugno, alcuni simboli non compariranno sulle schede di tutti i centri interessati dal rinnovo di sindaci e consigli. Il M5s, per esempio, non sarà presente a Siena e a Vicenza. Tuttavia si può fare un raffronto con le elezioni comunali precedenti, limitandoci ai venti capoluoghi di provincia che vanno al voto (Brescia, Sondrio, Treviso, Vicenza, Imperia, Massa, Pisa, Siena, Terni, Ancona, Viterbo, Teramo, Avellino, Barletta, Brindisi, Catania, Messina, Ragusa, Siracusa, Trapani, ai quali – per completare il quadro – potremmo aggiungere Udine, dove si è votato qualche settimana fa) nel quadro di una consultazione che interessa circa 800 comuni e sette milioni di italiani.

Rispetto al voto di cinque anni fa (in alcuni centri, tuttavia, il consiglio comunale uscente è stato eletto dopo il 2013) il panorama politico nazionale e locale è completamente cambiato. Allora i rapporti di forza fra le “famiglie politiche”, nei capoluoghi di provincia, erano i seguenti: Centrodestra 31,8% (di cui Lega 1,4%, FI 10,6%), Centrosinistra 42,1% (di cui Pd 19,2%), Sinistra 6,2%, Civiche 8,8%, M5S 7,6%. Alle politiche, nel 2018, il centrodestra ha guadagnato l’1,3% (con la Lega, però, salita al 13,2% contro il 14,4% di FI), il centrosinistra è sceso al 22,8% (Pd 18,9%), la sinistra si è attestata sul 5,5% e il M5s è salito al 35,7%. Alle politiche del 2018, la differenza fra il dato ottenuto nei capoluoghi al voto il prossimo 10 giugno da coalizioni e partiti e quello nazionale è stata inferiore allo 0,4% per tutti i partiti tranne Lega (comuni: -4,1%) e M5S (+3%). Del resto, com’è noto, il Carroccio è storicamente più debole nei grandi centri, mentre la presenza di molti comuni del Sud e delle Isole nel gruppo delle città alle urne sbilancia il risultato complessivo a favore dei Cinquestelle.

Tuttavia, possiamo delineare alcune caratteristiche del voto comunale del 2013 nei capoluoghi: allora, il centrosinistra ebbe un buon risultato praticamente omogeneo sul territorio nazionale (41,8% al Nord, 42,6% al Centro, 41,9% nel Sud-Isole), mentre il centrodestra andò meglio al Nord (35,4%; Lega 6,3%) e nel Sud-Isole (32,5%) che al Centro (26,5%). Il dato del M5S fu migliore al Centro (11,6%) e al Nord (8,3%) che al Sud e nelle Isole (5,7%), più o meno come quello della sinistra (Nord 6%; Centro 8,9%; Sud-Isole 5,1%), mentre le liste civiche e quelle centriste ebbero ottimi riscontri nel Mezzogiorno. Alle politiche 2018, rispetto alle scorse comunali, il centrodestra guadagnò il 5% al Nord (Lega +17,1%, FI -1%, FdI +3,4%), il 7,2% al Centro (Lega +17,2%, FI +1,2%, FdI -0,1%) ma perse il 3,7% al Sud e nelle Isole (di cui: Lega +5,3%, FI -7,7%, FdI +3,3%, liste del sindaco e centristi -20%). Il M5s, invece, si attestò al 21% al Nord, al 28,3% al Centro e al 47,7% al Sud e nelle Isole.

Il centrosinistra oscillò fra il 27,7% del Centro e il 29,3% del Nord, per crollare al 16,8% nelle regioni meridionali e insulari. Strutturalmente, quindi, dobbiamo attenderci che il centrodestra consolidi o rafforzi le sue posizioni dal Lazio in su, mentre il M5S è favorito al Sud e nelle Isole, con un centrosinistra che la scorsa volta aveva vinto nella gran parte dei comuni e che ora pare costretto a dover competere su basi di consenso sensibilmente ridotte rispetto al 2013. I fattori locali, ovviamente, conteranno moltissimo, come si accennava in precedenza. A Udine, dove si è già votato, le tendenze (rafforzamento del centrodestra, indebolimento del centrosinistra e difficoltà al Nord per il M5S) si sono effettivamente manifestate: la Lega è passata dal 3,7% delle comunali precedenti al 21,6%, il centrodestra ha guadagnato il 7,1% (+5,4% sulle politiche); il centrosinistra è sceso al 33,3% (-6,1% sulle comunali precedenti; nel complesso, però, centrosinistra e sinistra si sono attestate sul 35,8% contro il 45,7% del 2013 e il 35,3% delle politiche 2018); la lista dei Cinquestelle ha perso il 6,1% sulle comunali (il 12,9% sulle politiche).

Va detto, a proposito del M5s, che il 4 marzo 2018 aveva avuto il 21,8% contro il 24,4% delle precedenti politiche: il calo del 2,6% è meno accentuato rispetto a quello (-6,1%) delle comunali 2018, ma coerente con la tendenza che vede il Nord più verde e meno giallo e il Sud più giallo e meno verde. In sintesi, i dati da osservare con attenzione il 10 giugno saranno i rendimenti complessivi delle “famiglie politiche” (liste civiche comprese) rispetto alle precedenti comunali, per capire se le variazioni collimano con le tendenze – se non con le esatte differenze di voti – registrate fra le politiche del 2018 e quelle del 2013. Tutto ciò, in sostanza, servirà per comprendere quanto c’è di strutturale nel risultato e quanto, invece, è legato a fattori prettamente locali, territoriali e all’offerta politica (in termini di candidati e liste civiche o del sindaco) comunale. Il 4 marzo scorso, in questi capoluoghi di regione, il centrodestra fece registrare un progresso del 3,3% (sulle politiche 2013) contro il 7,9% nazionale; il centrosinistra perse il 2,4% (-3,2% nazionale); il M5s guadagnò il 9,2% (7,2% nazionale).

Se le tendenze emerse tre mesi fa fossero confermate il 10 giugno, avremmo alle comunali il centrodestra intorno al 34%, il centrosinistra al 39% e il M5s al 17%. Ma probabilmente assisteremo ad uno scenario molto diverso, con l’entrata in gioco delle liste civiche. Con una situazione generale così turbolenta, del resto, tutto è possibile.

5 giugno 2018
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