‘La schiena va a scuola’ con Aifi Lombardia: premi e studenti in festa

MILANO – Se il mondo della scuola non fa attenzione alla schiena, costringe la schiena ad andare a scuola a spiegare la propria importanza. Questo l’obiettivo promosso e centrato da Aifi Lombardia, l’associazione di fisioterapisti lombardi, che con la seconda edizione dell’iniziativa ‘La Schiena va a Scuola’ con la collaborazione della Regione Lombardia, ha coinvolto circa 80 istituti e 1.200 bambini in incontri formativi con professionisti, al fine di sensibilizzare i più piccoli sulle ricette per la salvaguardia della propria schiena, a iniziare dalla postura in classe e dall’attenzione al peso dello zaino

“Nelle classi ho trovato molta concitazione e molto brusio, ma di quello positivo”, racconta Marco Castiglioni, fisioterapista Aifi. “I ragazzi erano interessati alla salute della schiena ma anche all’importanza di fare sport, lo sport che ti appassiona e che poi decidi di portare avanti con gli anni”, aggiunge. “Approcciarsi ai ragazzi è importante perché sono molto plasmabili“, spiega Flavio Cova, altro professionista Aifi inviato tra i giovani studenti. 

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Esperienza unica anche perché viene stimolata la fantasia dei ragazzini

“Quando si parlava dello star seduti mi hanno chiesto se si poteva stare seduti con le gambe in alto sul divano- scherza Cova- direi che è una posizione che si può anche provare ad utilizzare, forse non è ottimale per la nostra colonna e per il nostro fisico”. Accanto all’aspetto formativo, Aifi Lombardia ha affiancato un’iniziativa artistica che prevedeva un concorso tra le classi coinvolte. La gara consisteva nel realizzare cartelloni che vertessero sui temi trattati durante gli incontri. “Li ho visti molto entusiasti anche a ricercare informazioni da altre parti e su altri testi, e poi nel rispettare quelle regole che erano state consigliate, come la postura, la pratica sportiva, una dieta equilibrata”, spiega Lorena Giorgetti, insegnante della IC dell’Istituto Comprensivo Dante – Scuola Majno di Gallarate, vincitrice del primo premio. “Già da subito hanno dimostrato un interesse pazzesco verso l’attività”, aggiunge il docente di Arte e Immagine Roberto Salvà, “e la difficoltà è stata proprio quella di concentrare le idee di tutti i miei alunni su un cartellone di piccole dimensioni”. Un’esperienza che ha entusiasmato lo stesso dirigente scolastico dell’Istituto Majno, Daniele Chiffi. “Questo perché in fondo i nostri ragazzi passano a scuola tante ore e arrivano con zaini pesantissimi- racconta- quindi sapere come assumere atteggiamenti corretti è una cosa di cui la scuola si deve necessariamente interessare“. 

L’interesse, e qui sono tutti concordi, deve però poter lasciare qualcosa nel tempo, e magari allargare la platea. La fase di crescita non è soltanto questa delle medie anche per suor Iolanda Pistani, dirigente dell’Istituto Comprensivo Cardinal Ferrari di Cantù, che grazie ai ragazzi della 1A si è aggiudicato la seconda piazza. “Pensiamo sia molto utile- ammette- tanto è vero che quando ci è stata fatta la richiesta di questo progetto per le prime, qualche genitore delle classi più grandi ha chiesto che potesse essere allargata l’iniziativa. E così anche ai ragazzi di seconda è stata offerta la possibilità di un incontro col fisioterapista”. 

Della stessa idea Carla Sommaruga l’insegnante coordinatrice dell’Istituto comprensivo ‘Gerolamo Cardano’ di Madonna di Campagna, a Gallarate, che con la sua 1G ha conquistato il terzo posto. “Ripartire dalle prossime classi prime e affrontare il discorso potrebbe essere un lavoro che resta come un’eredità per gli altri”, ammette la docente. Ed è proprio il concetto del lascito quello su cui insistere maggiormente: “La grande sorpresa è stato il fatto di avere costruito e steso loro il decalogo”, confida l’insegnante di matematica del Cardinal Ferrari, Elena Rezzonico- ci tengono anche al fatto che venga rispettato. Tant’è che spesso e volentieri furbescamente chiedono all’insegnante di fare piccola pausa perché nel decalogo c’è scritto di muoversi di tanto in tanto”, ironizza. In tutto sono stati circa 80 gli elaborati sottoposti all’esame della giuria, composta dallo staff del progetto e guidata dal presidente di Aifi Lombardia, Gianluca Rossi. 

Il terzo premio consiste in chiavette Usb con il materiale del progetto, il secondo in cartellette-leggio per mantenere una posizione ergonomica durante lo studio, mentre il primo premio e’ costituito da un kit con attrezzatura tecnico-sportiva offerta dalla ditta Errea per stimolare i ragazzi all’attività motoria. Insomma, dato il successo dell’iniziativa e la voglia di rinnovarne forme e contenuti, è proprio vero che, come dice il dirigente scolastico dell’Istituto Comprensivo ‘Gerolamo Cardano’, Vito Ilacqua, “bisogna fare scuola fuori dalla scuola- dice- e questo è stato un modo diverso per acquisire quelle competenze che sicuramente in un contesto di classe, chiusi tra quattro pareti e una porta, i ragazzi non avrebbero saputo acquisire”. Ilacqua tra l’altro ha avuto modo di sperimentare gli effetti di una cattiva postura, ma anche la gioia della sana attività: “Ero giovane e mi avevano diagnosticato una leggera scoliosi, per cui dovevo fare attività sportiva”, racconta. “Mi sono dedicato dunque a pallamano prima a livello amatoriale in oratorio, fino ad arrivare in serie A”.

ROSSI (AIFI): ‘SCHIENA VA A SCUOLA’ FA CONOSCERE SALUTE AI BAMBINI

“Credo che il nostro primo interesse, ossia quello di prevenire determinate problematiche e far conoscere la salute ai bambini, sia stato raggiunto, e quella è la cosa principale”. La soddisfazione di Gianluca Rossi, presidente dei fisioterapisti lombardi, il quale traccia un bilancio del secondo anno del progetto ‘La Schiena va a Scuola’, iniziativa che consolida sempre più il mondo dei giovanissimi e Aifi Lombardia. Una manifestazione “che ha coinvolto 1.200 ragazzi e circa 80 scuole- sottolinea Rossi- portando un bilancio più che positivo”. A detta del presidente questa è stata una seconda edizione in cui “abbiamo messo più attenzione a determinati particolari che ci hanno permesso di entrare in determinate scuole dove prima non eravamo accolti”.

Un’occasione per focalizzare l’attenzione dei ragazzi su determinate disfunzioni che possono nascere proprio durante questi anni, molto delicati, disfunzioni spesso provocate da cattivi atteggiamenti. “C’è il problema della pesantezza dello zaino, ma anche quello della distanza che il bambino percorre”, precisa Rossi. “Se ad esempio si abita di fronte alla scuola può essere meno serio, ma se per andare a scuola devi prendere treno, oppure metro e fare anche 600 metri a piedi allora questo può incidere in maniera più importante”.

 

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5 Giu 2018
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