Iori: “La morte di Sacko parli alla coscienza democratica”

Soumaila Sacko è stato brutalmente assassinato da un delinquente razzista in Calabria, quella stessa dove Salvini nei mesi scorsi ha gettato barili di benzina sul fuoco. Non era un criminale, non era un ladro, era un immigrato regolare che difendeva come sindacalista i diritti di altri schiavi come lui, impiegati in condizioni inumane nei campi. Non esitiamo, infatti, a chiamare con il loro reale nome migliaia di giovani immigrati sfruttati come bestie da braccianti impuniti e senza scrupoli. Dobbiamo parlare con una sola voce e rispondere con forza a chi trova la giustificazione a questi gravi episodi nel fenomeno dell’immigrazione. Per questi governanti, infatti, la colpa è di chi cerca lavoro in Italia, esasperndo gli animi dei cittadini. E’stato così anche per quel delinquente di Traini che a Macerta ha fatto il tiro al bersaglio, sparando all’impazzata, contro dei giovani africani la cui sola colpa era quella di avere la pelle nera. Anche in quel caso la reazione è stata sempre la stessa: una indecisa e flebile stigmatizzazione del reato e una sicura colpevolizzazione di chi è ospite sgradito in Italia. Se non ci fossero stati i migranti, Traini certo non avrebbe sparato: ecco il pensiero che viene diffuso.

Da parte di questa pseudo classe dirigente che, pur di raccattare il consenso dei cittadini spaventati dai cambiamenti storici in atto, è disposta a infiammare le piazze, alimentando la rabbia, non una parola contro i nuovi schiavisti italiani. Gente che fa lavorare anime disperate sfuggite alla fame e alla guerra per due euro l’ora, venti ore al giorno, nei campi infiammati dal sole. Spesso minori stranieri non accompagnati. Noi abbiamo approvato la legge contro il caporalato. Da loro una sola parola di scusa espressa con imperdonabile ritardo.

Soumaila non stava rubando: cercava pezzi di lamiera per costruire un tetto sotto cui lui e altri schiavi avrebbero dovuto trovare un giaciglio. Tutto è accaduto nel silenzio colpevole di chi gira la testa dall’altra parte. Il governo della Repubblica tace perché, per i cittadini arrabbiati e spaventati, bisogna trovare un capro espiatorio che non ha le vesti di uno sfruttatore ma quelle di un giovane africano affamato. E’ il colpevole perfetto per proseguire nella campagna permanente di odio che legittima giorno dopo giorno il loro consenso. Perché i nuovi incendiari del “rancore xenofobo” (Pierluigi Battista) sanno bene che per i penultimi la cosa più semplice è prendersela con gli ultimi.

Alziamo la nostra voce contro la violenza razzista anche se oggi è impopolare. Esiste un Paese che rifiuta questa pericolosa deriva, che rifiuta lo schiavismo e che non è disposto a fomentare una guerra tra poveri. Si tratta di difendere i principi basilari di civiltà, umanità e coltivare i valori della democrazia.

5 giugno 2018
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»